
Giallume degli astri
‘Candidatus Phytoplasma asteris’Breve descrizione di Giallume degli astri
Il giallume degli astri è una fitoplasmosi sistemica trasmessa soprattutto dalle cicaline, segnalata anche in Italia su piante ornamentali e colture erbacee. I sintomi includono ingiallimento, nanismo, scopazzi, fiori verdi e deformazioni degli organi di crescita. Una pianta già infetta non può essere risanata: la gestione si basa su materiale sano, rimozione tempestiva e riduzione dell’esposizione ai vettori.
Condizioni tipiche
Panoramica
Il giallume degli astri è una fitoplasmosi associata a un microrganismo procariotico privo di parete cellulare che vive nel floema delle piante e nei tessuti delle cicaline vettori. In Italia il nome descrive un gruppo di manifestazioni che può comparire su numerose ornamentali, orticole e infestanti; l’identità del ceppo e la gravità dei sintomi possono variare.
La malattia è sistemica: una volta stabilita nella pianta, non viene eliminata con potature o trattamenti ordinari. I sintomi possono assomigliare a virosi, fitotossicità, carenze nutrizionali o fasciatura genetica. La conferma richiede, quando necessario, un laboratorio fitopatologico.
Sintomi e riconoscimento
I primi segnali possono essere un verde pallido o un ingiallimento diffuso, talvolta accompagnati da tonalità rossastre o violacee. Le piante restano nane, con internodi accorciati, foglie deformate e crescita debole.
- Ciuffi di germogli sottili e ravvicinati formano scopazzi, spesso alla base o su un solo lato della pianta.
- I fiori possono rimanere verdi, rimpicciolirsi o trasformarsi parzialmente in strutture fogliari, fenomeno detto fillodia.
- Su carota si osservano ombrelle deformi, ingiallimento e radici sottili, fibrose o ricche di radichette laterali.
- Su sedano possono comparire forte nanismo, piccioli corti, ingialliti, ricurvi e successivamente fragili.
- Su lattuga il cuore può rimanere formato da foglie corte e ispessite, mentre le foglie esterne ingialliscono e si torcono.
La presenza di un singolo sintomo non è diagnostica: servono il contesto, l’osservazione dei vettori e, nei casi importanti, test molecolari.
Cause e diffusione
La diffusione avviene soprattutto tramite cicaline che acquisiscono il fitoplasma nutrendosi su piante infette e lo inoculano in piante sane durante alimentazioni successive. Tra i vettori associati al gruppo del giallume degli astri figurano diverse specie di Cicadellidae; l’effettivo ruolo di ciascuna specie dipende dalla regione e dal ceppo presente.
Le cicaline possono spostarsi da infestanti, prati, bordi incolti, colture foraggere o cerealicole verso orti e vivai. La malattia non si diffonde normalmente per semplice contatto tra piante e il fitoplasma non persiste nei residui vegetali morti, ma radici, corone e piante perenni ancora vive possono costituire serbatoi. La propagazione vegetativa da materiale infetto mantiene il problema.
Ciclo vitale e persistenza
Il fitoplasma alterna il floema di piante vive al corpo di cicaline che si nutrono di linfa elaborata. Una cicalina acquisisce il patogeno durante l’alimentazione su una pianta infetta; dopo un periodo di latenza interna, il microrganismo raggiunge le ghiandole salivari e può essere inoculato durante successive punture di nutrizione.
Il tempo necessario varia con specie del vettore e temperatura: la trasmissione può diventare efficace dopo circa due settimane o più, mentre nella pianta i sintomi possono richiedere tre-quattro settimane o oltre per diventare evidenti. Infestanti, ornamentali perenni e piante spontanee infette possono mantenere il ciclo tra una stagione e l’altra. Le specie di cicalina coinvolte cambiano secondo area e ceppo; in Italia sono state segnalate, tra le altre, Macrosteles quadripunctulatus, Macrosteles quadrilineatus, Macrosteles laevis, Euscelidius variegatus ed Euscelis incisus.
Trattamento e difesa
Non esiste una cura affidabile per una pianta già infetta. Eliminare tempestivamente le piante sintomatiche, preferibilmente con radici o corona, e rimuoverle dall’area coltivata prima che le cicaline possano continuare a nutrirsi. Non propagare il materiale sospetto.
In colture professionali, monitorare le cicaline con controlli visivi, trappole o retino entomologico secondo il sistema adottato localmente. La riduzione dei vettori può limitare nuove infezioni, ma non risana le piante già infette e può non impedire la trasmissione da insetti migratori. La scelta di eventuali interventi contro i vettori deve basarsi sulla coltura, sul monitoraggio e sulle autorizzazioni vigenti in Italia.
Difesa delicata e biologica
In agricoltura biologica la gestione deve essere principalmente preventiva e fisica. Acquistare piantine, bulbi, cormi, tuberi e corone da fornitori affidabili, mantenere separato il nuovo materiale e non propagare piante sintomatiche.
- Controllare regolarmente il lato inferiore delle foglie e la vegetazione giovane per rilevare cicaline e sintomi.
- Rimuovere rapidamente le piante sospette, comprese radici o corone quando possibile, e smaltirle in modo da non lasciare tessuti vivi accessibili ai vettori.
- Usare reti o tessuti di copertura a maglia adeguata sulle colture sensibili, installandoli prima dei periodi di maggiore presenza delle cicaline e sigillando bene i bordi.
- Eliminare volontarie e infestanti perenni vicine alle colture, senza aspettarsi che questa sola misura garantisca il controllo.
- Favorire siepi e habitat per predatori e parassitoidi delle cicaline, pur riconoscendo che il controllo biologico naturale raramente è sufficiente da solo.
Prevenzione
Acquistare materiale di propagazione controllato e apparentemente sano; per colture di pregio, richiedere materiale accompagnato da adeguate garanzie fitosanitarie. Ispezionare regolarmente le colture dalla primavera in poi, soprattutto vicino a bordi incolti, fossi, prati e campi di cereali o foraggere.
- Rimuovere subito le piante con scopazzi, fillodia, fiori verdi o deformazioni sistemiche persistenti.
- Non conservare semi, bulbi, cormi, tuberi, corone o talee provenienti da piante sintomatiche.
- Controllare le infestanti perenni e le piante volontarie dentro e attorno all’area coltivata, coordinando la gestione con quella dei margini.
- Utilizzare coperture galleggianti sulle colture sensibili durante il periodo di attività delle cicaline, posandole prima dell’esposizione.
- Ridurre il rischio evitando, quando possibile, gli appezzamenti con storia della malattia o immediatamente adiacenti a serbatoi noti.
- Per sintomi dubbi o piante di valore, inviare campioni idonei a un laboratorio diagnostico fitopatologico.
Curiosità
- Il fitoplasma è stato inizialmente scambiato per un virus perché produce sintomi spesso simili alle virosi.
- Il nome “giallume degli astri” non implica che siano colpite soltanto le specie del genere Aster: il gruppo comprende molte ornamentali, orticole e infestanti.
- La rimozione delle infestanti è utile per ridurre alcuni serbatoi, ma da sola non elimina il rischio a causa dell’ampiezza della gamma di ospiti.
- Gli insetticidi non possono curare le piante già infette; inoltre una cicalina può trasmettere il patogeno prima che i sintomi diventino visibili.
- In Italia sono state documentate associazioni con ornamentali, tra cui margherita e centaurea, oltre a segnalazioni su colture erbacee.
Non esiste un trattamento chimico curativo affidabile contro il fitoplasma. Gli interventi contro le cicaline possono ridurre il rischio di nuove trasmissioni, ma non eliminano l’infezione già presente e non garantiscono la protezione dopo l’arrivo di vettori migratori. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità specifiche, rispettando sempre l’etichetta vigente, le dosi, i tempi di carenza e le prescrizioni d’impiego.