Rossore parassitario della vite
Malattia

Rossore parassitario della vite

Pseudopezicula tracheiphila (sin. Pseudopeziza tracheiphila)
In breve

Breve descrizione di Rossore parassitario della vite

Il rossore parassitario della vite è una malattia fungina associata a Pseudopezicula tracheiphila, sinonimo Pseudopeziza tracheiphila. Sulle foglie produce lesioni angolari delimitate dalle nervature, gialle nelle cultivar a bacca bianca e rosse o bruno-rossastre in quelle a bacca nera. Nei casi gravi può causare defogliazione precoce e disseccamento di infiorescenze o porzioni del rachide.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFoglie e nervature; occasionalmente infiorescenze, pedicelli e rachide. Gli acini sono in genere colpiti indirettamente quando il tessuto di sostegno dissecca.
Condizioni favorevoliPrimavere piovose, piogge ripetute, bagnatura fogliare prolungata, irrigazione soprachioma, chiome dense e abbondanza di foglie infette cadute. Il rischio aumenta quando le giovani foglie in espansione coincidono con la maturazione delle fruttificazioni del fungo.
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Panoramica

Il rossore parassitario, noto anche come Rotbrenner o rossore della vite, è una malattia causata dall’ascomicete Pseudopezicula tracheiphila. È segnalato soprattutto nei vigneti europei e può provocare perdite localizzate quando la primavera è piovosa e la vegetazione rimane a lungo bagnata.

Sulle cultivar a bacca bianca le macchie sono inizialmente giallastre o pallide; sulle cultivar a bacca rossa o nera tendono al rosso vivo, rosso rubino o bruno-rossastro. La diagnosi non deve basarsi soltanto sul colore: flavescenza dorata, virosi della vite, peronospora, ustioni, siccità e squilibri nutrizionali possono produrre quadri simili. Nei casi dubbi è opportuno inviare campioni a un laboratorio fitopatologico o a un servizio di assistenza tecnica.

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Sintomi e riconoscimento

I primi sintomi compaiono spesso sulle foglie basali o mature. Sulle viti a bacca bianca si osservano aree gialle o verde-pallide; sulle viti a bacca rossa o nera compaiono macchie rosse, rosso rubino o rosso-brune. Le lesioni si allargano formando zone angolari, triangolari o a cuneo, spesso nettamente delimitate dalle nervature principali.

Il centro può diventare bruno e necrotico, mentre resta una sottile fascia di transizione gialla, rossastra o verde. In condizioni favorevoli le foglie ingialliscono, disseccano e cadono precocemente, riducendo la superficie fotosintetica e la maturazione dell’uva. Infiorescenze, pedicelli o tratti del rachide possono necrotizzare e disseccare; i grappoli situati oltre una porzione colpita possono appassire.

Il quadro può essere confuso con flavescenza dorata, altre malattie fogliari, scottature, stress idrico e carenze di potassio o magnesio.

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Cause e diffusione

La fonte primaria è costituita dalle foglie infette cadute sul terreno. In presenza di pioggia o bagnatura prolungata, gli apoteci liberano ascospore che possono essere trasportate dal vento, dalla pioggia battente, dagli schizzi e dalla rugiada verso le foglie giovani.

La diffusione a distanza è associata soprattutto allo spostamento di materiale di propagazione o di residui vegetali contaminati. La malattia non è considerata trasmessa da insetti vettori. Irrigazione soprachioma, chiome fitte e scarsa rimozione delle foglie infette aumentano la probabilità di infezione.

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Ciclo vitale e persistenza

Il fungo sverna soprattutto nel micelio presente nelle foglie infette cadute, in particolare lungo le nervature. In primavera, l’umidità favorisce la formazione e la maturazione di apoteci, piccole fruttificazioni a forma di coppa, sulle foglie svernate.

La pioggia o una bagnatura prolungata stimola il rilascio delle ascospore, che raggiungono le foglie giovani tramite aria, pioggia battente, schizzi e rugiada. Dopo l’infezione può trascorrere un periodo latente di circa 2–4 settimane prima della comparsa dei sintomi, anche se la durata varia con temperatura, cultivar e stato della foglia.

Le foglie giovani diventano suscettibili dopo l’espansione iniziale e durante lo sviluppo dei germogli. In estate o autunno possono formarsi nuove fruttificazioni sulle foglie infette della stagione, consentendo ulteriori infezioni se persistono condizioni umide. Non sono noti insetti vettori.

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Trattamento e difesa

Le foglie già necrotiche non recuperano. Rimuovere con prudenza le parti gravemente colpite quando ciò non comprometta la pianta e migliorare subito l’aerazione della chioma. La gestione deve mirare a ridurre nuove infezioni e la fonte di inoculo, non a “curare” le macchie esistenti.

Prima di qualsiasi intervento fungicida occorre confermare la diagnosi, perché sintomi simili possono dipendere da flavescenza dorata, peronospora, stress idrico o carenze. Nei vigneti professionali seguire i bollettini territoriali e il parere del tecnico, integrando monitoraggio, gestione della bagnatura e prodotti eventualmente autorizzati.

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Difesa delicata e biologica

Non esiste un controllo biologico domestico o universale che garantisca l’eliminazione del patogeno. L’approccio più utile è preventivo e colturale:

  • raccogliere e allontanare le foglie cadute fortemente infette, oppure interrarle o gestirle con una pacciamatura adeguata che ne acceleri la decomposizione;
  • non trasferire residui di potatura o foglie da un vigneto o da un settore infetto a uno sano;
  • preferire irrigazione a goccia o sottochioma, evitando di bagnare il fogliame durante la fase di accrescimento primaverile;
  • mantenere una chioma arieggiata con potatura, legatura e gestione dei germogli appropriate;
  • usare materiale vivaistico sano e controllato e scartare piante con sintomi sospetti.

I preparati consentiti in agricoltura biologica non devono essere considerati automaticamente efficaci contro questa specifica malattia: verificarne sempre l’autorizzazione italiana, l’etichetta e l’impiego previsto.

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Prevenzione

Acquistare barbatelle e materiale di propagazione da vivaisti affidabili e sottoposti ai controlli fitosanitari previsti. Durante la dormienza e all’inizio della stagione eliminare, interrare o gestire correttamente le foglie cadute infette, soprattutto nei settori dove la malattia si è manifestata.

  • favorire il rapido asciugamento della chioma con potatura, legatura, sfogliatura mirata e controllo della vigoria;
  • evitare irrigazioni soprachioma e operazioni che spostino residui contaminati;
  • monitorare dalla ripresa vegetativa le foglie basali e le giovani foglie dopo periodi piovosi;
  • segnalare e fotografare i sintomi, raccogliendo foglie rappresentative e non completamente disseccate per la diagnosi;
  • in caso di sospetto, consultare un laboratorio fitopatologico regionale, un tecnico viticolo o il Servizio fitosanitario competente.
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Curiosità

  • Il colore delle lesioni dipende in parte dal colore della cultivar: giallo-pallido nelle uve bianche e rosso-bruno nelle uve rosse o nere.
  • Il nome inglese “red fire disease” e il termine tedesco Rotbrenner richiamano l’aspetto di bruciatura rossastra delle foglie.
  • La malattia è generalmente localizzata in settori del vigneto e non raggiunge sempre l’andamento epidemico tipico di peronospora o oidio.
  • Alcune segnalazioni nordamericane di “angular leaf scorch” possono riferirsi alla specie affine Pseudopezicula tetraspora; per questo la determinazione specifica può richiedere analisi di laboratorio.
Importante nota sulla protezione delle piante

In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la vite e per questa specifica avversità, verificando sempre l’etichetta vigente nel Registro dei prodotti fitosanitari del Ministero della Salute. Rispettare dosi, intervalli, numero massimo di applicazioni, tempi di carenza, dispositivi di protezione e prescrizioni locali. Non impostare trattamenti automatici sulla sola presenza di macchie fogliari: la diagnosi differenziale è essenziale.