Polymyxa betae Keskin, vettore della rizomania della barbabietola
Malattia

Polymyxa betae Keskin, vettore della rizomania della barbabietola

Polymyxa betae Keskin
In breve

Breve descrizione di Polymyxa betae Keskin, vettore della rizomania della barbabietola

Polymyxa betae Keskin è un parassita obbligato delle radici, oggi classificato tra i protisti plasmodioforidi. Le popolazioni infette dal virus BNYVV trasmettono la rizomania alla barbabietola, provocando ingiallimento, appassimento, riduzione del fittone e la caratteristica proliferazione di radici fini. Il microrganismo può persistere nel terreno per molti anni.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteRadichette, peli radicali, radici laterali e fittone della barbabietola; la parte aerea è colpita indirettamente dalla disfunzione radicale e dall’infezione da BNYVV.
Condizioni favorevoliTerreni saturi o mal drenati, ristagni, irrigazioni frequenti, ruscellamento, compattamento, temperature del suolo miti-calde, coltivazione ripetuta di barbabietola e trasferimento di terreno contaminato.
Fitopatologo

Panoramica

Polymyxa betae non è un fungo vero e proprio, anche se le fonti agronomiche più datate lo descrivono talvolta come un fungo del terreno. Appartiene ai protisti plasmodioforidi e completa il ciclo soltanto in tessuti radicali vivi.

È noto soprattutto perché trasmette il BNYVV, il virus responsabile della rizomania della barbabietola. In Italia la malattia ha avuto una rilevanza storica particolare nella barbabietola da zucchero; oggi la protezione dipende soprattutto da varietà tolleranti o resistenti, dalla riduzione del trasporto di terreno infetto e da una corretta gestione dell’acqua.

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Sintomi e riconoscimento

I sintomi compaiono spesso a chiazze e possono variare con la sensibilità varietale, la pressione d’inoculo e l’andamento idrico. Le piante possono presentare crescita stentata, foglie verde pallido o gialle, appassimento nelle giornate calde e sviluppo non uniforme.

Il sintomo radicale più caratteristico è un fittone ridotto o strozzato, ricoperto da una fitta massa di radici laterali sottili, descritta come “barbuta” o “pelosa”. In sezione possono comparire zone o anelli vascolari pallidi, talvolta rosati. Diminuiscono il peso della radice, il contenuto zuccherino e la qualità di conservazione.

La presenza di radici fini, tuttavia, non dimostra da sola la malattia: la conferma dovrebbe basarsi su analisi molecolare o sierologica del BNYVV e, quando necessario, sulla ricerca di strutture di P. betae.

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Cause e diffusione

La diffusione primaria avviene tramite zoospore mobili liberate nel terreno umido da spore di resistenza. L’infezione è favorita quando i pori del terreno rimangono saturi d’acqua, permettendo alle zoospore di raggiungere le giovani radici.

La diffusione a distanza è soprattutto legata al trasporto di terreno contaminato con macchine agricole, pneumatici, calzature, animali, radici raccolte, piantine e acque di ruscellamento o irrigazione. Drenaggio insufficiente, ristagni, compattamento e ritorni ravvicinati della barbabietola aumentano il rischio. Le specie infestanti coinvolte possono variare in funzione dell’isolato e dell’area.

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Ciclo vitale e persistenza

Nel terreno e nelle radici infette il microrganismo sopravvive come spore durevoli riunite in strutture chiamate cistosori. Quando umidità e temperatura sono favorevoli, queste germinano liberando zoospore mobili.

Le zoospore raggiungono le giovani radici, penetrano soprattutto attraverso peli radicali o cellule epidermiche e sviluppano stadi sporangiali. Le zoospore secondarie possono amplificare l’infezione durante periodi umidi. Con l’invecchiamento dei tessuti si formano nuove spore di resistenza, che ritornano nel terreno con residui e radici.

Le spore possono restare infettive per molti anni, rendendo insufficiente una rotazione breve. La trasmissione del BNYVV avviene quando le popolazioni di P. betae sono virulifere.

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Trattamento e difesa

Non è disponibile un trattamento curativo capace di risanare una coltura già infetta o di eliminare P. betae e BNYVV dal terreno. I fungicidi non costituiscono una soluzione affidabile per questo complesso patogeno-vettore.

Dopo la comparsa dei sintomi, ridurre lo stress idrico senza creare saturazione, evitare ulteriori movimentazioni di terreno e programmare per gli anni successivi varietà tolleranti o resistenti. Nei campi destinati alla barbabietola da zucchero, seguire le indicazioni regionali e dei servizi fitosanitari per la scelta varietale e la rotazione.

La diagnosi dovrebbe distinguere la rizomania da carenze nutrizionali, stress idrico, nematodi e marciumi radicali. Prelevare piante sintomatiche insieme a radici e terreno aderente, mantenendole fresche e consegnandole rapidamente al laboratorio.

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Difesa delicata e biologica

Nel biologico e nella difesa integrata non esiste una cura risolutiva per un terreno già contaminato. Le misure più utili sono preventive:

  • adottare varietà di barbabietola tolleranti o resistenti alla rizomania, scelte secondo le raccomandazioni varietali italiane aggiornate;
  • allungare la rotazione evitando il ritorno frequente di barbabietola da zucchero, bietola da orto e altre colture ospiti rilevanti;
  • migliorare il drenaggio, ridurre il compattamento e irrigare evitando ristagni prolungati;
  • rimuovere il terreno dalle ruote, dagli utensili e dalle macchine prima di entrare in appezzamenti non contaminati;
  • gestire le bietole spontanee e le infestanti ospiti dove ciò sia agronomicamente praticabile;
  • non spostare radici, terriccio, fango o acqua di sgrondo da appezzamenti infetti.

Eventuali inoculanti o microrganismi antagonisti devono essere considerati solo se autorizzati e supportati da prove locali affidabili.

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Prevenzione

In appezzamenti a rischio, scegliere sementi certificate e varietà con tolleranza o resistenza documentata alla rizomania. Pianificare una rotazione sufficientemente lunga e limitare la coltivazione ripetuta di Beta.

Curare la struttura del suolo, correggere il compattamento e favorire lo sgrondo dell’acqua. Evitare irrigazioni eccessive, ristagni e trasferimenti di acqua fangosa tra appezzamenti.

Stabilire percorsi e procedure di pulizia per trattrici, seminatrici, estirpatori, raccoglitrici, pneumatici, attrezzi e calzature. Segnalare e delimitare le zone sospette, evitando di spostare terra o radici verso campi sani. Poiché i sintomi sono aspecifici, inviare campioni radicali a un laboratorio fitopatologico prima di modificare la gestione aziendale.

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Curiosità

  • Il nome della malattia, rizomania, richiama la proliferazione anomala delle radici.
  • Polymyxa betae è un organismo biotrofo obbligato e non cresce facilmente sui comuni terreni di coltura artificiali.
  • Il vettore può essere presente senza provocare sintomi importanti se non trasporta BNYVV.
  • La rizomania fu riconosciuta storicamente in Italia nella seconda metà del XX secolo e contribuì allo sviluppo di programmi di miglioramento genetico della barbabietola.
  • Il movimento di fango aderente a ruote, attrezzi e macchine di raccolta può diffondere l’inoculo più rapidamente del movimento naturale nel terreno.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste un trattamento chimico curativo affidabile per eliminare Polymyxa betae o il virus BNYVV dal terreno. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità specifica, rispettando sempre l’etichetta aggiornata; per questa problematica la gestione agronomica e varietale è generalmente più importante dei fungicidi.