Fitoplasmosi da stolbur e legno nero
Malattia

Fitoplasmosi da stolbur e legno nero

‘Candidatus Phytoplasma solani’
In breve

Breve descrizione di Fitoplasmosi da stolbur e legno nero

La fitoplasmosi associata a ‘Candidatus Phytoplasma solani’ comprende il legno nero della vite, lo stolbur di patata e pomodoro e forme di arrossamento o deperimento in altre colture. I sintomi cambiano secondo ospite, ceppo e momento dell’infezione e possono confondersi con virus, carenze e stress. La conferma richiede un laboratorio fitopatologico e test molecolari.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFloema, foglie, germogli, fusti, infiorescenze, frutti, bacche, tuberi, radici e spighe, secondo ospite e ceppo.
Condizioni favorevoliPresenza di ortiche, convolvoli e altre piante perenni infette; attività estiva delle cicaline e cixiidi vettori; colture sensibili; materiale di propagazione infetto; bordi inerbiti o infestati adiacenti ai vigneti. L’espressione dei sintomi dipende anche da temperatura, cultivar, età della pianta e data d’infezione.
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Panoramica

Si tratta di un fitoplasma del gruppo 16SrXII-A, localizzato nei tubi cribrosi del floema e incapace di essere coltivato con i comuni terreni microbiologici. In Italia è particolarmente rilevante il bois noir, o legno nero, della vite; lo stesso agente è documentato anche in patata, pomodoro, mais, lavanda e numerose piante spontanee e ornamentali.

Il nome della sindrome dipende dall’ospite: nella vite prevalgono i sintomi di giallume e legno nero, mentre in patata e pomodoro si parla spesso di stolbur. Un campione sintomatico dovrebbe essere inviato a un laboratorio fitopatologico regionale o specializzato per conferma mediante PCR o altro metodo molecolare validato.

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Sintomi e riconoscimento

Vite: nelle cultivar a bacca bianca può comparire ingiallimento, mentre in quelle a bacca rossa prevale l’arrossamento; le foglie tendono ad accartocciarsi verso il basso, i tralci lignificano in modo irregolare, la crescita si riduce e i grappoli possono disseccare o appassire.

Patata: foglie apicali erette o arrotolate verso l’alto, con tonalità violacee o rossastre; internodi raccorciati, senescenza precoce, appassimento, morte della pianta e talvolta formazione di tuberi aerei.

Pomodoro: habitus cespuglioso, internodi apicali brevi, numerosi germogli ascellari, foglie piccole, ispessite, accartocciate e giallastre o violacee. I fiori possono mostrare calici ingrossati e chiusi, venature violacee, petali verdi, sepali fogliacei, sterilità e scarsa allegagione.

Mais: l’arrossamento può iniziare dalla nervatura mediana e interessare poi foglie e culmi; le spighe possono svilupparsi in modo anomalo e la produzione di semi ridursi fortemente.

Lavanda e altri ospiti: vigore ridotto, ingiallimenti, disseccamenti settoriali, alterazioni della fioritura e deperimento. Questi segni non consentono da soli di distinguere ‘Ca. P. solani’ da altri fitoplasmi.

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Cause e diffusione

La diffusione locale avviene principalmente tramite insetti floemofagi, soprattutto Hyalesthes obsoletus nei vigneti italiani. In alcuni agroecosistemi possono intervenire altri vettori, tra cui Reptalus panzeri nel mais; la loro competenza dipende da regione, ceppo e ospite.

Ortica, convolvolo e altre piante perenni possono mantenere il patogeno e sostenere le popolazioni dei vettori. La movimentazione di barbatelle, marze, talee, piantine, stoloni e tuberi infetti favorisce la diffusione a distanza, anche quando il materiale appare asintomatico. Gli stress nutrizionali o idrici non causano il fitoplasma, ma possono accentuare i sintomi.

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Ciclo vitale e persistenza

Il fitoplasma sverna nel floema delle piante infette e nei tessuti degli insetti vettori competenti. In Europa e nel bacino mediterraneo, Hyalesthes obsoletus è il vettore più importante per il legno nero della vite. Le ninfe si sviluppano soprattutto sulle radici di piante perenni come ortica e convolvolo; gli adulti acquisiscono il fitoplasma durante la nutrizione e, dopo un periodo di latenza e moltiplicazione interna, lo inoculano con la saliva in altre piante.

Il patogeno persiste nell’insetto, non è semplicemente trasportato sulle parti boccali. Altri vettori possono avere un ruolo locale: Reptalus panzeri è associato ad alcuni sistemi di arrossamento del mais, mentre altri cixiidi o cicadellidi sono stati segnalati con efficienza variabile. La diffusione a lunga distanza avviene soprattutto tramite innesti, talee, piantine, tuberi o altro materiale vegetativo infetto. La trasmissione attraverso il vero seme botanico non è considerata una via ordinaria.

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Trattamento e difesa

Non esiste un trattamento curativo capace di eradicare il fitoplasma da una pianta stabilmente infetta. In presenza di sintomi, prelevare foglie o tralci ancora vitali seguendo le istruzioni del laboratorio; il campionamento e la stagione influenzano la probabilità di rilevamento.

Le piante confermate infette vanno generalmente rimosse e distrutte, soprattutto nei vivai e nelle colture annuali. Nella vite, la sola potatura del legno sintomatico non elimina necessariamente l’infezione sistemica; può essere presa in considerazione soltanto nell’ambito di una valutazione tecnica. Interventi contro i vettori possono ridurre il rischio di nuove infezioni, ma non risanano le piante già infette e devono essere inseriti in un programma di difesa integrata conforme alle autorizzazioni italiane.

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Difesa delicata e biologica

La gestione biologica e a basso impatto deve puntare sulla riduzione dell’inoculo e sull’interruzione del ciclo del vettore:

  • usare piantine, marze, barbatelle, stoloni e tuberi certificati o sottoposti a controllo fitosanitario;
  • eliminare tempestivamente le piante fortemente sintomatiche, compresi i ricacci e i tuberi aerei, senza lasciarle ai margini del campo;
  • controllare in modo mirato ortica, convolvolo e altre infestanti perenni ospiti nei bordi e nei fossi, evitando di spostare materiale vegetale infestato;
  • sfalciare o gestire la vegetazione spontanea con tempistiche coerenti con la biologia locale del vettore, senza creare corridoi di rifugio immediatamente prima del volo degli adulti;
  • monitorare i vettori con osservazioni, trappole cromotropiche e, quando necessario, supporto di un tecnico; gli antagonisti naturali possono contribuire ma non garantiscono da soli il contenimento;
  • disinfettare gli strumenti di potatura tra piante sospette e sane e conferire il materiale rimosso secondo le disposizioni locali.
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Prevenzione

In Italia la prevenzione più efficace combina esclusione, sorveglianza e gestione del paesaggio agricolo:

  • acquistare materiale di propagazione da fornitori qualificati e conservarne la tracciabilità;
  • ispezionare periodicamente vigneti, orti, serre e vivai per arrossamenti, ingiallimenti, internodi corti, fiori anomali e sviluppo irregolare;
  • separare i lotti sospetti e richiedere un’analisi molecolare prima di moltiplicare o commercializzare il materiale;
  • ridurre le piante serbatoio nei bordi, nelle capezzagne e nei fossi secondo le regole ambientali e di condizionalità applicabili;
  • evitare di trasferire zolle, radici o residui di colture infette tra appezzamenti;
  • nelle aree viticole, distinguere sempre il legno nero dalla flavescenza dorata tramite diagnosi ufficiale o laboratorio competente e seguire le eventuali prescrizioni regionali di segnalazione e gestione.
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Curiosità

  • Lo stesso fitoplasma può essere indicato con nomi di sindrome diversi secondo la coltura: legno nero nella vite, stolbur nelle solanacee e arrossamento del mais in determinati sistemi epidemiologici.
  • Le piante spontanee non sono soltanto infestanti: ortica e convolvolo possono fungere contemporaneamente da serbatoio del fitoplasma e da habitat per il vettore.
  • Una vite può rimanere senza sintomi per un periodo prolungato; per questo l’assenza di segni visibili non garantisce che il materiale vivaistico sia sano.
  • Il legno nero può assomigliare alla flavescenza dorata della vite. La distinzione richiede analisi molecolare e non deve essere basata soltanto sul colore delle foglie o sulla presenza di cicaline.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste una terapia curativa affidabile della pianta infetta. Eventuali interventi contro gli insetti vettori devono essere valutati nell’ambito della difesa integrata e realizzati in Italia esclusivamente con prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la coltura, l’avversità o l’impiego previsto; verificare sempre la banca dati e l’etichetta vigente del Ministero della Salute, rispettando dosi, tempi di carenza, dispositivi di protezione e limitazioni ambientali.