Giallume europeo delle drupacee
Malattia

Giallume europeo delle drupacee

‘Candidatus Phytoplasma prunorum’ Seemüller and Schneider
In breve

Breve descrizione di Giallume europeo delle drupacee

Il giallume europeo delle drupacee è una malattia sistemica e trasmessa da insetti dei fruttiferi del genere Prunus, associata a ‘Candidatus Phytoplasma prunorum’. In Italia può interessare soprattutto albicocco, pesco e susino giapponese, con arrotolamento e ingiallimento delle foglie, fioriture anomale, disseccamenti e calo produttivo. I sintomi non bastano per confermare la diagnosi: serve un laboratorio qualificato.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFoglie, germogli, gemme, fiori, floema, rami fruttiferi, punti d’innesto e intero albero.
Condizioni favorevoliPresenza di Prunus infetti, prugnolo o altri Prunus trascurati, popolazioni attive di Cacopsylla pruni, materiale di propagazione infetto e condizioni primaverili favorevoli all’attività della psilla.
Fitopatologo

Panoramica

‘Candidatus Phytoplasma prunorum’ è un fitoplasma, cioè un batterio privo di parete cellulare che vive nei tessuti floematici. È associato al giallume europeo delle drupacee, una malattia sistemica dei Prunus diffusa in diverse aree europee e rilevante per la frutticoltura mediterranea.

Le forme economicamente più importanti riguardano albicocco (Prunus armeniaca), susino giapponese (Prunus salicina) e pesco (Prunus persica). Susino europeo e alcune specie spontanee possono ospitare il fitoplasma con sintomi scarsi o assenti, contribuendo a mantenerlo nell’ambiente. Un albero apparentemente sano non è quindi necessariamente esente dall’infezione.

La diagnosi visiva è indicativa ma non conclusiva. L’infezione può essere distribuita in modo irregolare nella chioma e la presenza del patogeno va verificata con campionamento adeguato e test molecolari presso un laboratorio qualificato.

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Sintomi e riconoscimento

I sintomi variano tra specie, cultivar e portinnesti e possono comparire solo su una parte della pianta.

  • Albicocco e susino giapponese: arrotolamento o incurvamento delle foglie, clorosi, arrossamenti, emissione precoce di foglie o fiori, internodi raccorciati, germogli deboli, disseccamento progressivo di rametti e branche, riduzione della produzione e deperimento.
  • Pesco e nettarina: foglie clorotiche o rossastre, crescita rada o anomala, foglie incurvate, frutti piccoli o di qualità scadente, disseccamenti e declino della pianta.
  • Ospiti poco sintomatici: il susino europeo e alcune specie spontanee, come prugnolo e mirabolano, possono risultare infetti senza manifestare segni evidenti.

I sintomi sono spesso più riconoscibili in primavera e all’inizio dell’estate; possono tuttavia comparire fioriture fuori stagione, ripresa vegetativa anomala durante il riposo invernale o arrossamento e caduta anticipata delle foglie. Sono possibili confusioni con altre fitoplasmosi, virus, problemi radicali, carenze e stress idrici.

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Cause e diffusione

La via principale di diffusione naturale è la psilla del susino Cacopsylla pruni, insetto fitomizo che acquisisce il fitoplasma da piante infette e lo trasmette durante successive punture di alimentazione. Il rischio aumenta quando frutteti, siepi di prugnolo e Prunus spontanei sono vicini.

La diffusione a distanza è soprattutto legata a materiale di propagazione infetto: piante innestate, portinnesti, marze, gemme e talee. La potatura non cura la pianta, perché il patogeno è presente nel sistema floematico. Per il materiale proveniente da Paesi terzi valgono i requisiti fitosanitari dell’Unione Europea e le procedure ufficiali applicabili.

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Ciclo vitale e persistenza

Il fitoplasma sopravvive nei Prunus perenni infetti e si muove nel floema. La psilla del susino, Cacopsylla pruni, acquisisce il patogeno durante la suzione su una pianta infetta; dopo un periodo di latenza e moltiplicazione nell’insetto, può trasmetterlo a un altro Prunus sensibile.

La specie ha un ciclo stagionale con alternanza di ospite: gli adulti svernanti ritornano sui Prunus in primavera, quando alimentazione e riproduzione favoriscono l’acquisizione e la diffusione. La trasmissione non è immediata e l’infezione può manifestarsi molto tempo dopo il contatto iniziale.

Nel frutteto la diffusione a lunga distanza avviene soprattutto attraverso piante da impianto, marze, gemme, talee e alberi innestati infetti. Non è noto un ruolo della trasmissione tramite seme; la propagazione vegetativa è invece una via importante.

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Trattamento e difesa

Non è disponibile un trattamento curativo affidabile capace di eliminare ‘Candidatus Phytoplasma prunorum’ da un albero coltivato in pieno campo. Gli antibiotici o altri trattamenti non autorizzati non devono essere utilizzati.

Una pianta sospetta va identificata e campionata da personale competente, preferibilmente su tessuti floematici idonei e nel periodo indicato dal laboratorio. Se l’infezione viene confermata, l’opzione generalmente più efficace per proteggere il frutteto è l’estirpazione e la distruzione della pianta, con rimozione dei residui e disinfezione degli strumenti.

La gestione del vettore può ridurre il rischio di nuove trasmissioni soltanto se integrata con materiale sano, monitoraggio, igiene del frutteto e rimozione delle fonti d’inoculo; non risana le piante già infette.

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Difesa delicata e biologica

Non esiste un metodo biologico o domestico dimostrato capace di risanare un albero infetto. La gestione a basso impatto deve puntare soprattutto alla prevenzione e alla riduzione delle fonti d’inoculo.

  • Acquistare piante certificate e sottoposte a controllo fitosanitario da vivaisti affidabili; non prelevare marze o gemme da alberi con sintomi sospetti.
  • Ispezionare albicocchi, peschi e susini in primavera e all’inizio dell’estate, registrando posizione e andamento dei sintomi.
  • Rimuovere e distruggere tempestivamente le piante confermate infette, compreso l’apparato radicale quando praticabile; non lasciare ceppaie, branche o residui nel frutteto.
  • Gestire, nel rispetto delle norme locali e senza eliminazioni indiscriminate, i Prunus selvatici o abbandonati documentati come serbatoi vicini agli impianti.
  • Usare il monitoraggio della psilla e strumenti fisici, come trappole cromotropiche, per seguire i voli; tali strumenti aiutano il controllo ma non sostituiscono la diagnosi o l’estirpazione delle piante infette.
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Prevenzione

La prevenzione è la misura più efficace, perché non esiste una cura eradicante per gli alberi infetti.

  • Impiantare solo materiale vivaistico certificato, tracciabile e sottoposto a controllo fitosanitario.
  • Non propagare da piante con foglie arrotolate o ingiallite, fioritura anticipata, germogli deboli, disseccamenti o calo produttivo inspiegato.
  • Controllare i nuovi impianti durante la primavera e l’inizio dell’estate e conservare i dati di provenienza delle piante.
  • Isolare, campionare e far analizzare le piante sospette prima di prelevare materiale di propagazione.
  • Estirpare e distruggere le piante confermate infette; non cippare o compostare i residui se possono mantenere materiale vegetale infetto.
  • Ridurre, dove consentito e sulla base di una valutazione locale, i serbatoi di Prunus spontanei o trascurati e monitorare la presenza di Cacopsylla pruni.
  • In caso di sospetto in un vivaio o in un impianto professionale, rivolgersi al Servizio fitosanitario regionale per indicazioni sul campionamento e sugli eventuali obblighi applicabili.
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Curiosità

Il nome della malattia deriva dall’associazione con numerosi fruttiferi a nocciolo europei, ma l’infezione non produce sempre un quadro uniforme.

  • Il susino europeo e alcuni Prunus selvatici possono agire da portatori poco sintomatici.
  • Il prugnolo (Prunus spinosa) è stato indicato come importante serbatoio epidemiologico in alcune aree europee.
  • La psilla vettore può collegare piante coltivate, siepi e popolazioni spontanee di Prunus.
  • La potatura, lo sfalcio o la concimazione non eliminano il fitoplasma, perché l’infezione è sistemica.
  • La presenza di sintomi simili non dimostra da sola la presenza di ‘Ca. P. prunorum’: sono necessari campionamento e analisi.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste un trattamento fitosanitario affidabile che eradichi il fitoplasma da un albero infetto. Gli interventi contro la psilla possono avere utilità soltanto nell’ambito di un programma di monitoraggio e gestione integrata, ma non curano la pianta infetta. In Italia usare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la coltura e l’avversità specifica, rispettando sempre l’etichetta vigente, le limitazioni regionali, i tempi di rientro e di carenza. Verificare le autorizzazioni nella banca dati ufficiale del Ministero della Salute.