
Antracnosi delle cucurbitacee
Colletotrichum orbiculareBreve descrizione di Antracnosi delle cucurbitacee
L’antracnosi delle cucurbitacee è una malattia fungina causata da Colletotrichum orbiculare, osservata soprattutto su cetriolo, melone e anguria, ma possibile anche su zucca e altre cucurbitacee. Forma macchie brune sulle foglie, lesioni infossate su piccioli e fusti e marciumi depressi sui frutti. Caldo, piogge frequenti e bagnatura prolungata favoriscono rapidi cicli d’infezione.
Condizioni tipiche
Panoramica
La malattia può comparire in pieno campo, negli orti e durante la produzione di piantine in serra. Sulle foglie compaiono macchie circolari da giallastre a brune, che possono confluire e lasciare aree perforate; su piccioli, nervature e fusti si sviluppano lesioni allungate e infossate. I frutti possono presentare aree acquose, circolari, depresse e bruno-nere, talvolta con masse di spore rosa-salmone in condizioni umide.
La gravità varia in funzione della cultivar, dell’ospite, della popolazione del patogeno e dell’andamento stagionale. In Italia il rischio aumenta durante periodi caldi e piovosi, soprattutto quando la vegetazione resta bagnata a lungo e la chioma è fitta.
Sintomi e riconoscimento
- Foglie: piccole macchie giallastre, beige, brune o bruno-scure, spesso circolari; possono allargarsi, confluire e sviluppare centri che si staccano lasciando un aspetto “a foro di proiettile”.
- Piccioli, nervature e fusti: lesioni allungate, affossate e brune; se circondano il tralcio possono provocare appassimento e morte della parte oltre la lesione.
- Frutti: macchie circolari od ovali, acquose e depresse, da brune a nere. Con elevata umidità possono comparire piccoli acervuli scuri e masse sporali rosa o salmone.
- Plantule: lesioni su cotiledoni, ipocotile e piccioli, con possibile arresto della crescita o morte delle giovani piante.
Il quadro può essere confuso con peronospora, alternariosi, didimella, batteriosi e altri marciumi: la diagnosi va interpretata insieme alla distribuzione dei sintomi e alle condizioni ambientali.
Cause e diffusione
L’infezione è favorita dalla combinazione di ospite sensibile, inoculo presente e ambiente caldo-umido. Il patogeno può essere introdotto con sementi, piantine, frutti o residui contaminati e sopravvivere su cucurbitacee spontanee o volontarie.
Gli schizzi di pioggia e l’irrigazione soprachioma trasferiscono i conidi da una lesione all’altra; anche operatori, attrezzi, cassette e lavorazioni tra piante bagnate contribuiscono alla diffusione. La chioma chiusa, la scarsa circolazione d’aria e l’irrigazione serale aumentano il rischio. I sintomi diventano spesso più evidenti dalla metà alla fine del ciclo colturale.
Ciclo vitale e persistenza
Colletotrichum orbiculare può sopravvivere nei residui infetti, nelle cucurbitacee spontanee o ricacciate e nei semi contaminati; il materiale vegetale infetto può mantenere l’inoculo per più stagioni. In condizioni caldo-umide il fungo produce conidi in acervuli sulle lesioni.
I conidi vengono trasportati soprattutto dagli schizzi di pioggia o irrigazione, dalle mani, dagli attrezzi e dal contatto tra piante. Dopo la germinazione sulla superficie dell’ospite, il fungo forma un appressorio che facilita la penetrazione. L’infezione inizia con una fase biotrofica e passa successivamente a una fase necrotrofica, durante la quale le lesioni si espandono e producono nuovo inoculo. Ogni periodo di bagnatura favorevole può avviare cicli ripetuti.
Trattamento e difesa
Le parti già necrotizzate non possono essere risanate. Ai primi focolai, rimuovere le foglie, i frutti e le porzioni fortemente colpite, evitando di trascinare il materiale attraverso la coltura. Migliorare la ventilazione, ridurre la durata della bagnatura e sospendere l’irrigazione soprachioma.
Negli impianti professionali, l’eventuale difesa fungicida deve essere preventiva o molto precoce e basata esclusivamente su prodotti autorizzati in Italia per la specifica cucurbitacea e per l’antracnosi. È necessario rispettare etichetta, intervallo di sicurezza, numero massimo di applicazioni e gestione delle resistenze; nessun trattamento può recuperare tessuti già distrutti o rendere commercializzabili frutti marci.
Difesa delicata e biologica
La gestione biologica e a basso impatto deve concentrarsi soprattutto sulla riduzione dell’inoculo e della bagnatura.
- Usare sementi certificate o provenienti da lotti affidabili e mettere a dimora piantine prive di macchie.
- Rimuovere tempestivamente foglie, frutti e piante fortemente colpiti, chiudendo il materiale in sacchi durante l’asporto per non diffondere i conidi.
- Non compostare residui malati in piccoli cumuli domestici se non si può garantire un processo realmente termico; smaltirli secondo le disposizioni locali.
- Preferire irrigazione a goccia, pacciamatura e interventi al mattino, così da limitare gli schizzi e consentire un’asciugatura rapida.
- Mantenere distanza tra le piante, arieggiare la chioma e disinfettare attrezzi, tutori e superfici dopo il contatto con materiale infetto.
- Eventuali microrganismi antagonisti o prodotti ammessi in agricoltura biologica vanno scelti solo se registrati e autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità specifiche.
Prevenzione
- Utilizzare sementi sane e controllare le piantine acquistate prima del trapianto.
- Scegliere cultivar con resistenza o tolleranza documentata all’antracnosi quando disponibili per la coltura e adatte alle condizioni locali; la resistenza non è uniforme tra specie, cultivar e popolazioni del patogeno.
- Applicare una rotazione di almeno due, preferibilmente tre anni, evitando cucurbitacee nello stesso appezzamento quando la situazione lo consente.
- Eliminare cucurbitacee volontarie e ospiti spontanei nelle vicinanze e rimuovere rapidamente i residui infetti.
- Preferire irrigazione localizzata, evitare di bagnare la vegetazione e programmare gli interventi abbastanza presto da favorire l’asciugatura.
- Garantire spaziatura, potatura o allevamento su supporto compatibili con una buona ventilazione, evitando di lavorare tra le piante quando sono bagnate.
- Pulire attrezzi, mani, tutori, cassette e attrezzature dopo il contatto con piante sospette o malate.
Curiosità
- Il nome storico Colletotrichum lagenarium è ancora presente in parte della letteratura e in alcune schede tecniche, mentre la denominazione attualmente associata al patogeno è Colletotrichum orbiculare.
- Le masse sporali rosa-salmone sono più facilmente osservabili quando le lesioni rimangono bagnate.
- Su anguria le lesioni fogliari possono apparire più scure rispetto a quelle osservate su cetriolo o melone.
- La presenza di sintomi non dimostra da sola la specie responsabile: diverse specie di Colletotrichum possono causare antracnosi su cucurbitacee.
Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la specifica coltura e avversità, verificando sempre l’etichetta vigente, le colture riportate, le dosi, gli intervalli di sicurezza e le prescrizioni d’impiego. Non applicare prodotti senza una diagnosi sufficientemente affidabile; alternare, quando previsto dall’etichetta, sostanze attive con diverso meccanismo d’azione per ridurre il rischio di resistenza.