
Nottua mediterranea del mais
Sesamia nonagrioides LefèbvreBreve descrizione di Nottua mediterranea del mais
La nottua mediterranea del mais, Sesamia nonagrioides, è una farfalla notturna le cui larve penetrano nelle guaine fogliari e nei fusti del mais, scavando gallerie nel midollo. Gli attacchi possono provocare “cuore morto” nelle piante giovani, indebolimento dei culmi, allettamento e perdite di resa. In Italia la diagnosi deve distinguere questa specie dalla piralide e da altre sesamie.
Condizioni tipiche
Panoramica
Le larve neonate si alimentano inizialmente nella spirale fogliare, nelle ascelle o sotto le guaine, poi penetrano nel culmo e consumano il midollo. Nelle piante giovani il danneggiamento della zona apicale può causare il disseccamento del germoglio centrale, detto “cuore morto”. Nelle piante sviluppate le gallerie interrompono parzialmente i tessuti di trasporto, indeboliscono gli internodi e aumentano il rischio di rottura e allettamento.
La specie è associata soprattutto alle regioni mediterranee e alle aree italiane più calde, ma la presenza e l’importanza economica variano con clima, coltura e annata. La diagnosi basata soltanto sui sintomi non è affidabile: quando possibile occorre esaminare larve, esuvie, adulti o gallerie caratteristiche.
Sintomi e riconoscimento
- Fori di ingresso alla base del fusto o sotto le guaine fogliari.
- Rosura e frass simile a segatura attorno ai fori e nelle ascelle fogliari.
- Gallerie longitudinali nel midollo, visibili sezionando il culmo.
- Disseccamento del germoglio centrale e crescita stentata nelle piante giovani.
- Ingiallimento o senescenza anticipata delle foglie, fusti fragili, rotture e allettamento nelle piante adulte.
- Larve da biancastre a rosa-giallastre all’interno del fusto; masse di uova nascoste tra guaina e culmo.
Questi sintomi non distinguono con certezza S. nonagrioides da Ostrinia nubilalis, S. cretica e altri perforatori del mais.
Cause e diffusione
La diffusione locale avviene soprattutto attraverso il volo degli adulti verso nuove colture e la deposizione delle uova su mais, sorgo o graminacee idonee. La popolazione aumenta con mais in successione, piante spontanee o ricacci di mais, sorghetta non controllata, generazioni sovrapposte e residui infetti lasciati in piedi.
Il trasporto di fusti, foraggi o materiale vegetale infestato può favorire spostamenti a breve distanza. Non è un patogeno trasmesso dal seme.
Ciclo vitale e persistenza
Gli adulti sono falene prevalentemente notturne. Le femmine depongono gruppi di uova in fessure protette tra fusto e guaina fogliare. Dopo una breve alimentazione superficiale, le larve penetrano nel culmo, dove scavano gallerie nel midollo e risultano più difficili da raggiungere con trattamenti di contatto.
Nel bacino mediterraneo possono svilupparsi in genere da due a quattro generazioni, ma il numero dipende da temperatura, latitudine, disponibilità di ospiti e durata della stagione vegetativa. Le larve mature possono svernare nei fusti e negli stocchi; la generazione successiva emerge durante il periodo caldo.
Trattamento e difesa
Prima di intervenire, aprire alcuni fusti e verificare la presenza di larve, gallerie e frass; se necessario, far confermare il reperto da un tecnico. In piccoli appezzamenti, rimuovere e distruggere le piante isolate infestate prima dell’emergenza degli adulti.
Nei campi commerciali il momento decisivo è quello della schiusa delle uova e della presenza di larve molto giovani, prima che penetrino profondamente nel culmo. Il monitoraggio con trappole a feromone, controlli delle guaine e indicazioni dei servizi fitosanitari locali può guidare la scelta della finestra d’intervento. Una volta entrate nel fusto, le larve sono difficili da colpire e i trattamenti tardivi hanno efficacia ridotta.
Integrare sempre misura agronomica, monitoraggio, conservazione degli antagonisti e, solo quando giustificato, un prodotto autorizzato.
Difesa delicata e biologica
Nelle piccole coltivazioni eliminare tempestivamente le piante fortemente infestate prima che le larve completino lo sviluppo e allontanare o distruggere il materiale infestato. Dopo la raccolta, trinciare finemente e interrare o gestire rapidamente gli stocchi, evitando residui alti e integri che possano ospitare larve svernanti.
Conservare e favorire gli antagonisti naturali evitando trattamenti ad ampio spettro non necessari. I parassitoidi delle larve e altri nemici naturali possono contribuire alla regolazione, ma l’efficacia dipende dall’area e dalla disponibilità di programmi biologici realmente autorizzati. Trappole a feromone e monitoraggio delle ovideposizioni aiutano a individuare il momento di maggiore vulnerabilità delle larve.
Prevenzione
- Alternare il mais con colture non ospiti quando l’avvicendamento è agronomicamente possibile.
- Gestire rapidamente gli stocchi dopo la raccolta mediante trinciatura accurata e, ove appropriato, incorporazione nel terreno.
- Eliminare mais spontaneo e contenere la sorghetta ai bordi e all’interno degli appezzamenti.
- Ispezionare giovani piante, guaine e spirale fogliare alla ricerca di uova, rosure fresche e sintomi di “cuore morto”.
- Utilizzare ibridi adattati all’ambiente e seguire le indicazioni tecniche locali; eventuali materiali con caratteri di resistenza devono essere impiegati nel rispetto delle prescrizioni e dei piani di gestione della resistenza.
- Coordinare il monitoraggio con i bollettini fitosanitari regionali, soprattutto nelle aree italiane più calde e nei campi con precedenti attacchi.
Curiosità
- Il mais è generalmente l’ospite più favorevole tra quelli studiati; sorgo e sorghetta possono sostenere lo sviluppo, ma spesso con prestazioni inferiori.
- Le femmine possono deporre uova anche su alcune graminacee spontanee e palustri, ma la deposizione non implica necessariamente che la pianta sostenga l’intero ciclo.
- Le larve protette nel culmo sono molto meno esposte ai prodotti di contatto rispetto alle larve appena schiuse.
- In Italia la “sesamia del mais” può coesistere con la piralide e con Sesamia cretica, rendendo importante il riconoscimento entomologico.
Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità specifica, verificando sempre l’etichetta vigente, le colture autorizzate, le dosi, i tempi di carenza, i dispositivi di protezione e le eventuali limitazioni regionali. Gli interventi devono essere basati sul monitoraggio e mirati alle larve giovani, prima della penetrazione nel fusto; evitare trattamenti calendarizzati o non giustificati.