
Midollo rosso della fragola
Phytophthora fragariaeBreve descrizione di Midollo rosso della fragola
Il midollo rosso della fragola è una malattia radicale persistente causata dall’oomicete Phytophthora fragariae. Si sviluppa soprattutto in terreni freddi, compatti e saturi d’acqua, spesso in chiazze nelle zone più depresse dell’impianto. Le radici fini marciscono dalla punta e, sezionando una radice, il cilindro centrale può apparire rosso-bruno. La pianta rimane stentata, produce pochi frutti piccoli e può collassare.
Condizioni tipiche
Panoramica
La malattia colpisce principalmente le radici della fragola (Fragaria × ananassa) e tende a comparire in focolai o strisce associate alle aree più umide dell’appezzamento, non necessariamente in modo uniforme. Le piante possono apparire deboli o normali nelle fasi iniziali, mentre la perdita progressiva delle radici riduce l’assorbimento di acqua e nutrienti.
Il segno diagnostico più noto è il midollo, o stele, rosso-rossastro visibile sezionando longitudinalmente una radice relativamente fresca, sopra la parte marcia. Non è tuttavia un criterio assoluto: il colore varia con età della radice, cultivar, temperatura e gravità dell’infezione. Il marciume del colletto può essere causato anche da altre specie di Phytophthora e non identifica da solo P. fragariae.
In Italia le fonti fitosanitarie riportano segnalazioni storiche e pochi ritrovamenti, ma la situazione nazionale attuale non è definita con certezza. In caso di impianti da rinnovare o reimpiantare, è prudente far analizzare radici e terreno prima di spostare materiale o acqua.
Sintomi e riconoscimento
- Chiazze di piante stentate nelle zone basse, umide o con ristagno.
- Foglie giovani blu-verdi; foglie più vecchie giallastre, aranciate o rossastre.
- Piccioli corti, scarso sviluppo degli stoloni, crescita debole e appassimento durante periodi caldi o asciutti nonostante il terreno umido.
- Frutti pochi e piccoli; nei casi gravi, collasso e morte prima o durante la fruttificazione.
- Radichette laterali marce o scomparse e apici radicali necrotici, con tipico aspetto “a coda di topo”.
- Sezione longitudinale di una radice: stele interna rosso-rossastra o rosso-bruna sopra la punta decomposta.
Il colore rosso della stele è utile ma non sufficiente da solo. Prelevare più piante ai margini e al centro del focolaio, mantenere le radici umide e fresche e richiedere una diagnosi specialistica.
Cause e diffusione
Il patogeno sopravvive nel terreno infetto e si moltiplica quando i pori rimangono pieni d’acqua. Le zoospore raggiungono le radici attraverso i film d’acqua e possono essere trasportate da ruscellamento, drenaggio, piogge intense e irrigazione mal gestita.
Le principali vie di introduzione o diffusione sono piantine infette o contaminate, zolle di terreno, fango su scarpe e attrezzature, contenitori riutilizzati e acqua proveniente da aree malate. Il movimento verso valle spiega spesso l’espansione dei focolai. Il semplice avvicendamento annuale non garantisce l’eliminazione del rischio.
Ciclo vitale e persistenza
Phytophthora fragariae persiste nel terreno soprattutto come oospore resistenti, che possono sopravvivere per molti anni anche in assenza di fragole. Quando il terreno rimane saturo, le strutture di sporulazione liberano zoospore mobili che si spostano nei pori pieni d’acqua verso gli apici radicali.
L’infezione inizia generalmente sulle radici giovani; seguono marciume dell’apice, perdita delle radichette laterali e progressione verso tessuti radicali più vecchi e talvolta il colletto. Le radici e il terreno infetti mantengono l’inoculo dopo la morte o l’estirpazione delle piante. Il periodo di maggiore espressione dipende dal clima e dalla gestione, ma in Italia il rischio aumenta durante autunno, inverno e inizio primavera nelle aree più fresche e umide.
Trattamento e difesa
Non esiste una cura risolutiva per le piante con apparato radicale ampiamente distrutto. Estirpare le piante gravemente colpite, asportando quanto più possibile le radici e il terreno aderente, e non reimpiantare immediatamente fragole nello stesso punto senza una valutazione tecnica del rischio.
Prima di rinnovare l’impianto, verificare drenaggio, pendenza, compattazione e provenienza dell’acqua. Nei focolai sospetti, inviare radici fresche e, se richiesto dal laboratorio, campioni di terreno a un servizio fitopatologico qualificato. La gestione deve puntare a ridurre l’umidità persistente, impedire la diffusione dell’inoculo e usare materiale sano; eventuali interventi fitosanitari autorizzati hanno soprattutto funzione preventiva o di contenimento e devono seguire scrupolosamente l’etichetta italiana aggiornata.
Difesa delicata e biologica
Non esiste un trattamento biologico o “naturale” capace di risanare con affidabilità piante già gravemente infette. La strategia più efficace è preventiva e integrata:
- utilizzare piantine certificate, ispezionate e provenienti da vivaisti affidabili;
- preferire aiuole rialzate o baulate dove il drenaggio è lento e correggere compattamenti e ristagni prima dell’impianto;
- regolare l’irrigazione con sistemi localizzati, evitando sia la saturazione prolungata sia lo stress idrico;
- rimuovere le piante fortemente compromesse con il loro apparato radicale e non trasferire il terreno ad altre parcelle;
- lavare e disinfettare attrezzi, calzature, contenitori e macchine prima di passare da zone sospette a zone sane;
- contenere il deflusso superficiale e non convogliare l’acqua dalle aree infette verso filari sani;
- valutare, con un tecnico, l’uso di microrganismi antagonisti registrati o ammendanti biologici: l’efficacia è variabile e non sostituisce drenaggio, igiene e materiale di propagazione sano.
Prevenzione
- Impiantare solo materiale di propagazione sano, certificato o accompagnato da adeguate garanzie fitosanitarie.
- Scegliere terreni ben drenati; usare baulature o aiuole rialzate nelle situazioni predisposte al ristagno.
- Non lavorare il terreno quando è bagnato e correggere le condizioni che favoriscono la compattazione.
- Distribuire l’acqua in modo uniforme e limitare i periodi di saturazione.
- Preferire cultivar con resistenza documentata e pertinente alla popolazione locale, ricordando che la resistenza non è universale.
- Ispezionare le radici delle piantine prima del trapianto e isolare i lotti sospetti.
- Rimuovere tempestivamente le piante gravemente malate e smaltirle senza compostare terreno o radici infette.
- Pulire attrezzi, ruote, calzature e contenitori; organizzare i lavori dalle parcelle sane verso quelle sospette.
- Controllare ruscellamento e drenaggio e non spostare acqua da un focolaio verso impianti sani.
Curiosità
- Il nome comune deriva dalla colorazione rossa del cilindro centrale della radice, non da una lesione primaria del frutto.
- Le infezioni possono formare focolai che si allungano verso valle, perché l’acqua di ruscellamento trasporta l’inoculo.
- Secondo la banca dati EPPO, in condizioni naturali gli ospiti documentati sono soprattutto la fragola coltivata e, in alcune fonti, Rubus × loganobaccus; il vecchio riferimento a P. fragariae var. rubi va distinto da Phytophthora rubi.
- La resistenza varietale può ridurre la gravità, ma non è necessariamente efficace contro tutte le popolazioni o razze del patogeno.
- Togliere le fragole per una sola stagione non equivale a disinfestare il terreno, perché le oospore possono persistere a lungo.
Non applicare prodotti fitosanitari sulla base del solo sintomo. Utilizzare esclusivamente formulati legalmente autorizzati in Italia per la fragola e per l’avversità specifica, verificando l’etichetta vigente nel momento dell’impiego, le colture autorizzate, le dosi, i tempi di carenza e le limitazioni d’uso. La difesa chimica, quando prevista, è preventiva o di contenimento e non risana in modo affidabile un apparato radicale già gravemente compromesso.