
Brusone del riso
Magnaporthe oryzaeBreve descrizione di Brusone del riso
Il brusone del riso è una malattia fungina provocata da Magnaporthe oryzae, nota anche in relazione alla forma asessuata Pyricularia oryzae. Le lesioni fusiformi sulle foglie sono caratteristiche, ma le infezioni di collo, nodi e pannocchie possono provocare sterilità, cariossidi vuote e perdite rilevanti. La diagnosi va distinta da altre maculature del riso.
Condizioni tipiche
Panoramica
Il brusone è una delle principali malattie fungine del riso. Il patogeno può infettare foglie, guaine, colletti, culmi, nodi, collo della pannocchia, peduncoli, pannocchie e cariossidi. Le infezioni fogliari riducono la superficie fotosintetica, mentre quelle del collo e della pannocchia sono spesso più dannose perché interrompono il rifornimento idrico e nutritivo durante la formazione dei granelli.
Il sintomo tipico è una lesione allungata, fusiforme o romboidale, con centro grigio-brunastro o biancastro e margine più scuro. L’aspetto può cambiare in funzione della varietà, dell’isolato fungino e dell’umidità. In Italia il nome corrente dell’avversità è brusone del riso; nella letteratura fitopatologica si incontrano anche i nomi Pyricularia oryzae e, in precedenza, Pyricularia grisea o Magnaporthe grisea.
La diagnosi non dovrebbe basarsi su una sola macchia: bruno del riso e altre maculature fogliari possono essere simili. Nei casi dubbi sono utili l’osservazione della sporulazione, la storia dell’appezzamento e, se necessario, una conferma di laboratorio.
Sintomi e riconoscimento
- Foglie: piccole macchie grigio-verdi, brunastre o apparentemente intrise d’acqua che si allungano formando lesioni fusiformi o romboidali, con centro grigio chiaro e margine bruno-rossastro.
- Guaine e colletti: tacche allungate brune nella zona di inserzione della lamina fogliare; i tessuti possono necrotizzare e indebolirsi.
- Nodi e collo: imbrunimenti fino a necrosi quasi nere. Una lesione che circonda il collo della pannocchia può provocare il cosiddetto brusone del collo.
- Pannocchie: fuoriuscita incompleta, disseccamento grigio-bruno, ramificazioni necrotiche e cariossidi poco riempite o vuote.
- Cariossidi e seme: macchie brune, imbrunimenti o scolorimenti delle glumelle e del seme.
- In condizioni molto umide può comparire una sporulazione grigiastra polverulenta al centro delle lesioni, soprattutto sulle cultivar sensibili.
Cause e diffusione
Magnaporthe oryzae produce conidi generalmente tricellulari su tessuti infetti. I conidi sono trasportati dal vento, dagli schizzi di pioggia e dal contatto tra organi bagnati. Il fungo può sopravvivere su residui colturali, seme infetto, riso volontario e alcune graminacee ospiti.
Il rischio cresce con cultivar suscettibili, precedenti di brusone nell’appezzamento, rugiada o nebbia persistenti, piogge frequenti, chiome fitte, ombreggiamento ai margini dei campi, stress da siccità, suoli sabbiosi o aree con sommersione insufficiente ed eccessi o distribuzioni tardive di azoto. Popolazioni geneticamente variabili possono superare la resistenza di alcune varietà.
Ciclo vitale e persistenza
Il ciclo inizia quando un conidio raggiunge una superficie suscettibile del riso e rimane bagnato abbastanza a lungo da germinare. Il tubo germinativo forma un appressorio melanizzato, che sviluppa un’elevata pressione interna e un peg di penetrazione capace di attraversare la cuticola e la parete cellulare.
Dopo l’ingresso, il fungo cresce nei tessuti e sviluppa lesioni necrotiche visibili. Con umidità elevata, dai tessuti colpiti emergono conidiofori che producono nuovi conidi. Questi vengono dispersi da vento, pioggia e contatto tra foglie bagnate, permettendo più cicli secondari durante la stagione. L’infezione del collo vicino alla fioritura o alla spigatura è particolarmente pericolosa. In Italia la forma sessuata non è considerata una fase di campo rilevante.
Trattamento e difesa
Ispezionare regolarmente foglie, colletti e soprattutto il collo della pannocchia dalla levata alla spigatura. Quando compaiono lesioni compatibili, verificare la distribuzione nel campo e distinguere il brusone da bruno del riso, danni da fitotossicità e altre maculature.
In presenza di rischio elevato, la protezione deve essere preventiva o tempestiva e concentrata sulle fasi fenologiche indicate dai disciplinari regionali e dai bollettini tecnici, in particolare quando la coltura si avvicina alla botticella e alla spigatura. Un trattamento tardivo non può riparare pannocchie già sterilizzate. Nei casi dubbi o con sintomi estesi, richiedere una diagnosi fitopatologica prima di intervenire.
Per ridurre la selezione di ceppi resistenti, rispettare il numero massimo di applicazioni e alternare, quando autorizzato e tecnicamente appropriato, fungicidi con diverso meccanismo d’azione. La scelta concreta del prodotto deve dipendere esclusivamente dalle autorizzazioni italiane vigenti e dall’etichetta.
Difesa delicata e biologica
Non esiste un controllo biologico domestico affidabile che possa sostituire una strategia integrata nel riso. Le misure a minore impatto comprendono l’uso di seme sano e tracciabile, la scelta di varietà con la migliore tolleranza disponibile per l’areale, la distruzione o gestione corretta dei residui infetti e il controllo delle piante di riso volontarie e delle graminacee spontanee che possono mantenere l’inoculo.
È utile evitare semine eccessivamente fitte, nutrizione azotata sovrabbondante e condizioni che producono una chioma molto lussureggiante e poco ventilata. La gestione uniforme dell’acqua riduce lo stress della coltura; irrigazioni discontinue, livelli troppo bassi e ristagni non gestiti possono aumentare il rischio. In agricoltura biologica, ogni prodotto ammesso deve essere verificato nell’etichetta e nella normativa italiana vigente: non va considerato automaticamente efficace solo perché è di origine naturale.
Prevenzione
- Preferire sementi certificate e sane e varietà con tolleranza al brusone documentata per la zona e il sistema di coltivazione, ricordando che la resistenza può ridursi nel tempo.
- Evitare semine troppo fitte o tardive e mantenere una densità che favorisca l’arieggiamento della chioma.
- Programmare l’azoto sulla base delle analisi, della fertilità del terreno e del fabbisogno reale della coltura; evitare eccessi e distribuzioni non bilanciate.
- Gestire la sommersione in modo uniforme, riducendo gli stress idrici e le oscillazioni non necessarie del livello dell’acqua.
- Limitare la conservazione dell’inoculo rimuovendo o incorporando correttamente i residui secondo le regole agronomiche e ambientali locali, e controllare il riso volontario e le graminacee spontanee.
- Monitorare soprattutto dalla levata alla spigatura, con attenzione a zone ombreggiate, bordi, aree sabbiose e appezzamenti con precedenti della malattia.
- Applicare eventuali trattamenti solo sulla base del rischio, dei bollettini tecnici regionali e delle indicazioni dell’etichetta italiana aggiornata.
Curiosità
- Il nome Pyricularia oryzae indica la forma asessuata comunemente osservata e dispersa in campo.
- Le popolazioni di Magnaporthe oryzae comprendono linee adattate a ospiti diversi: la presenza del fungo su una graminacea non significa automaticamente che quella popolazione abbia la stessa capacità patogena sul riso.
- Le piante giovani sono generalmente più vulnerabili al brusone fogliare; la sensibilità può variare con l’età della foglia e con la varietà.
- Il brusone del collo può causare danni molto maggiori rispetto a numerose lesioni fogliari, perché compromette il riempimento della pannocchia.
- Una varietà precedentemente tollerante può diventare più suscettibile se la popolazione del patogeno cambia.
Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per il riso e per il brusone, verificando sempre l’etichetta vigente, le colture e gli impieghi autorizzati, le dosi, i tempi di carenza, il numero massimo di trattamenti e le prescrizioni ambientali. Non applicare fungicidi sulla base del solo nome della sostanza attiva o di indicazioni estere. Integrare ogni intervento con varietà tolleranti, gestione agronomica e monitoraggio del rischio; alternare i meccanismi d’azione autorizzati per ridurre il rischio di resistenza.