
Antracnosi della vite (marciume a occhio di uccello)
Elsinoë ampelinaBreve descrizione di Antracnosi della vite (marciume a occhio di uccello)
L’antracnosi della vite è una malattia fungina causata da Elsinoë ampelina, favorita da piogge frequenti e prolungata bagnatura primaverile-estiva. Colpisce soprattutto i tessuti giovani, con lesioni infossate dal centro grigio e margine scuro su foglie, germogli, rachidi e acini. Nei casi gravi provoca deformazioni, disseccamenti, caduta dei grappoli e riduzione della produzione.
Condizioni tipiche
Panoramica
L’antracnosi della vite può comparire in vigneti e impianti familiari italiani quando la primavera e l’inizio dell’estate sono piovosi, con bagnature prolungate della vegetazione. Il fungo danneggia foglie, piccioli, germogli, viticci, rachidi, infiorescenze e acini in sviluppo; le infezioni ripetute possono ridurre la superficie fogliare, compromettere i grappoli e indebolire i germogli destinati alla produzione dell’anno successivo.
La diagnosi è più affidabile quando le tipiche lesioni infossate, con centro grigio e bordo bruno-rossastro o nerastro, compaiono contemporaneamente su più organi. Grandine, escoriosi, marciume nero, altre infezioni fungine e danni meccanici possono produrre sintomi simili; nei casi importanti è opportuno richiedere una conferma diagnostica.
Sintomi e riconoscimento
Foglie: piccole macchie circolari bruno-rossastre o nerastre sviluppano un centro grigio e un margine scuro. Il tessuto necrotico può cadere, lasciando fori irregolari “a colpo di fucile”; le foglie giovani possono deformarsi.
Germogli, piccioli e viticci: le lesioni sono spesso depresse, con centro grigio o grigio-biancastro e bordo rialzato bruno-rossastro, violaceo o nero. Quando confluiscono possono interrompere la crescita, deformare o disseccare il germoglio.
Rachidi e infiorescenze: le macchie possono provocare imbrunimento, disseccamento parziale o perdita di parti del grappolo.
Acini: piccole macchie depresse bruno-rossastre si allargano formando un centro grigio circondato da un bordo scuro, il caratteristico aspetto “a occhio di uccello”. Gli acini possono screpolarsi, deformarsi, raggrinzire, mummificare o cadere.
Cause e diffusione
La malattia è causata dal fungo Elsinoë ampelina. Il patogeno sopravvive nei tessuti legnosi infetti e nei residui mummificati e diffonde a breve distanza soprattutto tramite schizzi di pioggia, acqua di sgrondo e contatto tra superfici bagnate. Chiome dense, scarsa circolazione dell’aria, piogge ripetute, irrigazione soprachioma e mancata rimozione dei tralci malati favoriscono le infezioni.
Non è una malattia trasmessa da insetti e non deriva da una carenza nutritiva. La diffusione a lunga distanza può avvenire con materiale vivaistico o di propagazione infetto; usare quindi materiale certificato e controllato.
Ciclo vitale e persistenza
Elsinoë ampelina supera principalmente l’inverno nei tralci infetti, nelle lesioni legnose e negli acini mummificati rimasti sulla pianta o sul terreno. In primavera, con temperature sufficienti e presenza di acqua libera, le strutture svernanti producono conidi; pioggia, rugiada e acqua di sgrondo li trasportano verso i tessuti verdi sensibili.
La germinazione e la penetrazione richiedono bagnatura. Le prime infezioni si concentrano spesso tra germogliamento e sviluppo iniziale degli acini, ma nuove infezioni possono verificarsi durante tutta la stagione se persistono piogge e vegetazione bagnata. Le lesioni recenti possono contribuire alla diffusione secondaria durante ulteriori periodi umidi.
Trattamento e difesa
Intervenire rapidamente con misure integrate: rimuovere, quando praticabile, germogli, grappoli e parti legnose fortemente colpiti; durante la stagione tagliare sotto le lesioni attive e disinfettare gli attrezzi tra piante quando il focolaio è grave. Eliminare il materiale infetto dal vigneto, evitando di manipolarlo quando è bagnato.
Ridurre la congestione della chioma e migliorare l’asciugatura della vegetazione. La protezione dei nuovi tessuti, se necessaria, deve essere pianificata in funzione del rischio locale, delle piogge e del monitoraggio, usando soltanto formulati legalmente autorizzati in Italia per quella coltura e avversità. Alternare modalità d’azione quando previsto dalle indicazioni tecniche e non ripetere trattamenti inefficaci o non giustificati dal rischio.
Difesa delicata e biologica
La gestione biologica e a basso impatto deve partire dalla riduzione dell’inoculo e della bagnatura:
- durante la potatura invernale eliminare tralci con cancri o numerose lesioni, tagliando sotto il tessuto apparentemente sano;
- rimuovere e allontanare dal vigneto i residui infetti e gli acini mummificati, senza lasciarli sotto la pergola o tra i filari;
- favorire una chioma aperta con potatura verde, sfogliatura e gestione equilibrata della vegetazione, evitando però eccessi che espongano gli acini a scottature;
- preferire l’irrigazione localizzata e irrigare al mattino quando possibile, evitando di bagnare la chioma;
- valutare, con un tecnico, eventuali mezzi microbiologici o prodotti ammessi in agricoltura biologica esclusivamente se autorizzati in Italia per vite e specifica avversità, seguendo l’etichetta vigente.
Prevenzione
In Italia la prevenzione è particolarmente importante nelle zone collinari o settentrionali e negli impianti dove le piogge primaverili-estive mantengono a lungo bagnata la vegetazione. Le misure più utili sono:
- scegliere cultivar e forme di allevamento coerenti con il clima locale e non reimpiantare materiale sospetto;
- eseguire una potatura invernale accurata, eliminando tralci lesionati, cancri e grappoli mummificati;
- asportare i residui dal vigneto oppure gestirli in modo da limitarne la permanenza vicino alla vegetazione;
- mantenere una chioma arieggiata e rapidamente asciugabile, controllando polloni e vegetazione eccessivamente fitta;
- evitare l’irrigazione soprachioma e correggere ristagni o drenaggio insufficiente;
- ispezionare germogli e grappolini dopo periodi piovosi, soprattutto dal germogliamento alla prima fase di sviluppo degli acini.
Curiosità
- Il caratteristico aspetto dell’acino, con centro grigio e bordo scuro, ha dato origine al nome inglese “bird’s-eye rot”.
- Il patogeno è associato al genere Vitis; le differenze di suscettibilità tra specie, ibridi e cultivar possono essere rilevanti.
- Il rischio dipende soprattutto dalla combinazione tra tessuti giovani, pioggia e bagnatura prolungata, non da una carenza nutrizionale.
- Le lesioni sui germogli e sui tralci possono costituire una fonte di inoculo per la stagione successiva.
Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari autorizzati in Italia per la vite e per l’avversità specifica, verificando sempre il registro vigente e rispettando rigorosamente etichetta, dosi, intervalli di sicurezza, intervalli tra applicazioni, dispositivi di protezione e prescrizioni ambientali. Non applicare un programma fungicida basato soltanto sulla diagnosi visiva: consultare un tecnico abilitato, soprattutto in presenza di sintomi atipici o di produzione destinata al consumo.