
Scopazzi del melo
‘Candidatus Phytoplasma mali’Breve descrizione di Scopazzi del melo
Gli scopazzi del melo, o proliferazione del melo, sono una malattia sistemica causata dal fitoplasma ‘Candidatus Phytoplasma mali’. Nei meleti italiani può determinare scopazzi di rametti, stipole anormalmente grandi, rosette fogliari, frutti piccoli e poco colorati, calo della produzione e progressivo deperimento. I sintomi possono variare o scomparire temporaneamente: la conferma richiede un laboratorio fitodiagnostico.
Condizioni tipiche
Panoramica
‘Candidatus Phytoplasma mali’ è un batterio privo di parete cellulare che vive principalmente nei tessuti floematici del melo. La malattia è comunemente chiamata scopazzi del melo o proliferazione del melo. Il sintomo più riconoscibile è la formazione di ciuffi densi di rametti corti, ma possono comparire anche rosette fogliari, stipole ingrossate e frutti piccoli, appiattiti o scarsamente colorati.
L’infezione può interessare soltanto una parte della chioma e l’espressione dei sintomi cambia con cultivar, età della pianta, stagione e condizioni termiche. Una pianta apparentemente sana non è necessariamente esente dall’infezione: il fitoplasma può persistere nelle radici e ricomparire nei nuovi germogli. Nei casi sospetti è opportuno raccogliere campioni rappresentativi da più parti della pianta e richiedere una diagnosi molecolare presso un laboratorio qualificato.
Sintomi e riconoscimento
- Scopazzi formati da numerosi germogli laterali corti, spesso con perdita della dominanza apicale.
- Rosette terminali o ascellari di foglie e stipole insolitamente grandi, dentate o allungate.
- Foglie più piccole, fragili, incurvate verso il basso, clorotiche o con arrossamento precoce.
- Frutti piccoli, talvolta appiattiti, poco colorati, con maturazione ritardata e qualità organolettiche inferiori.
- Riduzione dell’allungamento dei germogli, della fioritura, dell’allegagione e della resa.
- Polloni o succhioni abbondanti dal portainnesto e progressivo indebolimento della pianta.
- Nei giovani astoni possono comparire scarso vigore e un apparato radicale fine e poco sviluppato.
L’assenza di scopazzi non esclude l’infezione. Danni da erbicidi, carenze o eccessi nutrizionali, virus, incompatibilità d’innesto e altri fitoplasmi possono produrre quadri simili.
Cause e diffusione
La diffusione principale tra piante vicine avviene tramite psille che acquisiscono il fitoplasma durante la suzione floematica e lo trasmettono in seguito ad altre piante. In Italia sono particolarmente importanti Cacopsylla picta e Cacopsylla melanoneura; altri insetti sono stati segnalati o studiati, ma la loro importanza pratica può dipendere dalla regione.
A distanza, la via più rischiosa è il movimento di piante, portainnesti, marze e gemme infette, anche quando il materiale appare sano. Possono inoltre contribuire il contatto o la fusione delle radici tra alberi. La malattia non deve essere confusa con il deperimento del melo, i danni da erbicidi o le carenze nutrizionali senza una verifica diagnostica.
Ciclo vitale e persistenza
Il fitoplasma si moltiplica nel floema della pianta e, dopo l’acquisizione, nel corpo di psille idonee. In Italia i vettori più importanti documentati sono Cacopsylla picta e Cacopsylla melanoneura; la loro presenza e capacità di trasmissione possono variare tra aree geografiche.
Durante l’inverno il fitoplasma tende a concentrarsi nelle radici, mentre in primavera risale nei tessuti floematici di nuova formazione e può colonizzare i germogli. La trasmissione è persistente-propagativa: dopo un periodo di latenza nell’insetto, la psilla può trasmettere il patogeno per gran parte della vita. La diffusione a lunga distanza avviene soprattutto tramite marze, gemme, portainnesti e piante vivaistiche infette. La trasmissione per seme o polline non è considerata una via epidemiologicamente importante.
Trattamento e difesa
Una volta confermata l’infezione, non è disponibile un trattamento curativo affidabile per risanare un albero adulto. La gestione raccomandata consiste nell’estirpare e sostituire le piante infette, soprattutto nei giovani impianti e nei frutteti dove si vuole limitare la diffusione.
La potatura dei rami con scopazzi può ridurre temporaneamente l’impatto visivo, ma non elimina il fitoplasma dal sistema floematico e dalle radici. Prima di estirpare o potare in modo esteso, confermare la diagnosi e seguire le prescrizioni del Servizio fitosanitario regionale. Il controllo delle psille può ridurre il rischio di nuove trasmissioni soltanto se integrato con la rimozione delle fonti d’inoculo e con l’uso di materiale certificato.
Difesa delicata e biologica
Non esiste una cura biologica affidabile capace di eliminare il fitoplasma da un albero infetto. La gestione biologica e a basso impatto deve quindi puntare sulla prevenzione e sulla riduzione delle fonti d’inoculo.
- Acquistare astoni, portainnesti e materiale d’innesto certificati e sottoposti a controllo fitosanitario.
- Ispezionare regolarmente il meleto in primavera e dalla tarda estate, cercando scopazzi, rosette e stipole anomale.
- Monitorare le psille con scuotimento dei rami, trappole cromotropiche e osservazioni mirate, preferibilmente con il supporto dei servizi tecnici locali.
- Estirpare le piante confermate infette, comprese le radici principali quando praticabile, e allontanare il materiale dal frutteto secondo le disposizioni fitosanitarie locali.
- Non prelevare marze o gemme da piante con sintomi dubbi e non moltiplicare materiale di origine incerta.
- Limitare la presenza di piante serbatoio e di polloni non gestiti nelle immediate vicinanze, seguendo le indicazioni del servizio fitosanitario regionale.
Prevenzione
La misura più efficace è iniziare con materiale vivaistico sano e tracciabile. Prima dell’impianto verificare la documentazione fitosanitaria di astoni, portainnesti e marze; non introdurre materiale di Malus da fonti non controllate e non innestare da alberi ornamentali o vecchi meli con sintomi sospetti.
- Ispezionare i nuovi impianti in primavera e a fine estate, quando i sintomi possono essere più evidenti.
- Segnalare i casi sospetti al Servizio fitosanitario regionale e far eseguire il test in laboratorio prima di decidere il destino della pianta.
- Rimuovere tempestivamente le piante confermate infette, evitando di lasciarle come fonte d’inoculo nel frutteto.
- Controllare le psille con monitoraggio e soglie tecniche, privilegiando la difesa integrata e preservando gli organismi utili.
- Ridurre i ricacci del portainnesto e mantenere una buona tracciabilità dei lotti di piante e del materiale d’innesto.
- Non considerare la scomparsa dei sintomi come prova di guarigione.
Curiosità
- La malattia è regolamentata nell’Unione europea come organismo nocivo regolamentato non da quarantena per il materiale di propagazione di alcune piante ospiti.
- Gli scopazzi possono comparire soltanto su alcuni rami e scomparire per una o più stagioni senza che l’albero sia risanato.
- La concentrazione del fitoplasma varia nei diversi organi e nel corso dell’anno; per questo il momento e il punto di campionamento influenzano la probabilità di rilevarlo.
- Cacopsylla picta è strettamente associata al genere Malus, mentre C. melanoneura può utilizzare soprattutto Malus e Crataegus.
- Il melo è l’ospite agricolo principale, anche se sono state documentate infezioni o associazioni del fitoplasma con altri generi delle Rosaceae.
Non esiste un programma antiparassitario risolutivo che elimini il fitoplasma dalla pianta. Gli interventi contro le psille possono avere un ruolo soltanto preventivo e devono essere decisi nell’ambito della difesa integrata, in funzione del monitoraggio e delle indicazioni regionali. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità specifica, rispettando sempre l’etichetta aggiornata, le dosi, i tempi di carenza e le prescrizioni di sicurezza.