
Psilla della patata e del pomodoro
Bactericera cockerelli (Šulc)Breve descrizione di Psilla della patata e del pomodoro
La psilla della patata e del pomodoro, Bactericera cockerelli, è un piccolo insetto succhiatore originario delle Americhe e considerato organismo nocivo da quarantena nell’Unione europea. Infesta soprattutto patata, pomodoro, peperone e melanzana; l’alimentazione provoca ingiallimento, arricciamento e nanismo. Gli individui infetti possono trasmettere il batterio associato alla zebra chip della patata.
Condizioni tipiche
Panoramica
La psilla della patata e del pomodoro è un insetto molto piccolo, generalmente lungo circa 2–3 mm allo stadio adulto. Gli adulti ricordano minuscole cicaline, saltano facilmente se disturbati e tengono le ali trasparenti inclinate a tetto. Le uova sono giallastre o aranciate e portate su brevi peduncoli; le ninfe sono appiattite, giallo-verdi e dotate di piccoli filamenti marginali.
Uova e ninfe si trovano soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie e possono essere confuse con aleurodidi o cocciniglie immature. La specie è associata principalmente a solanacee coltivate e spontanee. In Italia non è considerata stabilita; poiché è un organismo nocivo da quarantena dell’Unione europea, qualsiasi identificazione sospetta deve essere verificata da un servizio fitosanitario o da un laboratorio competente.
Sintomi e riconoscimento
I sintomi dipendono dalla densità della popolazione, dall’età della pianta e dall’eventuale presenza del batterio associato. Sono comuni:
- ingiallimento o clorosi delle foglie giovani;
- arricciamento verso l’alto o verso il basso e ridotta espansione fogliare;
- colorazione porpora o rossastra, soprattutto nella patata;
- internodi accorciati, crescita stentata, rosettamento e perdita di vigore;
- appassimento, riduzione della fioritura e della produzione di frutti o tuberi;
- ninfe, uova peduncolate o adulti saltatori sulla vegetazione.
Nella patata l’alimentazione può provocare l’ingiallimento da psilla, dovuto alle sostanze salivari iniettate durante la nutrizione. Se viene trasmesso ‘Candidatus Liberibacter solanacearum’, i tuberi possono presentare striature brune interne, più evidenti dopo la frittura e associate alla zebra chip. Carenze nutrizionali, siccità, fitotossicità, virosi e altri insetti possono produrre quadri simili.
Cause e diffusione
Adulti e ninfe perforano i tessuti e succhiano la linfa. Il danno diretto deriva dalla sottrazione di assimilati e dalle sostanze salivari iniettate durante l’alimentazione. Gli adulti possono spostarsi attivamente tra colture, bordi e piante ospiti spontanee.
La diffusione a distanza è favorita dal trasporto di piantine, talee, foglie o altri materiali vegetali infestati, nonché dall’introduzione di merci provenienti da aree dove la specie è presente. Gli individui portatori possono acquisire il batterio durante l’alimentazione su piante infette e trasmetterlo successivamente a piante sane. La diagnosi precoce è difficile perché uova e ninfe sono piccole e restano spesso nascoste sulla pagina inferiore.
Ciclo vitale e persistenza
Gli adulti possono arrivare da aree infestate, sopravvivere localmente dove il clima e le piante ospiti lo permettono oppure riprodursi su colture e infestanti. Le femmine depongono uova singole, spesso sulla pagina inferiore e vicino al margine delle foglie. In condizioni favorevoli la schiusa può avvenire in pochi giorni.
Le ninfe attraversano cinque età, restano generalmente immobili o poco mobili sulla pagina inferiore e si alimentano sui tessuti floematici. Lo sviluppo da uovo ad adulto è fortemente dipendente dalla temperatura e dalla qualità dell’ospite; nelle aree favorevoli possono susseguirsi più generazioni. Gli adulti si disperdono tra patata, pomodoro, peperone, melanzana e piante spontanee e possono acquisire o trasmettere ‘Candidatus Liberibacter solanacearum’ durante la nutrizione.
Trattamento e difesa
Prima di qualsiasi intervento occorre confermare l’identificazione: la presenza di foglie gialle o arricciate non è sufficiente. Ispezionare con lente la pagina inferiore delle foglie e, in caso di sospetto, non trasferire piante, terriccio o residui fuori dall’area.
Per una coltura ornamentale o alimentare già infestata, isolare il materiale, rimuovere le parti fortemente colonizzate quando ciò non aumenta la diffusione e smaltire i residui secondo le indicazioni dell’autorità fitosanitaria. Nei contesti professionali, le decisioni devono basarsi su monitoraggio, soglie e indicazioni ufficiali, con particolare attenzione alla protezione delle colture confinanti. La presenza sospetta in Italia va segnalata al Servizio fitosanitario regionale, non gestita come una normale infestazione di afidi.
Difesa delicata e biologica
Non esiste un controllo biologico domestico affidabile che consenta di escludere da solo una specie da quarantena. In orto e in serra si possono tuttavia ridurre il rischio e la pressione con misure compatibili con la difesa integrata:
- usare piantine e tuberi-seme provenienti da filiere tracciabili e privi di insetti;
- proteggere le colture giovani con reti antinsetto a maglia adeguata, installate prima dell’ingresso degli adulti;
- controllare settimanalmente germogli e pagine inferiori delle foglie con lente;
- impiegare trappole cromotropiche gialle per il monitoraggio, non come unico mezzo di eradicazione;
- eliminare piante annuali fortemente infestate e gestire patata spontanea e solanacee infestanti, evitando di spostare materiale vegetale sospetto;
- preservare predatori e parassitoidi presenti evitando trattamenti indiscriminati.
Oli, saponi o altri prodotti a basso impatto non devono essere considerati automaticamente efficaci o autorizzati contro questa specie in Italia.
Prevenzione
In Italia la prevenzione deve concentrarsi soprattutto sull’esclusione e sulla segnalazione tempestiva, poiché la specie è considerata assente e regolamentata come organismo nocivo da quarantena.
- acquistare piantine, talee e tuberi-seme da fornitori professionali e tracciabili;
- ispezionare foglie giovani, germogli e pagina inferiore prima dell’acquisto e dopo l’arrivo in serra o nell’orto;
- installare trappole gialle vicino ai bordi e nella parte alta della vegetazione per rilevare adulti in arrivo;
- non spostare piante o residui sospetti tra appezzamenti;
- rimuovere patate volontarie e gestire le principali solanacee spontanee vicino alle colture;
- eliminare rapidamente le piante sospette senza compostarle e conservare, se possibile, campioni o fotografie per la diagnosi;
- se si osservano psille compatibili, uova peduncolate insieme a ingiallimenti anomali o sintomi di zebra chip, contattare il Servizio fitosanitario regionale competente.
Curiosità
- La specie è conosciuta anche con i sinonimi Trioza cockerelli e Paratrioza cockerelli.
- È un organismo nocivo da quarantena dell’Unione europea e figura tra gli organismi regolamentati di maggiore rilevanza fitosanitaria.
- Il batterio associato alla zebra chip non è una conseguenza automatica di ogni infestazione: la presenza della psilla e quella del batterio devono essere valutate separatamente.
- Le ninfe sono difficili da individuare senza controllare la pagina inferiore delle foglie.
- In Italia un sospetto ritrovamento ha rilevanza ufficiale anche quando i sintomi non sono ancora gravi.
In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la coltura e per l’avversità specifica; verificare sempre il registro e l’etichetta aggiornati, rispettando dosi, intervalli di sicurezza, numero massimo di applicazioni e prescrizioni per gli impollinatori. Non applicare prodotti sulla base della sola somiglianza dei sintomi. Privilegiare monitoraggio, esclusione, risanamento e strategie di difesa integrata.