Oidio del melo
Malattia

Oidio del melo

Podosphaera leucotricha
In breve

Breve descrizione di Oidio del melo

L’oidio del melo è una malattia fungina provocata da Podosphaera leucotricha, particolarmente dannosa sui tessuti giovani e in crescita attiva. Produce una patina bianca sulle foglie e sui germogli, deforma fiori e vegetazione e può causare cicatrici rugginose sui frutti. Il fungo sverna soprattutto nelle gemme infette e si diffonde con le correnti d’aria durante la primavera.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteGemme dormienti, foglie giovani, germogli terminali e laterali, fiori e frutti nelle prime fasi di sviluppo; i frutti maturi possono conservare cicatrici rugginose o suberose.
Condizioni favorevoliPrimavere miti, umidità relativa elevata, chiome ombreggiate o affollate, crescita tenera e prolungata, cultivar sensibili, gemme infette svernanti e presenza di meli malati nelle vicinanze.
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Panoramica

L’oidio del melo, chiamato anche mal bianco del melo, è causato dall’ascomicete obbligato Podosphaera leucotricha. Il fungo vive sui tessuti verdi e in accrescimento, formando una crescita superficiale bianca o grigio-biancastra di micelio e conidi.

In Italia la malattia può assumere maggiore importanza nei meleti con cultivar recettive, chiome dense, crescita vigorosa e storico di infezioni. La diagnosi va distinta da altri oidi e da alterazioni superficiali non fungine: la conferma è più affidabile quando la patina bianca interessa soprattutto tessuti giovani e si accompagna a deformazioni caratteristiche.

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Sintomi e riconoscimento

Sulle foglie giovani compaiono chiazze bianche, feltrose o farinose, spesso più evidenti sulla pagina inferiore. Le foglie possono arricciarsi, ripiegarsi verso l’alto, accartocciarsi, diventare strette e fragili e, nei casi gravi, cadere prima del tempo.

I germogli terminali possono rimanere corti, deformarsi e risultare ricoperti dal micelio. Le infiorescenze colpite possono essere deformate, scolorite o svilupparsi male, con ridotta allegagione. Sui frutti giovani l’infezione precoce può lasciare reticolature, aree bronzee, rugginose o suberose che restano visibili durante l’accrescimento.

Le gemme infette possono aprirsi più tardi, produrre germogli deboli ed essere più vulnerabili ai danni invernali.

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Cause e diffusione

La fonte principale è il micelio che sopravvive nelle gemme infette. In primavera le gemme malate producono germogli coperti di oidio, dai quali vengono liberati conidi trasportati dal vento verso foglie, germogli, fiori e frutti giovani.

Favoriscono la diffusione le cultivar sensibili, la crescita vegetativa tenera e prolungata, l’eccesso di azoto, le chiome fitte, l’ombreggiamento, la scarsa ventilazione e la presenza di piante o ricacci fortemente infetti nelle vicinanze. L’infezione non richiede necessariamente una superficie fogliare bagnata; per questo la malattia può svilupparsi anche in periodi relativamente asciutti ma umidi a livello atmosferico.

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Ciclo vitale e persistenza

Podosphaera leucotricha sverna principalmente come micelio nelle gemme a fiore e a legno infettate nella stagione precedente, soprattutto nelle gemme terminali. Alla ripresa vegetativa il fungo colonizza i germogli, le foglie giovani e talvolta le infiorescenze, producendo catene di conidi disperse dal vento.

I conidi infettano ripetutamente i tessuti nuovi durante la primavera e l’inizio dell’estate. Le foglie sono più suscettibili nei primi giorni dopo l’apertura; con la maturazione diventano generalmente meno recettive. L’infezione dei frutti è particolarmente importante dalla prefioritura alla fioritura e nelle prime fasi successive, con variabilità legata a cultivar e condizioni ambientali.

In alcune condizioni possono formarsi piccoli corpi fruttiferi scuri, ma nel melo la principale fonte d’inoculo primario è generalmente il micelio presente nelle gemme infette. L’acqua libera non è indispensabile alla germinazione dei conidi e la pioggia intensa può anzi ostacolarla, mentre umidità elevata e tessuti giovani favoriscono la malattia.

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Trattamento e difesa

Intervenire precocemente è più efficace che tentare di eradicare colonie già estese. Asportare i germogli chiaramente infetti durante la potatura invernale e, in stagione, rimuovere il tessuto fortemente colpito solo quando ciò non stimoli ricacci eccessivi. Aprire la chioma e correggere la vigoria contribuisce a ridurre il rischio.

Nei meleti con infezioni ricorrenti, la difesa può richiedere applicazioni preventive dalla prefioritura o dalle fasi iniziali di sviluppo, quando il rischio è elevato, proseguendo solo secondo monitoraggio, fenologia, condizioni locali e indicazioni dell’etichetta. I trattamenti devono proteggere la vegetazione nuova e non sostituire la potatura sanitaria e la scelta varietale.

Per limitare la selezione di ceppi meno sensibili, alternare i gruppi di meccanismo d’azione quando sono necessari più interventi e rispettare sempre le limitazioni riportate in etichetta. In caso di sintomi insoliti, infezioni su ospiti non comuni o fallimento della gestione, richiedere una diagnosi fitopatologica.

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Difesa delicata e biologica

Nella coltivazione biologica la strategia più efficace è preventiva e integrata:

  • scegliere cultivar con tolleranza o minore suscettibilità documentata per l’area di coltivazione;
  • durante la potatura invernale eliminare i germogli chiaramente infetti e, quando praticabile, le gemme anomale fortemente colpite;
  • mantenere una chioma equilibrata, luminosa e ben arieggiata, evitando tagli o concimazioni che stimolino ricacci teneri eccessivi;
  • limitare l’azoto non necessario e correggere gli squilibri nutrizionali sulla base della vigoria reale della pianta;
  • monitorare da rottura gemme fino all’inizio dell’estate, osservando soprattutto germogli terminali, foglie giovani, fiori e frutti;
  • usare zolfo o altri prodotti ammessi in agricoltura biologica solo se autorizzati in Italia per quella coltura e avversità, nel rispetto dell’etichetta e delle condizioni di sicurezza, poiché temperatura, cultivar e formulazione influenzano la fitotossicità;
  • considerare oli orticoli o prodotti di origine naturale soltanto quando l’impiego sul melo e contro questa malattia è espressamente autorizzato.
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Prevenzione

Impostare la prevenzione prima che la malattia ricopra la nuova vegetazione:

  • preferire cultivar di melo tolleranti o meno suscettibili, quando compatibili con il clima e l’obiettivo produttivo;
  • eliminare durante la potatura invernale i germogli con evidente oidio svernante e rimuovere il materiale dal frutteto;
  • potare e allevare la pianta per favorire luce e movimento dell’aria, senza provocare ricacci vigorosi e tardivi;
  • evitare eccessi di concimazione azotata e irrigazioni che mantengano una crescita vegetativa sproporzionata;
  • ispezionare le piante dalla fase di rottura gemme, con particolare attenzione ai germogli terminali e alle prime foglie;
  • rimuovere, quando legalmente e praticamente possibile, ricacci e piante di melo gravemente malate che costituiscono una fonte vicina di conidi;
  • nei meleti con storia ricorrente, predisporre un piano di difesa integrata basato su rischio, cultivar, fenologia e monitoraggio locale.
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Curiosità

  • Il fungo è un biotrofo obbligato: dipende dai tessuti vivi dell’ospite e non cresce normalmente come saprofita su materiale morto.
  • Le gemme infette possono aprirsi alcuni giorni più tardi rispetto a quelle sane e generare i cosiddetti germogli primari di oidio.
  • Un’infezione precoce dei fiori può ridurre l’allegagione oppure produrre frutti piccoli e con superficie rugginosa.
  • La suscettibilità varia molto tra le cultivar di melo; la scelta varietale è quindi una componente importante della difesa integrata.
  • Il termine storico Oidium farinosum è stato usato per la forma conidica, ma il nome oggi impiegato per l’agente della malattia è Podosphaera leucotricha.
Importante nota sulla protezione delle piante

Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per il melo e per l’oidio causato da Podosphaera leucotricha, verificando sempre l’etichetta vigente, le colture ammesse, le dosi, i tempi di carenza, il numero massimo di applicazioni e le prescrizioni di sicurezza. Non applicare prodotti fuori etichetta. Alternare, quando previsto e necessario, sostanze attive con diverso meccanismo d’azione e integrare sempre i trattamenti con potatura, arieggiamento e monitoraggio.

Piante ospiti

Piante colpite

Scheda collegata a 6

Le piante seguenti sono collegate a questo problema sulla base dei dati strutturati relativi alle piante ospiti. L’elenco si aggiorna automaticamente quando viene creata una nuova scheda della pianta.