Ragnetto rosso delle solanacee
Parassita

Ragnetto rosso delle solanacee

Tetranychus evansi Baker & Pritchard
In breve

Breve descrizione di Ragnetto rosso delle solanacee

Il ragnetto rosso delle solanacee, Tetranychus evansi Baker & Pritchard, è un acaro fitofago di piccolissime dimensioni associato soprattutto a pomodoro, melanzana, patata e tabacco. Le colonie si sviluppano sulla pagina inferiore delle foglie e causano puntinature chiare, bronzatura, disseccamento e talvolta abbondanti fili sericei. Poiché i sintomi sono simili a quelli di altri tetranichidi, l’identificazione di specie richiede cautela.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpitePagina inferiore delle foglie, giovani foglie e germogli; nelle infestazioni gravi anche fiori, produzione dei frutti e vigore generale della pianta.
Condizioni favorevoliTemperature elevate, aria secca, piante sottoposte a carenza idrica, polvere sulle foglie, vegetazione densa, crescita tenera da eccesso di azoto e presenza di Solanacee spontanee infestate. In Italia il rischio è generalmente maggiore dalla tarda primavera all’estate, soprattutto in colture protette o nelle aree mediterranee asciutte.
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Panoramica

Tetranychus evansi è comunemente indicato come ragnetto rosso delle solanacee o ragnetto rosso del pomodoro. È documentato soprattutto su pomodoro (Solanum lycopersicum), melanzana (Solanum melongena), patata (Solanum tuberosum) e tabacco (Nicotiana tabacum); peperone e altre piante ospiti possono essere colpiti, ma la sensibilità e l’importanza economica variano. Adulti, ninfe e larve pungono le cellule fogliari, generalmente sulla pagina inferiore, svuotandone il contenuto. Le colonie possono produrre una rete sericea evidente e raggiungere rapidamente densità elevate in condizioni favorevoli. L’EPPO segnala la presenza della specie anche nell’Italia continentale.

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Sintomi e riconoscimento

I primi segnali sono minute puntinature giallastre, biancastre o bronzee, spesso più evidenti sulle foglie basse e sulla pagina superiore, mentre gli acari si trovano soprattutto sotto la foglia. Con l’aumento della popolazione il fogliame perde turgore, si arriccia, imbrunisce e può disseccare prematuramente.

Tra le foglie e lungo le nervature possono comparire fili o chiazze di seta, in particolare sui germogli affollati. Le piante fortemente infestate mostrano riduzione della vigoria, della fioritura e della produzione; nei casi prolungati possono morire. Su pomodoro il quadro può essere confuso con stress idrico, squilibri nutrizionali o danni di altri acari.

Per un controllo preliminare battere una foglia sospetta su un foglio bianco e osservare con una lente gli eventuali puntini mobili. Il colore dell’acaro e il sintomo non bastano per una diagnosi affidabile a livello di specie.

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Cause e diffusione

L’infestazione può entrare con piantine, talee o altro materiale di propagazione infestato. Gli acari si trasferiscono anche tramite mani, indumenti, utensili, residui vegetali e contatto diretto tra piante vicine.

Le principali riserve locali sono pomodori, patate e altre Solanacee spontanee, soprattutto Solanum nigrum e specie correlate. Nelle colonie mature gli acari possono essere trasportati dalle correnti d’aria o disperdersi su fili di seta. L’ampiezza dell’ospite documentato è notevole, ma l’idoneità e il danno economico non sono uguali su tutte le piante.

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Ciclo vitale e persistenza

Le femmine depongono le uova singolarmente, soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie e spesso tra i fili sericei. Il ciclo comprende uovo, larva a sei zampe, protoninfa, deutoninfa e adulto. Le uova non fecondate originano maschi, mentre quelle fecondate originano femmine.

In condizioni calde lo sviluppo da uovo ad adulto può completarsi in circa 8–13 giorni a 25 °C e diventare ancora più rapido a temperature prossime a 35 °C; a 15 °C può protrarsi per molte settimane. La riproduzione può continuare durante tutto l’anno dove le temperature lo consentono. Non è nota una vera diapausa invernale, ma nel periodo freddo la deposizione e lo sviluppo diminuiscono sensibilmente.

Le colonie possono aggregarsi sui germogli e disperdersi con il vento, anche attraverso fili di seta. Le Solanacee spontanee, in particolare Solanum nigrum e specie affini, possono mantenere il parassita tra una coltura e l’altra.

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Trattamento e difesa

Confermare prima la presenza di acari vivi controllando più foglie e più zone della pianta. Nei focolai limitati rimuovere le foglie gravemente infestate e smaltirle in contenitori chiusi. Un getto d’acqua deciso ma non lesivo, indirizzato sotto le foglie, può ridurre temporaneamente adulti, forme immature e ragnatele; ripetere il controllo dopo alcuni giorni.

In serra integrare il monitoraggio con interventi biologici compatibili e intervenire precocemente, prima che la colonia produca molta seta e diventi difficile da raggiungere. Se è indispensabile un prodotto fitosanitario, scegliere soltanto un acaricida autorizzato in Italia per la coltura e l’avversità specifiche, verificando l’etichetta vigente e alternando i meccanismi d’azione secondo le indicazioni tecniche per ridurre il rischio di resistenza. Non trattare durante la presenza di impollinatori o antagonisti senza verificarne la compatibilità.

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Difesa delicata e biologica

Nei piccoli focolai eliminare le foglie molto infestate e conferirle in un sacco chiuso; non inserirle nel compost domestico se non si dispone di un processo realmente termico e controllato. Dirigere un getto d’acqua pulita sulla pagina inferiore delle foglie per rimuovere acari e seta, ripetendo l’operazione quando necessario senza creare ristagni o prolungata bagnatura del fogliame.

In serra valutare un programma di lotta biologica basato su monitoraggio, soglie operative e compatibilità con la coltura. T. evansi può essere difficile da controllare con alcuni fitoseidi comunemente impiegati contro T. urticae; eventuali lanci di predatori, come Phytoseiulus longipes o altri agenti disponibili commercialmente, devono essere scelti con il supporto del fornitore o di un tecnico e verificati sulla specifica coltura e popolazione dell’acaro.

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Prevenzione

Acquistare piantine sane e ispezionate e tenere separati i nuovi materiali per un periodo di osservazione. Controllare ogni settimana la pagina inferiore delle foglie con una lente, intensificando i controlli durante le estati calde e asciutte e nelle serre.

Eliminare volontari di pomodoro e patata e le Solanacee spontanee infestate attorno alle colture, soprattutto morella e specie affini. Mantenere un’irrigazione regolare adeguata al terreno e alla coltura, ridurre la polvere e non eccedere con l’azoto, che può favorire una vegetazione tenera.

Favorire una distanza tra le piante che consenta l’ispezione, rimuovere con prudenza il materiale molto infestato e lavare mani e attrezzi passando da piante infestate a piante sane. Evitare insetticidi ad ampio spettro non necessari, perché possono sopprimere i nemici naturali e favorire esplosioni secondarie del ragnetto.

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Curiosità

Tetranychus evansi è noto per la forte tendenza ad aggregarsi e per l’elevata capacità di aumento della popolazione. In condizioni favorevoli può formare colonie molto dense e una copertura sericea abbondante, fino a compromettere interi germogli.

La specie è stata storicamente confusa con altri acari, inclusi Tetranychus marianae e Tetranychus urticae. Per questo i sintomi osservati in campo non dovrebbero essere usati da soli per confermare l’identità specifica.

Le popolazioni di T. evansi possono ridurre localmente le difese della pianta, favorendo la permanenza della colonia sul tessuto già attaccato.

Importante nota sulla protezione delle piante

In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la coltura, l’avversità e l’impiego specifico indicati in etichetta, verificando sempre il registro e l’etichetta aggiornati del prodotto. Rispettare dosi, intervalli di sicurezza, numero massimo di applicazioni, dispositivi di protezione e prescrizioni locali. Evitare trattamenti routinari ad ampio spettro, che possono eliminare gli acari predatori e favorire recrudescenze.

Verificabilità

Fonti

92–97%; elevata per l’identità della specie e gli ospiti principali, ma la diagnosi basata solo sui sintomi non è sufficiente e la distinzione da altri Tetranychus richiede spesso lente, microscopia o laboratorio.