Marciume radicale lanoso
Malattia

Marciume radicale lanoso

Rosellinia necatrix Berl. ex Prill. (sin. Dematophora necatrix)
In breve

Breve descrizione di Marciume radicale lanoso

Il marciume radicale lanoso è una malattia fungina del terreno causata da Rosellinia necatrix, frequente soprattutto su piante legnose, fruttiferi e vite. Il patogeno colonizza radici e colletto, riducendo l’assorbimento di acqua e nutrienti fino a provocare clorosi, appassimento, disseccamenti e morte. Il micelio biancastro sulle radici è un indizio utile, ma la conferma richiede una diagnosi specialistica.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteRadici fini e strutturali, colletto e talvolta parte basale del tronco; la chioma è colpita indirettamente dal deperimento radicale.
Condizioni favorevoliTerreno già contaminato, residui radicali infetti, ospiti suscettibili ravvicinati, ristagno o eccessiva umidità, suoli pesanti, ferite alle radici e stress idrici o termici.
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Panoramica

Rosellinia necatrix è un fungo del terreno associato al marciume radicale lanoso, particolarmente rilevante in frutteti, vigneti, vivai e impianti ornamentali. L’infezione interessa soprattutto le radici e il colletto; la chioma deperisce secondariamente perché l’apparato radicale non riesce più a fornire acqua e nutrienti.

Sulle radici infette può comparire un micelio biancastro, soffice e a chiazze, sotto la corteccia, sul colletto o nel terreno immediatamente circostante. Questo segno distingue spesso la malattia da Phytophthora, ma può essere confuso con Armillaria: la diagnosi non dovrebbe basarsi soltanto sull’aspetto della chioma o sulla presenza di una crescita bianca.

In Italia il problema è documentato su diverse colture legnose, inclusi melo, vite, drupacee, olivo e, in casi segnalati, avocado. Nei nuovi impianti o quando sono coinvolte piante di alto valore è consigliabile sottoporre radici, colletto e terreno a un laboratorio fitopatologico.

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Sintomi e riconoscimento

  • Perdita progressiva di vigore, crescita ridotta e chioma rada.
  • Ingiallimento, appassimento e caduta anticipata delle foglie, talvolta inizialmente limitati a una porzione della chioma.
  • Germogli corti, disseccamento di branche e rametti; le parti morte possono conservare foglie secche.
  • Radici bruno-scure o nere, friabili e facilmente decorticate.
  • Micelio biancastro, soffice o dall’aspetto ragnateliforme sotto la corteccia delle radici, sul colletto o nel terreno sopra le radici infette.
  • Nei casi avanzati, collasso e morte della pianta, talvolta rapidi dopo siccità, caldo o altri stress.

I sintomi aerei non sono diagnostici. Il micelio di Rosellinia è generalmente più sparso e meno “a ventaglio” di quello di Armillaria e non presenta il tipico odore fungino associato ai rizomorfi freschi di quest’ultima.

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Cause e diffusione

La diffusione avviene soprattutto per contatto tra radici sane e radici colonizzate, residui radicali infetti o terreno contaminato. Le radici di piante vicine possono entrare in contatto o formare connessioni naturali, consentendo il passaggio del micelio.

  • Materiale vivaistico infetto o con radici già lesionate.
  • Trasferimento di terreno, radici e residui tramite zappe, frese, trattrici, calzature, contenitori e attrezzature.
  • Acqua e lavorazioni che spostano particelle di terreno contaminato.
  • Ferite causate da lavorazioni profonde, scavi o danni da animali.
  • Infestanti e piante spontanee che mantengono radici nel terreno, quando suscettibili.

Non è considerata principalmente una malattia diffusa da spore trasportate dal vento sulle foglie.

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Ciclo vitale e persistenza

Il ciclo è dominato dalla crescita vegetativa del micelio nel terreno, nei residui radicali e nei tessuti infetti. Il fungo colonizza una radice, si estende verso il colletto e può raggiungere piante vicine tramite contatto tra radici, radici morte o innesti radicali naturali.

Il patogeno può persistere nel terreno associato a radici e aggregati fungini; la durata varia con tessitura, umidità, temperatura, coltura e attività microbica. Peritheci e ascospore sono descritti nella biologia della specie, ma negli impianti agricoli la diffusione attraverso radici infette e terreno contaminato è generalmente più importante della disseminazione aerea.

La malattia può procedere lentamente per più anni oppure manifestarsi in forma acuta, soprattutto quando una parte consistente dell’apparato radicale è stata distrutta o la pianta subisce un forte stress.

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Trattamento e difesa

Il trattamento curativo è generalmente limitato quando una parte sostanziale delle radici è infetta. Le piante con deperimento avanzato o collasso vanno estirpate con la massima quantità possibile di radici e terreno aderente, evitando di lasciare ceppaie e grossi frammenti nel suolo.

  1. Confermare la diagnosi su radici e colletto tramite laboratorio, soprattutto in frutteti, vigneti, vivai e impianti di valore.
  2. Isolare operativamente l’area, lavorando per ultima e pulendo le attrezzature prima di spostarsi in zone sane.
  3. Rimuovere e smaltire legalmente il materiale infetto; non usarlo per compost domestico o cippato destinato alla pacciamatura.
  4. Correggere ristagni e compattamento senza eseguire lavorazioni che aumentino la frammentazione delle radici infette.
  5. Valutare il reimpianto soltanto dopo la rimozione dei residui e con una scelta prudente di specie, portinnesto e periodo di riposo.

Le piante solo lievemente sintomatiche possono richiedere monitoraggio ravvicinato e analisi prima di decidere l’estirpazione, perché il deperimento può dipendere da altre malattie o da stress abiotici.

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Difesa delicata e biologica

Non esiste una cura biologica o “naturale” affidabile che risani rapidamente una pianta con apparato radicale gravemente colonizzato. L’approccio a basso impatto deve puntare soprattutto sulla prevenzione e sulla riduzione dell’inoculo.

  • Estirpare le piante gravemente compromesse, asportando con attenzione il colletto e quanta più massa radicale possibile.
  • Rimuovere dal terreno radici grosse, ceppaie e residui legnosi; evitare di sminuzzarli e distribuirli nel profilo del suolo.
  • Migliorare il drenaggio senza danneggiare le radici sane e gestire l’irrigazione evitando saturazione prolungata.
  • Favorire rotazioni o periodi senza ospiti legnosi suscettibili; prima di un nuovo impianto valutare l’uso di colture erbacee secondo le condizioni aziendali.
  • Utilizzare ammendanti o microrganismi antagonisti solo quando esistono prove locali e un prodotto registrato o un impiego legalmente consentito per la coltura; non considerarli sostitutivi della bonifica dei residui.
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Prevenzione

  • Acquistare piante certificate o ispezionate, con apparato radicale sano e privo di imbrunimenti, lesioni sospette e odori di marciume.
  • Prima di un nuovo impianto, rimuovere ceppaie, radici grosse e residui delle colture legnose precedenti; nei siti sospetti richiedere una valutazione fitopatologica.
  • Non reimpiantare immediatamente una specie documentata come suscettibile nello stesso punto. La durata della rotazione deve essere definita in base a coltura, suolo, clima e diagnosi locale.
  • Limitare il trasferimento di terra: pulire accuratamente attrezzi, ruote, frese, scarpe e contenitori prima di passare da un appezzamento all’altro.
  • Garantire drenaggio e irrigazione regolare, evitando ristagni e alternanza di saturazione e forte siccità.
  • Ridurre le lavorazioni profonde vicino alle piante e proteggere le radici da ferite.
  • Controllare infestanti e ricacci senza ferire l’apparato radicale della coltura.
  • In caso di sintomi, campionare radici e colletto prima dell’estirpazione completa, quando possibile, per distinguere Rosellinia da Armillaria e Phytophthora.
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Curiosità

  • Il nome comune “marciume radicale lanoso” deriva dal micelio chiaro e soffice osservabile su radici e colletto.
  • La malattia è stata segnalata su molte piante legnose, ma l’elenco degli ospiti varia tra studi, aree geografiche e specie di Rosellinia coinvolte.
  • Su avocado è importante distinguere Rosellinia necatrix da Rosellinia bunodes, che può causare una malattia simile.
  • La presenza di micelio bianco non è sufficiente per distinguere con certezza Rosellinia da altri marciumi radicali: sono utili isolamento, microscopia o metodi molecolari.
  • Il patogeno non è principalmente un fungo delle foglie: la rimozione dei residui radicali e la prevenzione del trasferimento di terreno sono quindi centrali.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste un programma chimico universale da applicare alla cieca. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la specifica coltura e avversità, verificando l’etichetta vigente nel momento dell’impiego e rispettando dosi, intervalli, dispositivi di protezione e prescrizioni regionali. Nei casi gravi, la gestione agronomica e l’estirpazione risultano generalmente più importanti dei trattamenti curativi.