Virus del mosaico del pepino su pomodoro
Malattia

Virus del mosaico del pepino su pomodoro

Pepino mosaic virus (PepMV)
In breve

Breve descrizione di Virus del mosaico del pepino su pomodoro

Il virus del mosaico del pepino (PepMV) è una virosi molto contagiosa del pomodoro, particolarmente importante nelle colture protette italiane. Può provocare mosaico, bollosità e deformazioni fogliari, nanismo e frutti marmorizzati o a maturazione irregolare. I sintomi variano secondo ceppo, cultivar e condizioni ambientali e possono confondersi con altre virosi: la conferma richiede un’analisi di laboratorio.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFoglie giovani e mature, apici vegetativi, fusti, fiori e frutti in sviluppo o maturazione; sono particolarmente importanti la marmorizzazione e la maturazione irregolare dei frutti.
Condizioni favorevoliFrequenti operazioni di legatura, sfemminellatura, potatura e raccolta; serre dense e molto manipolate; piantine o sementi contaminate; riutilizzo di forbici, coltelli, cassette, carrelli e superfici non sanificati; presenza di piante volontarie e residui di solanacee infette.
Fitopatologo

Panoramica

Il virus del mosaico del pepino, indicato con la sigla PepMV, colpisce soprattutto il pomodoro coltivato in serra e, in misura variabile, in pieno campo. In Italia è stato segnalato su pomodoro e rientra tra gli organismi nocivi di interesse fitosanitario per il materiale di propagazione.

Il nome deriva dal primo ritrovamento su pepino, Solanum muricatum, in Sud America; successivamente il virus si è associato principalmente a Solanum lycopersicum. I sintomi possono essere lievi o molto evidenti e la qualità dei frutti può risultare compromessa anche quando i sintomi fogliari sono modesti.

Mosaico del pomodoro e del tabacco, virus della rugosità bruna dei frutti, altre virosi, squilibri nutrizionali e stress ambientali possono produrre quadri simili. In caso di sospetto, soprattutto in serra o in un vivaio, occorre inviare campioni rappresentativi a un laboratorio fitopatologico qualificato.

Fitopatologo

Sintomi e riconoscimento

I sintomi possono mancare, comparire in modo lieve oppure diventare severi. Sul pomodoro sono documentati:

  • mosaico verde chiaro e verde scuro, aree clorotiche, macchie giallastre e bollosità della superficie fogliare;
  • foglie giovani strette, deformate, accartocciate o con aspetto nettariforme, spesso associate a crescita disomogenea;
  • riduzione del vigore, internodi più corti e nanismo; nei casi più gravi possono comparire necrosi su foglie, fusti o frutti;
  • frutti con marmorizzazione, macchie pallide, colorazione irregolare, “flaming”, decolorazioni, screpolature o maturazione non uniforme;
  • distribuzione irregolare dei sintomi tra piante, branche o grappoli.

I difetti dei frutti possono causare perdite commerciali superiori a quelle dovute ai sintomi fogliari. La comparsa e l’intensità variano in funzione del ceppo virale, della cultivar, dell’età della pianta, della temperatura, della luce e della presenza di infezioni miste.

Fitopatologo

Cause e diffusione

La diffusione avviene principalmente tramite linfa infetta trasferita durante trapianto, legatura, potatura, sfemminellatura, raccolta, innesto e movimentazione delle piante. Possono contaminarsi mani, guanti, abiti, forbici, coltelli, carrelli, cassette, bancali, fili e altre superfici.

Piantine infette e partite di seme contaminate possono introdurre il virus. Il seme di pomodoro può trasportare il virus sulla superficie del tegumento, anche se l’efficiente trasmissione all’embrione e alla plantula non è dimostrata in modo uniforme per tutti gli isolati. Per questo non è consigliabile conservare seme da piante sintomatiche o di origine incerta.

Residui colturali e piante volontarie possono mantenere l’inoculo. Insetti, polline e acqua sono stati valutati in specifici sistemi produttivi, ma non sostituiscono la trasmissione meccanica come principale via pratica di diffusione.

Fitopatologo

Ciclo vitale e persistenza

PepMV entra nei tessuti attraverso ferite o aperture naturali quando la linfa contaminata viene trasferita a una pianta suscettibile. Si moltiplica nelle cellule vive, passa ai tessuti vicini e si diffonde sistemicamente attraverso la pianta. Le piante appena infette possono restare asintomatiche per un periodo, mentre i sintomi diventano visibili sulle foglie che si espandono o sui frutti.

Tra un ciclo e l’altro il virus può persistere nelle piante infette, nei residui colturali, nei pomodori volontari e sulle attrezzature o strutture contaminate. Sono riconosciuti diversi gruppi genetici, tra cui EU, LP, US1, US2 e CH2; la risposta della pianta e la gravità dei sintomi possono cambiare tra ceppi e cultivar.

La trasmissione è soprattutto meccanica e aumenta con la frequenza dei contatti tra operatori, strumenti e piante. In alcune condizioni sono stati considerati anche seme, polline, insetti o acqua, ma il trasferimento di linfa durante le operazioni colturali rimane la via epidemiologicamente più importante.

Fitopatologo

Trattamento e difesa

Non esiste un trattamento curativo che elimini PepMV da una pianta infetta. Quando i sintomi compaiono, isolare per quanto possibile la zona, sospendere le operazioni non indispensabili e raccogliere campioni rappresentativi per la diagnosi mediante test immunologici o molecolari.

Le piante confermate o fortemente sospette devono essere rimosse con cautela e chiuse prima del trasporto fuori dalla serra. Non lasciare residui sul terreno e non usare il materiale infetto per compost o propagazione. Dopo la rimozione, pulire e disinfettare strumenti, guanti riutilizzabili, superfici e attrezzature che hanno avuto contatto con la coltura.

In caso di focolaio in una coltura professionale, concordare con il Servizio fitosanitario regionale e con un tecnico abilitato le misure di contenimento, la gestione del lotto e le verifiche sul materiale di propagazione. Poiché i sintomi possono confondersi con ToMV, TMV, ToBRFV, altre virosi e disordini non infettivi, evitare decisioni basate soltanto sull’aspetto della pianta.

Fitopatologo

Difesa delicata e biologica

Non esiste una cura biologica o “naturale” in grado di risanare una pianta già infetta. Le misure a basso impatto più efficaci sono preventive e igieniche:

  • utilizzare sementi e piantine da fornitori affidabili, con tracciabilità e controlli fitosanitari appropriati;
  • ispezionare le nuove partite e, quando possibile, tenerle separate prima dell’ingresso nella serra principale;
  • organizzare il lavoro dalla zona pulita a quella sospetta, evitando di passare direttamente da piante sintomatiche a piante sane;
  • lavare le mani, cambiare o sanificare i guanti e usare indumenti dedicati nelle aree di propagazione;
  • pulire e disinfettare regolarmente forbici, coltelli, carrelli, cassette, bancali, fili e superfici secondo una procedura verificata per virus vegetali;
  • rimuovere con cautela le piante sospette, chiuderle in sacchi o contenitori e smaltirle secondo le disposizioni locali, senza compostarle;
  • eliminare residui, pomodori volontari e solanacee spontanee che possano mantenere l’inoculo.

I prodotti a base di microrganismi o gli induttori di resistenza non devono essere presentati come curativi e possono essere impiegati solo se autorizzati in Italia per quello specifico uso.

Fitopatologo

Prevenzione

La prevenzione è la strategia principale, perché una pianta infetta non può essere curata. In Italia:

  • acquistare sementi e piantine certificate o comunque provenienti da filiere con adeguati controlli fitosanitari;
  • non introdurre nella serra partite con sintomi sospetti e mantenere separati i nuovi materiali per un periodo di osservazione;
  • non raccogliere seme da piante sintomatiche o da colture con stato sanitario non documentato;
  • lavorare prima sulle piante giovani e sane e solo dopo sulle aree sospette;
  • limitare i contatti inutili tra piante, sanificare strumenti e superfici e sostituire frequentemente i guanti sporchi;
  • rimuovere rapidamente le piante sospette, evitando di scuoterle o trascinarle tra le file;
  • eliminare residui e piante volontarie al termine del ciclo e pulire accuratamente la serra prima del nuovo impianto;
  • conservare la tracciabilità delle partite di sementi e piantine e segnalare i sospetti al Servizio fitosanitario regionale quando previsto dalle procedure ufficiali.
Fitopatologo

Curiosità

  • PepMV fu descritto inizialmente su pepino, ma oggi il pomodoro è il principale ospite di interesse economico.
  • La stessa infezione può produrre sintomi quasi impercettibili in una cultivar e deformazioni o difetti marcati dei frutti in un’altra.
  • La marmorizzazione e la maturazione irregolare dei frutti possono essere più dannose commercialmente del mosaico sulle foglie.
  • La presenza di più ceppi o di infezioni miste può modificare il quadro sintomatologico e rendere la diagnosi visiva ancora meno affidabile.
  • Il virus non è controllabile con fungicidi o insetticidi convenzionali: la prevenzione dell’introduzione e la riduzione della trasmissione meccanica sono fondamentali.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esistono trattamenti fitosanitari curativi capaci di eliminare PepMV dalle piante infette. In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari o agenti microbiologici legalmente autorizzati per la coltura e l’avversità, verificando sempre l’etichetta italiana aggiornata e rispettandone dosi, intervalli, dispositivi di protezione e condizioni d’impiego. La gestione si basa soprattutto su prevenzione, igiene, rimozione delle piante infette e materiale di propagazione controllato.

Piante ospiti

Piante colpite

Scheda collegata a 1

Le piante seguenti sono collegate a questo problema sulla base dei dati strutturati relativi alle piante ospiti. L’elenco si aggiorna automaticamente quando viene creata una nuova scheda della pianta.