Psilla estiva del melo
Parassita

Psilla estiva del melo

Cacopsylla picta (Förster)
In breve

Breve descrizione di Psilla estiva del melo

Cacopsylla picta (Förster), nota come psilla estiva del melo, è una piccola psilla che si sviluppa soprattutto su Malus. Le punture di suzione causano in genere danni limitati, ma la specie ha grande rilevanza fitosanitaria perché può acquisire e trasmettere ‘Candidatus Phytoplasma mali’, agente degli scopazzi del melo. La presenza dell’insetto, da sola, non dimostra l’infezione della pianta.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteGermogli e foglie giovani di melo, piccioli e altri tessuti in attiva crescita; nelle piante infette dal fitoplasma anche germogli, fiori e frutti possono risultare anomali.
Condizioni favorevoliMeli infetti nelle vicinanze, presenza di germogli giovani e teneri, primavera mite favorevole all’attività e all’ovideposizione, materiale vivaistico infetto e spostamento degli adulti tra piante ospiti e piante-rifugio.
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Panoramica

Cacopsylla picta è un rincote della famiglia Psyllidae, lungo circa 2,5–3 mm, strettamente associato al melo. Gli adulti e gli stadi giovanili pungono i tessuti floematici dei germogli e delle foglie giovani. In Italia settentrionale è considerato uno dei principali vettori degli scopazzi del melo, insieme a Cacopsylla melanoneura. L’insetto può essere difficile da distinguere sul campo da specie affini; la conferma richiede spesso un entomologo o un esame specialistico. Un ritrovamento della psilla non equivale alla diagnosi di fitoplasmosi.

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Sintomi e riconoscimento

Le infestazioni modeste possono non produrre sintomi evidenti. L’alimentazione sui germogli teneri può causare lieve arricciamento o deformazione fogliare, ingiallimenti localizzati, riduzione del vigore e piccole aree pallide; melata e fumaggine non sono sempre presenti. Gli scopazzi, invece, sono sintomi del fitoplasma trasmesso e non dell’insetto in quanto tale: si osservano germogli affastellati a forma di scopa, rosette di foglie piccole, stipole ingrossate, piccioli accorciati, fioritura anomala o ritardata, precoce caduta delle foglie, frutti piccoli e di qualità scadente. Questi sintomi non identificano da soli C. picta né confermano l’infezione; occorrono osservazione dell’insetto e, se necessario, analisi di laboratorio.

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Cause e diffusione

Gli adulti e le ninfe possono acquisire ‘Candidatus Phytoplasma mali’ alimentandosi sul floema di meli infetti e trasmetterlo successivamente a piante sane durante nuove punture floematiche. La diffusione locale è favorita dalla presenza di piante malate, meli abbandonati e spostamenti del vettore tra appezzamenti. La propagazione a distanza avviene soprattutto tramite materiale vivaistico o di innesto infetto. La potatura dei rami sintomatici non risana una pianta sistemicamente infetta e non deve essere considerata una cura.

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Ciclo vitale e persistenza

La specie compie generalmente una generazione all’anno. Gli adulti svernano lontano dal melo, spesso su conifere o altre piante sempreverdi, e rientrano nei meleti tra la fine dell’inverno e la primavera; in Italia settentrionale la riproduzione sul melo può iniziare da metà marzo. Le uova sono deposte vicino alle foglie e ai germogli giovani. Le ninfe attraversano più età alimentandosi sul floema e completano lo sviluppo sul genere Malus. I nuovi adulti compaiono soprattutto tra fine giugno e inizio agosto, quindi si spostano verso i siti di svernamento. Le date variano con altitudine, latitudine, cultivar e andamento meteorologico. Il fitoplasma è trasmesso in modo persistente e propagativo: può moltiplicarsi nel vettore e rimanere trasmissibile per un periodo prolungato.

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Trattamento e difesa

Separare la gestione della psilla da quella degli scopazzi del melo. Se l’insetto è confermato, intervenire solo sulla base del monitoraggio, della fase biologica e della soglia tecnica adottata dal servizio di assistenza; mirare agli adulti rientrati o alle forme giovanili quando ciò sia coerente con la strategia regionale. Evitare trattamenti calendariali e ripetuti che selezionano resistenze e danneggiano gli ausiliari. Per una pianta con sintomi compatibili con il fitoplasma, raccogliere campioni e richiedere una diagnosi; se l’infezione è confermata, l’eliminazione tempestiva della pianta è generalmente più utile della potatura. Non esiste una cura risanante affidabile per una pianta già infetta. In Italia, ogni trattamento fitosanitario deve rispettare esclusivamente le autorizzazioni e l’etichetta vigenti per melo e avversità bersaglio, oltre alle disposizioni regionali e alle prescrizioni per la fioritura e gli impollinatori.

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Difesa delicata e biologica

Favorire un agroecosistema diversificato con siepi e fasce fiorite non trattate, conservando predatori generalisti come antocoridi, crisopidi, coccinellidi e ragni. Evitare insetticidi ad ampio spettro non necessari, che possono ridurre gli antagonisti naturali. Su giovani piante o piccoli frutteti, controllare i germogli con battitura su un cartoncino bianco e rimuovere manualmente i germogli fortemente colonizzati quando praticabile. I prodotti microbiologici o altre sostanze ammesse in agricoltura biologica possono essere considerati solo se espressamente autorizzati in Italia per il melo e per l’avversità, seguendo l’etichetta; la loro efficacia specifica contro C. picta può essere variabile. Nessun controllo biologico elimina una pianta già infetta dal fitoplasma.

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Prevenzione

Acquistare piante, portinnesti, marze e gemme da fornitori affidabili, con la documentazione fitosanitaria prevista. Ispezionare il materiale in ingresso per adulti, ninfe, uova e sintomi sospetti; isolare le piante dubbie fino alla verifica. In primavera monitorare i germogli giovani con ispezioni frequenti, lente d’ingrandimento e battitura su fondo bianco. Sorvegliare anche i meli ornamentali, selvatici o abbandonati vicini agli impianti. Segnalare i ritrovamenti insoliti ai Servizi fitosanitari regionali e richiedere la conferma quando la distinzione da specie affini è incerta. Le piante confermate infette da ‘Ca. P. mali’ vanno estirpate e smaltite secondo le indicazioni fitosanitarie locali; la sola potatura non è sufficiente.

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Curiosità

Cacopsylla picta è spesso chiamata psilla estiva del melo e presenta sinonimi tassonomici come Cacopsylla costalis. Il suo ospite di sviluppo meglio documentato è Malus; alcuni repertori riportano anche Malus sylvestris e, con maggiore cautela, Prunus armeniaca. Gli adulti possono essere ritrovati su molte piante durante gli spostamenti o lo svernamento, ma la semplice presenza su una pianta non dimostra che essa sia un ospite riproduttivo. La trasmissione a lunga distanza degli scopazzi è spesso più legata a marze, gemme, portinnesti o altro materiale di propagazione infetto che al volo locale dell’insetto.

Importante nota sulla protezione delle piante

Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura del melo e per l’avversità indicata, verificando sempre l’etichetta vigente, le dosi, i tempi di carenza, le limitazioni per gli impollinatori e le prescrizioni regionali. Non applicare trattamenti basandosi sulla sola presenza di sintomi degli scopazzi o senza una diagnosi affidabile.