
Rizomania della barbabietola
Beet necrotic yellow vein virus (BNYVV), attualmente indicato tassonomicamente anche come Benyvirus necrobetaeBreve descrizione di Rizomania della barbabietola
La rizomania della barbabietola è una malattia virale del suolo causata da Beet necrotic yellow vein virus (BNYVV) e veicolata alle radici da Polymyxa betae. Il sintomo più caratteristico è la formazione di un fittonante corto e strozzato, ricoperto da numerose radichette fini. Poiché i sintomi fogliari possono essere modesti, la diagnosi va confermata su radici e in laboratorio.
Condizioni tipiche
Panoramica
La rizomania, detta anche “malattia delle radici pazze”, è una virosi trasmessa dal terreno. Il virus viene introdotto nei tessuti radicali da Polymyxa betae, un organismo plasmodiofomicete che vive nel suolo e produce spore durevoli. La barbabietola da zucchero è l’ospite economicamente più importante.
Il danno principale è sotterraneo: il fittone può diventare corto, strozzato o fusiforme e sviluppare una fitta “barba” di radichette laterali. In campo possono comparire chiazze di piante stentate, pallide e con foglie erette. L’aspetto delle foglie, però, non è sufficiente per una diagnosi affidabile, perché può somigliare a stress idrico, carenze nutrizionali e marciumi radicali.
In Italia, in presenza di sospetti, è opportuno raccogliere piante complete con apparato radicale integro e richiedere una diagnosi presso un laboratorio fitopatologico qualificato o tramite il Servizio fitosanitario regionale.
Sintomi e riconoscimento
- Chiazze irregolari di barbabietole stentate, pallide o clorotiche.
- Foglie insolitamente erette, talvolta flosce o appassite nonostante un’umidità del terreno apparentemente adeguata.
- Fittone corto, strozzato, fusiforme o deformato.
- Numerose radichette fini e parzialmente necrotiche, con caratteristica formazione “barbuta” o “a barba di sale e pepe”.
- Imbrunimento dell’anello vascolare o della porzione interna della radice al taglio.
- Infezioni sistemiche possono causare foglie verde-pallide e, più raramente, schiarimenti o necrosi lungo le nervature.
I sintomi radicali sono generalmente più indicativi di quelli fogliari. Nematodi, struttura sfavorevole del terreno, siccità, carenze e altri patogeni radicali possono produrre quadri simili.
Cause e diffusione
La diffusione primaria avviene soprattutto attraverso le zoospore di Polymyxa betae, che trasportano il virus nelle radici giovani in presenza di acqua nel terreno. Le spore durevoli possono persistere a lungo nei residui radicali e nel suolo.
La diffusione tra appezzamenti è favorita da terra aderente a macchinari di lavorazione e raccolta, pneumatici, attrezzi, calzature, veicoli, residui di radici, acque di irrigazione, drenaggio e ruscellamento. Anche letame o materiale organico contaminato con particelle di terreno possono contribuire allo spostamento dell’inoculo.
Alcune infestanti e altre Chenopodiaceae sono state segnalate come ospiti, ma il loro contributo alla persistenza e alla trasmissione varia e non è dimostrato allo stesso modo per tutte le specie.
Ciclo vitale e persistenza
Le spore durevoli di Polymyxa betae possono rimanere vitali nel terreno per molti anni. Quando il suolo è sufficientemente umido, germinano liberando zoospore mobili che si spostano nei film d’acqua verso i peli radicali e i tessuti giovani della barbabietola.
Durante l’infezione il vettore introduce BNYVV nelle cellule radicali. Il virus si moltiplica e può distribuirsi nella pianta, mentre nelle radici infette il vettore completa il proprio ciclo producendo nuovi gruppi di spore durevoli. Quando le radici si decompongono, queste ritornano al terreno e costituiscono una fonte persistente di inoculo.
La malattia può essere grave anche con sintomi fogliari limitati. La risposta delle varietà resistenti o tolleranti dipende dalla cultivar, dalla popolazione virale locale e dalla pressione di inoculo.
Trattamento e difesa
Non esiste una cura post-infezione capace di risanare le piante o di eradicare il virus dal terreno. Le piante gravemente colpite non recuperano il normale sviluppo del fittone; l’obiettivo realistico è limitare l’espansione dell’inoculo e ridurre le perdite nelle colture successive.
Estirpare una singola pianta sintomatica non risana l’appezzamento e può spostare terreno contaminato. In caso di sospetto, prelevare piante complete, evitando di lavare o danneggiare le radici prima della diagnosi. Confermare il caso con test sierologici o molecolari, perché i sintomi possono confondersi con altri problemi radicali.
Per le semine successive, combinare cultivar resistenti o tolleranti, igiene delle macchine, gestione dell’acqua, controllo delle infestanti e rotazione. Verificare annualmente le indicazioni tecniche locali, poiché l’efficacia della resistenza può variare tra popolazioni virali e ambienti.
Difesa delicata e biologica
Non esiste un metodo biologico o “naturale” capace di eliminare in modo affidabile BNYVV da un terreno infestato. Le misure a minore impatto devono quindi mirare a ridurre la diffusione del suolo contaminato e la pressione della malattia.
- Adottare una rotazione che limiti la frequenza delle colture di barbabietola; la rotazione da sola non elimina le spore durevoli.
- Impedire il trasferimento di zolle, fango e residui radicali con ruote, erpici, raccoglitrici, attrezzi, calzature e veicoli.
- Gestire scoline, ruscellamento e irrigazione per evitare il trasporto di terreno o acqua contaminata verso appezzamenti sani.
- Eliminare le barbabietole spontanee e controllare le infestanti ospiti documentate, senza considerare questa misura sufficiente da sola.
- Favorire varietà con resistenza o tolleranza alla rizomania adeguata alla zona e alla pressione locale.
Prevenzione
- Scegliere sementi certificate e cultivar con resistenza o tolleranza alla rizomania documentata per l’areale italiano di coltivazione.
- Non spostare terreno da appezzamenti sospetti o infestati verso campi sani; pulire accuratamente le macchine prima del trasferimento.
- Ridurre ristagni, ruscellamento e irrigazioni che favoriscono il movimento dell’acqua e del terreno.
- Applicare una rotazione agronomica ragionata, evitando di considerarla una bonifica del terreno.
- Controllare le barbabietole volontarie e le infestanti ospiti potenziali, soprattutto nei bordi e nelle aree di accumulo dei residui.
- Mappare le chiazze sintomatiche e raccogliere campioni separati per facilitare la gestione dei futuri appezzamenti.
- Non utilizzare radici, terreno o residui provenienti da zone sospette per compost, letame o spostamenti aziendali.
Curiosità
- La rizomania fu descritta per la prima volta in Italia settentrionale nel 1959, mentre l’agente virale fu identificato successivamente in Giappone.
- Il nome della malattia richiama l’aspetto anomalo e fortemente ramificato delle radici.
- Il virus è strettamente associato a un vettore del suolo: la semplice presenza di Polymyxa betae non dimostra da sola la presenza di BNYVV.
- Le forme coltivate di Beta vulgaris, comprese barbabietola da zucchero, bietola da orto, bietola da coste e barbabietola foraggera, sono considerate ospiti importanti.
- Molte segnalazioni su infestanti derivano da rilevamenti sierologici o da prove specifiche; il loro ruolo epidemiologico effettivo non è ugualmente dimostrato per tutte le specie.
Non esiste un trattamento chimico curativo o un programma fitosanitario in grado di eradicare BNYVV dal terreno. Utilizzare eventuali prodotti fitosanitari soltanto se legalmente autorizzati in Italia per la coltura e per l’avversità specifica, rispettando sempre l’etichetta vigente e le indicazioni del Servizio fitosanitario competente. La gestione deve basarsi soprattutto su prevenzione, igiene, rotazione, drenaggio e varietà tolleranti o resistenti.