Brusone del riso
Malattia

Brusone del riso

Magnaporthe oryzae
In breve

Breve descrizione di Brusone del riso

Il brusone del riso è una malattia fungina provocata da Magnaporthe oryzae, nota anche in relazione alla forma asessuata Pyricularia oryzae. Le lesioni fusiformi sulle foglie sono caratteristiche, ma le infezioni di collo, nodi e pannocchie possono provocare sterilità, cariossidi vuote e perdite rilevanti. La diagnosi va distinta da altre maculature del riso.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFoglie, guaine, colletti, culmi, nodi, collo e peduncoli delle pannocchie, pannocchie e cariossidi; più raramente radici.
Condizioni favorevoliTemperature miti-calde, 9–14 ore o più di bagnatura fogliare, rugiada, nebbia o piogge frequenti, chiome dense e ombreggiate, cultivar sensibili, stress idrico, eccesso di azoto e livello dell’acqua basso o irregolare.
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Panoramica

Il brusone è una delle principali malattie fungine del riso. Il patogeno può infettare foglie, guaine, colletti, culmi, nodi, collo della pannocchia, peduncoli, pannocchie e cariossidi. Le infezioni fogliari riducono la superficie fotosintetica, mentre quelle del collo e della pannocchia sono spesso più dannose perché interrompono il rifornimento idrico e nutritivo durante la formazione dei granelli.

Il sintomo tipico è una lesione allungata, fusiforme o romboidale, con centro grigio-brunastro o biancastro e margine più scuro. L’aspetto può cambiare in funzione della varietà, dell’isolato fungino e dell’umidità. In Italia il nome corrente dell’avversità è brusone del riso; nella letteratura fitopatologica si incontrano anche i nomi Pyricularia oryzae e, in precedenza, Pyricularia grisea o Magnaporthe grisea.

La diagnosi non dovrebbe basarsi su una sola macchia: bruno del riso e altre maculature fogliari possono essere simili. Nei casi dubbi sono utili l’osservazione della sporulazione, la storia dell’appezzamento e, se necessario, una conferma di laboratorio.

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Sintomi e riconoscimento

  • Foglie: piccole macchie grigio-verdi, brunastre o apparentemente intrise d’acqua che si allungano formando lesioni fusiformi o romboidali, con centro grigio chiaro e margine bruno-rossastro.
  • Guaine e colletti: tacche allungate brune nella zona di inserzione della lamina fogliare; i tessuti possono necrotizzare e indebolirsi.
  • Nodi e collo: imbrunimenti fino a necrosi quasi nere. Una lesione che circonda il collo della pannocchia può provocare il cosiddetto brusone del collo.
  • Pannocchie: fuoriuscita incompleta, disseccamento grigio-bruno, ramificazioni necrotiche e cariossidi poco riempite o vuote.
  • Cariossidi e seme: macchie brune, imbrunimenti o scolorimenti delle glumelle e del seme.
  • In condizioni molto umide può comparire una sporulazione grigiastra polverulenta al centro delle lesioni, soprattutto sulle cultivar sensibili.
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Cause e diffusione

Magnaporthe oryzae produce conidi generalmente tricellulari su tessuti infetti. I conidi sono trasportati dal vento, dagli schizzi di pioggia e dal contatto tra organi bagnati. Il fungo può sopravvivere su residui colturali, seme infetto, riso volontario e alcune graminacee ospiti.

Il rischio cresce con cultivar suscettibili, precedenti di brusone nell’appezzamento, rugiada o nebbia persistenti, piogge frequenti, chiome fitte, ombreggiamento ai margini dei campi, stress da siccità, suoli sabbiosi o aree con sommersione insufficiente ed eccessi o distribuzioni tardive di azoto. Popolazioni geneticamente variabili possono superare la resistenza di alcune varietà.

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Ciclo vitale e persistenza

Il ciclo inizia quando un conidio raggiunge una superficie suscettibile del riso e rimane bagnato abbastanza a lungo da germinare. Il tubo germinativo forma un appressorio melanizzato, che sviluppa un’elevata pressione interna e un peg di penetrazione capace di attraversare la cuticola e la parete cellulare.

Dopo l’ingresso, il fungo cresce nei tessuti e sviluppa lesioni necrotiche visibili. Con umidità elevata, dai tessuti colpiti emergono conidiofori che producono nuovi conidi. Questi vengono dispersi da vento, pioggia e contatto tra foglie bagnate, permettendo più cicli secondari durante la stagione. L’infezione del collo vicino alla fioritura o alla spigatura è particolarmente pericolosa. In Italia la forma sessuata non è considerata una fase di campo rilevante.

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Trattamento e difesa

Ispezionare regolarmente foglie, colletti e soprattutto il collo della pannocchia dalla levata alla spigatura. Quando compaiono lesioni compatibili, verificare la distribuzione nel campo e distinguere il brusone da bruno del riso, danni da fitotossicità e altre maculature.

In presenza di rischio elevato, la protezione deve essere preventiva o tempestiva e concentrata sulle fasi fenologiche indicate dai disciplinari regionali e dai bollettini tecnici, in particolare quando la coltura si avvicina alla botticella e alla spigatura. Un trattamento tardivo non può riparare pannocchie già sterilizzate. Nei casi dubbi o con sintomi estesi, richiedere una diagnosi fitopatologica prima di intervenire.

Per ridurre la selezione di ceppi resistenti, rispettare il numero massimo di applicazioni e alternare, quando autorizzato e tecnicamente appropriato, fungicidi con diverso meccanismo d’azione. La scelta concreta del prodotto deve dipendere esclusivamente dalle autorizzazioni italiane vigenti e dall’etichetta.

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Difesa delicata e biologica

Non esiste un controllo biologico domestico affidabile che possa sostituire una strategia integrata nel riso. Le misure a minore impatto comprendono l’uso di seme sano e tracciabile, la scelta di varietà con la migliore tolleranza disponibile per l’areale, la distruzione o gestione corretta dei residui infetti e il controllo delle piante di riso volontarie e delle graminacee spontanee che possono mantenere l’inoculo.

È utile evitare semine eccessivamente fitte, nutrizione azotata sovrabbondante e condizioni che producono una chioma molto lussureggiante e poco ventilata. La gestione uniforme dell’acqua riduce lo stress della coltura; irrigazioni discontinue, livelli troppo bassi e ristagni non gestiti possono aumentare il rischio. In agricoltura biologica, ogni prodotto ammesso deve essere verificato nell’etichetta e nella normativa italiana vigente: non va considerato automaticamente efficace solo perché è di origine naturale.

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Prevenzione

  • Preferire sementi certificate e sane e varietà con tolleranza al brusone documentata per la zona e il sistema di coltivazione, ricordando che la resistenza può ridursi nel tempo.
  • Evitare semine troppo fitte o tardive e mantenere una densità che favorisca l’arieggiamento della chioma.
  • Programmare l’azoto sulla base delle analisi, della fertilità del terreno e del fabbisogno reale della coltura; evitare eccessi e distribuzioni non bilanciate.
  • Gestire la sommersione in modo uniforme, riducendo gli stress idrici e le oscillazioni non necessarie del livello dell’acqua.
  • Limitare la conservazione dell’inoculo rimuovendo o incorporando correttamente i residui secondo le regole agronomiche e ambientali locali, e controllare il riso volontario e le graminacee spontanee.
  • Monitorare soprattutto dalla levata alla spigatura, con attenzione a zone ombreggiate, bordi, aree sabbiose e appezzamenti con precedenti della malattia.
  • Applicare eventuali trattamenti solo sulla base del rischio, dei bollettini tecnici regionali e delle indicazioni dell’etichetta italiana aggiornata.
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Curiosità

  • Il nome Pyricularia oryzae indica la forma asessuata comunemente osservata e dispersa in campo.
  • Le popolazioni di Magnaporthe oryzae comprendono linee adattate a ospiti diversi: la presenza del fungo su una graminacea non significa automaticamente che quella popolazione abbia la stessa capacità patogena sul riso.
  • Le piante giovani sono generalmente più vulnerabili al brusone fogliare; la sensibilità può variare con l’età della foglia e con la varietà.
  • Il brusone del collo può causare danni molto maggiori rispetto a numerose lesioni fogliari, perché compromette il riempimento della pannocchia.
  • Una varietà precedentemente tollerante può diventare più suscettibile se la popolazione del patogeno cambia.
Importante nota sulla protezione delle piante

Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per il riso e per il brusone, verificando sempre l’etichetta vigente, le colture e gli impieghi autorizzati, le dosi, i tempi di carenza, il numero massimo di trattamenti e le prescrizioni ambientali. Non applicare fungicidi sulla base del solo nome della sostanza attiva o di indicazioni estere. Integrare ogni intervento con varietà tolleranti, gestione agronomica e monitoraggio del rischio; alternare i meccanismi d’azione autorizzati per ridurre il rischio di resistenza.