Scabbia pulverulenta della patata
Malattia

Scabbia pulverulenta della patata

Spongospora subterranea f. sp. subterranea
In breve

Breve descrizione di Scabbia pulverulenta della patata

La scabbia pulverulenta della patata è una malattia del terreno e dei tuberi causata da Spongospora subterranea f. sp. subterranea, un patogeno plasmodioforide simile a un fungo ma non appartenente ai veri funghi. Sui tuberi forma pustole rilevate che si aprono liberando una polvere scura; radici e stoloni possono sviluppare galle. La diagnosi può richiedere conferma specialistica.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteBuccia dei tuberi, lenticelle, radici, peli radicali e stoloni; eventuali archi o anelli necrotici nella polpa possono indicare la presenza associata di PMTV.
Condizioni favorevoliTerreni pesanti o poco drenati, ristagno o prolungata bagnatura durante l’avvio dei tuberi, acqua libera nei pori del suolo, temperature fresche, tuberi-seme contaminati e trasferimento di terra infetta.
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Panoramica

La scabbia pulverulenta della patata è causata da Spongospora subterranea f. sp. subterranea, un organismo plasmodioforide del gruppo dei Phytomyxea, tradizionalmente descritto come patogeno fungo-simile. La patata è l’ospite agronomicamente più importante in Italia.

Il problema si manifesta soprattutto sui tuberi, dove le pustole deturpano la buccia e possono favorire marciumi secondari durante la conservazione. L’infezione di radici e stoloni può compromettere l’assorbimento di acqua e nutrienti, anche quando la parte aerea appare normale.

Non va confusa con la scabbia comune, generalmente associata a Streptomyces, né con il cancro verrucoso della patata, causato da Synchytrium endobioticum. Se la diagnosi incide sulla scelta del campo, sulla produzione di tuberi-seme o sulla movimentazione del prodotto, è opportuno ricorrere a un laboratorio fitopatologico.

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Sintomi e riconoscimento

I primi segnali sui tuberi sono piccole pustole superficiali rilevate, tondeggianti, bruno-violacee o brune, simili a minuscole verruche. Con l’ingrossamento del tubero le lesioni possono aumentare di numero, confluire e diventare suberose.

A maturità la buccia si lacera e la pustola libera una massa polverulenta da bruno-olivastra a quasi nera, costituita da aggregati di spore durevoli. La lesione può lasciare un bordo di periderma sollevato.

Su radici e stoloni si osservano galle da crema a brune, spesso difficili da vedere senza estrarre la pianta. L’apparato radicale alterato può ridurre vigore e resa, ma i sintomi fogliari sono in genere assenti o aspecifici.

Tuberi apparentemente sani possono trasportare il patogeno. Se è presente anche PMTV, la polpa può mostrare archi, anelli o aree necrotiche, talvolta visibili solo dopo il taglio.

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Cause e diffusione

La fonte primaria è il terreno contaminato da sporosori o il materiale di propagazione infetto. I tuberi-seme possono portare spore sulla superficie anche senza lesioni evidenti.

  • Movimentazione di terra con macchine, pneumatici, attrezzi, calzature e contenitori.
  • Acqua di irrigazione o ruscellamento che trasporta particelle di terreno tra zone dell’appezzamento.
  • Uso di tuberi contaminati come seme o smaltimento improprio dei residui di raccolta.
  • Terreni freschi, pesanti e saturi d’acqua, specialmente nella fase di formazione dei tuberi.
  • Presenza di ospiti alternativi: sono documentati soprattutto alcune solanacee, ma il loro ruolo pratico non è uguale in tutte le regioni.
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Ciclo vitale e persistenza

Il patogeno sopravvive nel terreno per molti anni sotto forma di spore di resistenza riunite in sporosori, o “corpi sporali”. In condizioni favorevoli, soprattutto in presenza di radici sensibili e di un film d’acqua continuo, queste spore germinano liberando zoospore mobili.

Le zoospore si muovono nell’acqua del terreno, raggiungono peli radicali o cellule epidermiche e avviano l’infezione. Il patogeno si moltiplica nei tessuti vivi di radici e stoloni, dove può produrre galle e nuove strutture infettive.

Durante la formazione dei tuberi l’infezione genera pustole nella buccia. Quando le lesioni si rompono o i tessuti infetti si degradano, gli sporosori tornano nel terreno. La diffusione a distanza avviene soprattutto con tuberi-seme, terra aderente a macchine, attrezzi, calzature e contenitori, oltre che con acqua e terreno movimentati.

Spongospora subterranea può fungere da vettore del Potato mop-top virus. La durata della persistenza varia con il suolo e il clima, ma può superare diversi anni e in alcuni contesti arrivare a oltre un decennio.

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Trattamento e difesa

Non esiste un trattamento curativo affidabile per eliminare il patogeno da un terreno già infestato. Le misure devono quindi essere preventive e mirate a ridurre l’inoculo e la diffusione.

  • In un orto, estirpare e smaltire i tuberi gravemente colpiti; non usarli come seme e non distribuirli nel compost domestico se il processo non garantisce una completa inattivazione.
  • Raccogliere e conservare separatamente i lotti sospetti, evitando di mescolarli con tuberi sani.
  • Se la diagnosi è incerta, far analizzare tuberi, radici o campioni di terreno prima di prendere decisioni sulla rotazione o sulla movimentazione.
  • Nei sistemi professionali, combinare materiale di propagazione sano, scelta di appezzamenti ben drenati, rotazione, cultivar adatte e rigorosa igiene delle macchine.
  • Quando il problema è associato a PMTV, adottare una strategia di esclusione e contenimento ancora più rigorosa, perché il virus può compromettere la qualità interna dei tuberi anche senza sintomi fogliari evidenti.
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Difesa delicata e biologica

Non sono disponibili rimedi biologici o ammendanti capaci di risanare in modo affidabile un terreno fortemente contaminato. L’approccio più efficace in agricoltura biologica e a basso impatto è impedire l’introduzione e limitare la diffusione dell’inoculo.

  • Usare tuberi-seme certificati e controllati, acquistati da fornitori affidabili; non conservare per la semina tuberi con pustole o croste sospette.
  • Rimuovere le patate volontarie e contenere le solanacee infestanti, in particolare dove la loro presenza è epidemiologicamente rilevante.
  • Non spostare compost, letame, terra aderente o residui di tuberi da una parcella sospetta a una sana.
  • Pulire accuratamente zappe, vanghe, cassette, ruote, assolcatori e raccoglitrici prima di entrare in appezzamenti puliti.
  • Favorire il drenaggio con lavorazioni adeguate alla struttura del terreno, evitando irrigazioni eccessive e ristagni durante la tuberizzazione.
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Prevenzione

In Italia la prevenzione deve iniziare dalla scelta del campo e del tubero-seme. Evitare, quando possibile, appezzamenti con una storia di scabbia pulverulenta e mantenere una rotazione sufficientemente lunga lontano dalla patata e dagli ospiti confermati o sospetti.

  • Impiantare solo tuberi-seme certificati e conformi ai requisiti fitosanitari vigenti; per produzioni professionali conservare la documentazione di tracciabilità.
  • Scegliere cultivar con minore suscettibilità documentata per la propria zona e destinazione commerciale, ricordando che la risposta dei tuberi può differire da quella delle radici.
  • Curare il drenaggio ed evitare irrigazioni prolungate o saturazione del terreno durante l’inizio della tuberizzazione, senza provocare stress idrici estremi.
  • Tenere sotto controllo le patate spontanee e le solanacee infestanti, valutando localmente il loro effettivo ruolo di ospiti.
  • Rimuovere la terra dalle macchine e disinfestare o lavare le superfici operative prima del passaggio in parcelle sane.
  • Non utilizzare tuberi sintomatici per la semina e non trasferire il terreno aderente ai tuberi in orti o campi non contaminati.
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Curiosità

  • Il patogeno non è un vero fungo, nonostante la denominazione storica di “scabbia fungina” in alcune fonti.
  • La stessa specie è importante anche perché può trasmettere il Potato mop-top virus attraverso il terreno e le radici infette.
  • La resistenza alla scabbia sui tuberi e la resistenza alla formazione di galle radicali non coincidono necessariamente: una varietà può comportarsi diversamente nei due organi.
  • La scabbia pulverulenta può aprire la strada a marciumi batterici o fungini sia in campo sia in magazzino.
  • Alcune solanacee e altre piante sono state segnalate come ospiti sperimentali o alternativi, ma la loro importanza epidemiologica varia secondo popolazione del patogeno, cultivar, ambiente e area geografica.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste un programma chimico curativo affidabile per una parcella già contaminata. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura e per lo specifico problema, seguendo sempre l’etichetta vigente, le dosi, i tempi di sicurezza e le eventuali restrizioni regionali. Prima di un trattamento professionale verificare il Registro dei prodotti fitosanitari autorizzati del Ministero della Salute e consultare un tecnico abilitato.