Necrosi del midollo del pomodoro
Malattia

Necrosi del midollo del pomodoro

Pseudomonas corrugata
In breve

Breve descrizione di Necrosi del midollo del pomodoro

La necrosi del midollo del pomodoro è una batteriosi associata soprattutto a Pseudomonas corrugata, ma sintomi simili possono dipendere da altre specie batteriche. Il midollo del fusto imbrunisce, si degrada e può diventare cavo o compartimentato; compaiono inoltre lesioni scure, radici avventizie, ingiallimento e appassimento. Notti fresche, umidità elevata e fertilizzazione azotata eccessiva aumentano il rischio.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteMidollo del fusto principale e dei rami, con possibile coinvolgimento dei tessuti vascolari vicini; possono essere colpiti anche piccioli, germogli e foglie. Frequenti le radici avventizie lungo il fusto lesionato.
Condizioni favorevoliNotti fresche, periodi nuvolosi, elevata umidità dell'aria, bagnatura prolungata di foglie e fusti, scarsa ventilazione, irrigazione eccessiva, crescita molto vigorosa e fertilizzazione azotata elevata. Ferite da trapianto, legatura, potatura, sfemminellatura o lavorazioni facilitano l'ingresso.
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Panoramica

La necrosi del midollo del pomodoro colpisce soprattutto piante già sviluppate, spesso quando il primo grappolo raggiunge lo stadio di verde maturo. Il sintomo distintivo è interno: il midollo del fusto diventa bruno, necrotico, degradato e talvolta cavo o suddiviso in camere. All'esterno possono comparire striature e lesioni bruno-scure, fessurazioni, rigonfiamenti e abbondanti radici avventizie. Il quadro è frequente soprattutto in serre non riscaldate e tunnel con elevata umidità, ma può comparire anche in pieno campo. La sola osservazione dei sintomi non permette di attribuire con certezza la causa a P. corrugata.

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Sintomi e riconoscimento

I primi segnali compaiono spesso quando il primo grappolo si avvicina alla maturazione verde.

  • Ingiallimento o clorosi delle foglie, inizialmente basali o giovani.
  • Appassimento dei germogli superiori o di singoli rami.
  • Lesioni, striature, fessurazioni o aree depresse bruno-scure fino a nere sul fusto.
  • Numerose radici avventizie vicino alle lesioni.
  • Sezionando il fusto longitudinalmente, midollo bruno, grigio-bruno o nerastro, collassato, degradato, cavo o compartimentato.
  • Nei casi gravi, indebolimento del fusto, ridotta conduzione dell'acqua e progressivo appassimento.

Il quadro può essere confuso con cancro batterico, avvizzimenti batterici, marciumi del colletto o altri disturbi del fusto.

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Cause e diffusione

L'inoculo può provenire da terreno, rizosfera, residui colturali, piantine, seme o materiali contaminati. La diffusione è favorita da schizzi d'acqua, superfici bagnate, mani e strumenti durante potatura, legatura e raccolta, oltre che da ferite causate da trapianto, lavorazioni, sfemminellatura o fessurazioni. Chiome fitte, umidità persistente, ristagni, scarsa ventilazione eccesso di azoto aumentano l'espressione della malattia. La presenza di sintomi simili non dimostra tuttavia che la causa sia necessariamente P. corrugata.

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Ciclo vitale e persistenza

Il batterio può sopravvivere nel terreno, nella rizosfera e nei residui infetti; il coinvolgimento di seme e trapianti contaminati è possibile, ma la frequenza della trasmissione da seme non è completamente definita. È considerato un patogeno opportunista, favorito da ferite e aperture naturali. Dopo la colonizzazione dei tessuti interni può provocare la necrosi del midollo quando coincidono elevata umidità, acqua libera, notti fresche e crescita azotata rapida. La diffusione tra piante può avvenire con schizzi d'acqua, mani, utensili, clip, tutori, contenitori, substrati e residui vegetali contaminati.

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Trattamento e difesa

Non esiste una terapia affidabile capace di ricostituire il midollo necrotico. Le piante con fusto collassato, forte imbrunimento interno o appassimento progressivo vanno rimosse con cautela e allontanate dalla coltura.

Se la lesione è limitata e il fusto conserva buona consistenza, si può tentare di mantenere la pianta riducendo immediatamente umidità e bagnatura, migliorando la ventilazione, correggendo l'irrigazione e sospendendo gli apporti azotati non necessari. La produttività può tuttavia diminuire e la pianta resta una possibile fonte di contaminazione.

Non potare o bendare il fusto come se si trattasse di una semplice ferita e non affidarsi alla diagnosi visiva per distinguere questa sindrome da cancro batterico, avvizzimento batterico o marciumi. Nei casi economicamente rilevanti è indicata la conferma laboratoristica.

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Difesa delicata e biologica

La gestione biologica e a basso impatto deve puntare soprattutto sull'esclusione, sull'igiene e sulla riduzione dell'umidità, perché il midollo già necrotico non viene rigenerato.

  • Usare seme, piantine, contenitori, substrati e materiali di sostegno da fornitori affidabili e privi di sintomi.
  • Rimuovere tempestivamente le piante fortemente colpite, evitando di scuotere il terreno o bagnare le piante vicine; eliminare i residui fuori dalla serra e dall'area di coltivazione secondo le regole locali.
  • Disinfettare cesoie, forbici, coltelli, mani, guanti, clip, tutori e superfici prima di passare a piante sane.
  • Preferire irrigazione localizzata e intervenire al mattino, lasciando asciugare rapidamente la vegetazione.
  • Favorire ventilazione, distanze adeguate e una chioma non eccessivamente densa.
  • Evitare concimazioni azotate abbondanti e crescita troppo tenera, soprattutto durante periodi freschi e nuvolosi.

Non considerare automaticamente i preparati a base di microrganismi utili, estratti vegetali o rame come cura della necrosi interna: la loro efficacia specifica deve essere verificata e il prodotto deve essere autorizzato per l'impiego previsto in Italia.

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Prevenzione

In Italia la prevenzione è particolarmente importante nelle serre fredde e nei tunnel, dove le notti primaverili fresche possono coincidere con umidità elevata.

  • Impostare la coltura con piantine sane e materiali puliti; non usare substrati, vasi o cassette contaminati.
  • Sanificare attrezzi, tutori, clip, bancali, fili e superfici della serra tra un ciclo e l'altro.
  • Ridurre la bagnatura fogliare e del fusto con irrigazione a goccia o localizzata; evitare ristagni.
  • Ventilare nelle ore utili e regolare densità, cimatura e gestione della chioma per ridurre la condensa.
  • Non eccedere con l'azoto e basare la concimazione su analisi del terreno o del substrato e sul reale fabbisogno della coltura.
  • Limitare ferite durante trapianto, legatura, potatura e rimozione dei germogli; lavorare sulle piante sane prima di quelle sospette.
  • Asportare le piante malate e i residui a fine ciclo; dove praticabile, alternare il pomodoro con colture non ospiti e controllare le piante spontanee.
  • Per focolai estesi o diagnosi incerte, conservare un campione fresco e rappresentativo e rivolgersi a un servizio fitosanitario o laboratorio diagnostico regionale.
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Curiosità

  • Il nome della malattia descrive il tessuto più caratteristico: il midollo del fusto, non la superficie fogliare.
  • Le radici avventizie lungo il fusto sono un indizio utile, ma non sono da sole diagnostiche.
  • Il primo grappolo vicino alla maturazione verde è una fase fenologica frequentemente associata alla comparsa dei sintomi.
  • La stessa sindrome può essere provocata da più batteri: il nome della malattia non equivale sempre all'identificazione della specie.
  • Le condizioni microclimatiche della serra o del tunnel possono essere più importanti della sola presenza del batterio nel terreno.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste un trattamento risanante affidabile per il midollo già necrotico. Utilizzare eventuali prodotti fitosanitari soltanto se legalmente autorizzati in Italia per il pomodoro e per questa specifica avversità; verificare sempre l'etichetta vigente, le colture registrate, le dosi, i tempi di carenza e le condizioni d'impiego. Non applicare automaticamente prodotti rameici o fungicidi come se fossero curativi della necrosi interna.