
Maculatura fogliare del melo da Marssonina
Diplocarpon mali Harada & Sawamura; spesso trattato come sinonimo o nome precedente di Diplocarpon coronariae (Ellis & J.J. Davis) Wöhner & Rossman. Marssonina coronaria è il precedente nome della forma anamorfa.Breve descrizione di Maculatura fogliare del melo da Marssonina
La maculatura fogliare del melo da Marssonina è una malattia fungina associata a Diplocarpon mali, oggi spesso ricondotto a Diplocarpon coronariae, con Marssonina coronaria come nome dell’anamorfosi. Colpisce soprattutto le foglie mature, causando macchie bruno-grigiastre, ingiallimento e defogliazione estiva precoce. In Italia è stata segnalata in Piemonte e Alto Adige, soprattutto in frutteti umidi o poco protetti.
Condizioni tipiche
Panoramica
La maculatura fogliare da Marssonina colpisce soprattutto le foglie mature del melo e diventa evidente tra l’inizio e la metà dell’estate, spesso dopo periodi piovosi prolungati. Le prime lesioni sono piccole macchie rotonde o irregolari, bruno-grigiastre, olivastre, violacee o quasi nere. Con l’espansione possono confluire, provocare ingiallimento del lembo e determinare una defogliazione precoce, talvolta mentre i frutti sono ancora sull’albero.
In Italia è stata segnalata inizialmente nel 2001-2002 a Forno Canavese, in provincia di Torino, e in seguito in frutteti del territorio di Bolzano. La diagnosi differenziale deve considerare ticchiolatura, maculatura bruna da Alternaria, maculatura fogliare frogeye, danni da fitotossicità e altre cause di defogliazione estiva. Quando la diagnosi ha conseguenze economiche rilevanti, è opportuno far esaminare campioni rappresentativi.
Sintomi e riconoscimento
Sulle foglie compaiono piccole macchie brune, grigie, olivastre, rossastre o quasi nere, talvolta con margine violaceo più scuro. Le lesioni aumentano di diametro, si uniscono e possono mostrare minuscoli acervuli neri, visibili come puntini sulla superficie.
Il tessuto circostante tende a ingiallire; nei casi severi le foglie cadono prematuramente, spesso iniziando dalla parte interna e bassa della chioma e procedendo verso l’esterno e l’alto. I frutti sono colpiti meno frequentemente: possono sviluppare macchie brune che diventano ovali, depresse e quasi nere, talvolta con acervuli, con sintomi che possono risultare più evidenti durante la conservazione.
Cause e diffusione
La principale fonte di inoculo è costituita dalle foglie infette cadute a terra. Le spore vengono diffuse da pioggia battente, ruscellamento superficiale, vento con pioggia e contatto tra foglie bagnate; non è necessario un vettore animale.
Il rischio aumenta in chiome dense e poco ventilate, dopo temporali estivi ripetuti, con rugiada persistente o irrigazione soprachioma e quando la copertura protettiva viene interrotta dalle precipitazioni. Materiale vivaistico con foglie infette può favorire l’introduzione a distanza, mentre il frutto è generalmente considerato una via meno importante. Una volta stabilita, la malattia può diffondersi rapidamente attraverso cicli secondari durante periodi umidi.
Ciclo vitale e persistenza
Il fungo sopravvive soprattutto nelle foglie di melo cadute e infette. In primavera, le strutture svernanti possono liberare ascospore, mentre durante la stagione vegetativa gli acervuli neri presenti sulle lesioni producono conidi. L’importanza relativa della fase sessuata e di quella asessuata può variare secondo l’area e non è definita allo stesso modo in tutti i contesti europei.
Pioggia, vento associato alla pioggia e contatto tra superfici fogliari bagnate trasferiscono le spore. Le infezioni richiedono foglie umide; a circa 20-25 °C i conidi possono germinare dopo alcune ore di bagnatura. Dopo un periodo di incubazione compaiono le macchie, che producono nuovi acervuli e alimentano cicli secondari durante le estati umide. I sintomi visibili possono comparire con ritardo rispetto all’infezione.
Trattamento e difesa
Quando i sintomi sono già estesi, rimuovere le foglie cadute e migliorare aerazione e asciugatura della chioma; queste misure riducono l’inoculo futuro ma non risanano le lesioni già presenti. Evitare di bagnare il fogliame e controllare il frutteto dopo ogni periodo di piogge ripetute.
Nei frutteti commerciali la protezione fungicida, se necessaria, deve essere preventiva o tempestiva rispetto alle infezioni e basata su rischio meteorologico, storia del campo e prescrizioni tecniche locali. In Italia usare soltanto formulati autorizzati per il melo e per l’avversità specifica, rispettando rigorosamente l’etichetta vigente, i tempi di carenza e le limitazioni d’impiego. Non è corretto trasferire automaticamente calendari o sostanze registrati negli Stati Uniti o in altri Paesi.
Difesa delicata e biologica
La gestione biologica e a basso impatto deve puntare soprattutto alla riduzione dell’inoculo e della bagnatura fogliare:
- raccogliere, triturare finemente o incorporare le foglie cadute dopo la caduta autunnale, favorendone la decomposizione;
- eliminare le foglie fortemente infette nei piccoli impianti e non lasciarle sotto la chioma;
- potare con moderazione per aprire la chioma e migliorare la ventilazione, evitando tagli eccessivi;
- preferire l’irrigazione localizzata e non bagnare il fogliame;
- mantenere il terreno drenato e contenere la vegetazione troppo fitta alla base della chioma;
- ispezionare regolarmente le foglie mature dopo piogge ripetute e rimuovere tempestivamente le parti già compromesse, senza sostituire la potatura sanitaria alle altre misure.
Non esiste una soluzione biologica universale da applicare senza verifica: eventuali microrganismi antagonisti o prodotti ammessi in agricoltura biologica devono essere registrati e autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità indicate in etichetta.
Prevenzione
La prevenzione inizia dalla gestione delle foglie cadute: triturarle accuratamente o rimuoverle riduce la quantità di inoculo disponibile nella primavera successiva. Nei frutteti, mantenere una chioma equilibrata e arieggiata con potature corrette, evitare ristagni e preferire l’irrigazione a goccia.
Da fine primavera all’estate controllare soprattutto le foglie mature nella parte interna e bassa della chioma, oltre a quelle esposte. Annotare data delle piogge, varietà, posizione dei primi focolai e andamento della defogliazione. In impianti professionali, integrare igiene del frutteto, monitoraggio delle piogge e della bagnatura fogliare, coperture tempestive quando previste dai programmi locali e rotazione dei meccanismi d’azione autorizzati, evitando applicazioni a calendario non giustificate.
Curiosità
- La malattia è stata segnalata in Italia all’inizio degli anni 2000, prima in Piemonte e poi in Alto Adige.
- La defogliazione può iniziare in piena estate e ridurre la capacità dell’albero di accumulare riserve.
- Le macchie fogliari possono contenere piccoli acervuli neri, utili per distinguere la malattia da alcune fisiopatie.
- Le infezioni dei frutti sono generalmente meno comuni di quelle fogliari e possono diventare più evidenti in conservazione.
- La nomenclatura riflette la storia del fungo: Diplocarpon mali e Diplocarpon coronariae sono nomi usati in contesti diversi, mentre Marssonina coronaria si riferisce alla precedente forma conidica.
Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per il melo e per questa avversità, verificando sempre l’etichetta aggiornata, le colture autorizzate, le dosi, il numero massimo di applicazioni, i tempi di carenza e i dispositivi di protezione individuale. Non adottare programmi fungicidi desunti da altri Paesi o da colture diverse.