
Diabrotica del mais
Diabrotica virgifera virgifera LeConteBreve descrizione di Diabrotica del mais
La diabrotica del mais (*Diabrotica virgifera virgifera* LeConte) è un coleottero crisomelide specializzato soprattutto nel mais. Le larve vivono nel terreno e recidono le radici, causando scarso ancoraggio, appassimenti e allettamento a “collo d’oca”; gli adulti consumano polline, sete e foglie. In Italia la gestione si basa su rotazione, monitoraggio e difesa integrata, con interventi autorizzati solo quando realmente necessari.
Condizioni tipiche
Panoramica
La diabrotica del mais è un coleottero crisomelide originario del Nord America e oggi presente in diverse aree maidicole italiane, soprattutto nel Nord. Il mais è l’ospite economicamente più importante e l’unica coltura sulla quale il fitofago raggiunge normalmente popolazioni capaci di provocare danni rilevanti.
Le larve, biancastre con capsula cefalica scura, vivono nel terreno e attaccano le radici fini e nodali. Il danno riduce l’assorbimento di acqua e nutrienti e indebolisce l’ancoraggio. Gli adulti, lunghi generalmente circa 4–7 mm, sono presenti in estate su foglie, pennacchi, sete e polline.
La diagnosi va confermata quando possibile: radici scavate e lavate, osservazione degli adulti e trappole cromotropiche o a feromone aiutano a distinguere la diabrotica da altri insetti terricoli e dalle cause non parassitarie dell’allettamento.
Sintomi e riconoscimento
- Radici fini accorciate, brune, rosicchiate o mancanti.
- Radici nodali recise verso il colletto, talvolta con perdita di interi verticilli radicali.
- Appassimento più rapido durante caldo e siccità, crescita stentata e riduzione della resa.
- Allettamento dopo vento o piogge, con fusti curvati verso l’alto nella caratteristica forma “a collo d’oca”.
- Adulti su foglie, pennacchi e sete; erosioni fogliari lineari, piccoli fori e sete recise.
- Una forte riduzione delle sete durante la fioritura può causare fallata allegagione e cariossidi mancanti, ma il danno radicale è generalmente il più importante.
Cause e diffusione
Il danno deriva dalle larve nate da uova deposte nel terreno in estate. Il rischio è particolarmente elevato dopo mais su mais, soprattutto se l’anno precedente erano presenti molti adulti. Gli adulti possono volare tra campi vicini e colonizzare nuove superfici durante la fioritura.
Il trasporto di terreno aderente a macchine agricole, zolle o materiale vegetale può favorire lo spostamento di stadi immaturi, anche se la principale diffusione locale avviene attraverso gli adulti. Alcune popolazioni dell’Europa centrale e di altre aree maidicole hanno mostrato adattamenti che riducono la protezione offerta dalla semplice successione mais-soia.
Le larve possono utilizzare occasionalmente alcune Poacee, tra cui Digitaria sanguinalis, Echinochloa crus-galli, Elymus repens, Cenchrus americanus, Setaria verticillata e Setaria viridis; ciò non significa che tali piante abbiano la stessa importanza epidemiologica del mais.
Ciclo vitale e persistenza
La specie compie una generazione all’anno e attraversa gli stadi di uovo, larva, pupa e adulto. Le uova svernano nel terreno, soprattutto nei primi 15 cm, e vengono deposte prevalentemente da luglio a settembre alla base delle piante o nelle vicinanze.
La schiusa avviene in genere dalla tarda primavera all’inizio dell’estate, con calendario variabile secondo temperatura e area. Le larve attraversano tre età e si nutrono delle radici per circa quattro-sei settimane; il terzo stadio è spesso quello più dannoso. La pupazione avviene in una celletta del terreno e dura circa una-due settimane.
Gli adulti emergono generalmente da fine giugno a luglio e possono essere osservati fino a settembre o ottobre nelle annate favorevoli. Si alimentano, si accoppiano e depongono nuove uova durante l’estate. Gli adulti sono mobili e possono spostarsi tra appezzamenti; le larve invece si muovono soprattutto nella zona radicale.
Trattamento e difesa
Intervenire solo dopo monitoraggio e valutazione del rischio. Quando le radici risultano gravemente potate, il recupero della pianta è limitato; l’obiettivo principale è proteggere le colture successive e ridurre la deposizione delle uova nell’appezzamento.
In mais in atto, verificare precocemente la presenza di adulti su foglie, pennacchi e sete. Un intervento contro gli adulti può avere utilità soltanto se giustificato dalla soglia o dal protocollo locale e se il prodotto è autorizzato per la coltura e l’avversità. I trattamenti contro le larve devono essere pianificati prima della semina e non compensano una monosuccessione ad alto rischio.
Integrare, secondo le indicazioni regionali italiane, rotazione, scelta varietale, monitoraggio radicale e gestione accurata della semina. Non confondere l’allettamento da diabrotica con quello causato da vento, ristagni, siccità, carenze radicali o altri fitofagi terricoli.
Difesa delicata e biologica
La gestione biologica e a basso impatto deve essere inserita in un programma di difesa integrata. Eliminare il mais volontario e contenere le graminacee infestanti nel periodo utile può ridurre le risorse disponibili, ma il diserbo non sostituisce la rotazione e non deve essere effettuato indiscriminatamente.
Favorire la biodiversità ai margini e nell’appezzamento, evitando trattamenti non necessari, aiuta a conservare carabidi, ragni e altri predatori del suolo; tuttavia non esiste una soluzione biologica universale e affidabile per azzerare le larve nella rizosfera. I preparati microbiologici o i nematodi entomopatogeni vanno considerati solo se registrati o legalmente impiegabili nel contesto specifico e secondo istruzioni tecniche verificate.
Per piccoli appezzamenti, rimuovere le piante fortemente allettate dopo la valutazione del danno e mantenere una buona gestione delle infestanti può limitare la dispersione degli adulti, senza aspettarsi un controllo completo.
Prevenzione
- Preferire la rotazione con colture non ospiti quando il rischio locale e la storia dell’appezzamento indicano che la popolazione è sensibile alla rotazione.
- Non basarsi automaticamente sulla rotazione mais-soia nelle aree dove sono segnalate popolazioni adattate alla deposizione delle uova fuori dal mais.
- Monitorare gli adulti in estate con trappole gialle adesive, trappole a feromone o conteggi visivi secondo i protocolli regionali.
- Scavare e lavare le radici tra tarda primavera e luglio per verificare rosure, recisioni e perdita di radici nodali.
- Registrare catture, danni radicali, allettamento e storia colturale per costruire un rischio specifico di appezzamento.
- Usare ibridi con tolleranza o protezione radicale solo quando disponibili, verificandone l’idoneità agronomica e le condizioni di impiego.
- Pulire il terreno aderente alle macchine prima di trasferirle tra appezzamenti e gestire il mais volontario e le graminacee infestanti.
Curiosità
- Il nome comune italiano più usato è “diabrotica del mais”; è nota anche come verme delle radici del mais.
- Il mais è il principale ospite economicamente rilevante, mentre alcune graminacee possono sostenere lo sviluppo larvale con efficacia variabile.
- Gli adulti sono attratti da sete, pennacchi e polline di mais, ma possono visitare anche fiori di infestanti e altre piante.
- La rotazione è spesso molto efficace, ma non va considerata assoluta: in alcune aree sono state documentate popolazioni capaci di deporre uova anche in colture non maidicole.
- Le misure europee di emergenza contro la specie sono state abrogate nel 2014; in Italia non sussiste più il precedente obbligo generalizzato di lotta e denuncia, mentre restano valide le regole ordinarie di difesa integrata e uso dei prodotti autorizzati.
In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per il mais e per questa avversità, verificando l’etichetta aggiornata, le colture, le dosi, i tempi di carenza, le limitazioni ambientali e le disposizioni regionali. Non applicare trattamenti di routine: la scelta deve derivare dal monitoraggio e da una valutazione tecnica del rischio.