
Marciume molle da Rhizopus
Rhizopus stoloniferBreve descrizione di Marciume molle da Rhizopus
Il marciume molle da Rhizopus è una malattia fungina post-raccolta causata da Rhizopus stolonifer. Penetra soprattutto attraverso ammaccature, tagli, screpolature e ferite d’insetto, quindi provoca in pochi giorni un disfacimento acquoso e collasso di frutti, ortaggi e radici di riserva. Una muffa bianca cotonosa e sporangi neri possono comparire sulla superficie, ma la conferma della specie richiede prudenza.
Condizioni tipiche
Panoramica
Il marciume molle da Rhizopus colpisce principalmente frutti carnosi maturi, bacche, ortaggi, radici di riserva, bulbi, cormi e altri tessuti vegetali feriti, soprattutto durante raccolta, confezionamento, trasporto e conservazione. In Italia può diventare problematico in condizioni estive calde, durante la commercializzazione di frutta a polpa e quando la catena del freddo è lenta o interrotta.
Il fungo è comune nel suolo, nei residui vegetali, nell’aria, sulle superfici di lavorazione e nei prodotti decomposti; eliminarlo completamente non è realistico. La diagnosi visiva deve essere considerata presuntiva: la muffa bianca con sporangi neri è caratteristica del gruppo, ma l’identificazione a livello di specie può richiedere esame microscopico o analisi di laboratorio.
Sintomi e riconoscimento
- L’infezione inizia spesso da ammaccature, tagli, screpolature, punture d’insetto, cicatrici peduncolari o altre ferite.
- La zona colpita diventa traslucida, intrisa d’acqua, molle e rapidamente collassata; può fuoriuscire liquido limpido o fermentato.
- La lesione si espande velocemente e può interessare i frutti adiacenti, formando gruppi o “nidi” di prodotto marcio nelle cassette.
- Sulla superficie compare inizialmente una crescita cotonosa bianca o grigiastra, seguita da sporangi sferici grigio-scuro o neri.
- Su pesche, nettarine, fragole e pomodori il frutto può disfarsi in pochi giorni; sulla patata dolce il marciume può attraversare gran parte della radice durante la conservazione.
- Odori acidi, fermentati o sgradevoli possono accompagnare la decomposizione, ma non sono diagnostici.
Cause e diffusione
Le spore sono abbondanti, leggere e facilmente disperse da correnti d’aria, schizzi d’acqua, operatori, utensili, cassette, linee di confezionamento e veicoli. Il fungo penetra soprattutto attraverso ferite fresche; ammaccature da schiacciamento e abrasioni sono particolarmente importanti nelle radici di riserva.
Caldo, umidità persistente, condensa, ventilazione insufficiente, maturazione avanzata, raffreddamento tardivo e contatto tra prodotto sano e prodotto sporulante accelerano l’epidemia. Moscerini della frutta e altri insetti possono trasferire spore verso ferite o aperture naturali.
Ciclo vitale e persistenza
Rhizopus stolonifer sopravvive come micelio e spore nel terreno, nei residui, nei frutti decomposti e sulle attrezzature. Le sporangiospore sono trasportate dall’aria, dall’acqua, dagli insetti e dalle superfici di lavorazione.
La germinazione avviene soprattutto su essudati ricchi di nutrienti presenti nelle ferite. Il fungo produce rapidamente ife ampie e stoloni superficiali; i rizoidi ancorano la colonia e gli sporangi eretti maturano dal bianco al nero liberando numerose spore. In condizioni favorevoli i sintomi possono diventare visibili dopo circa un giorno e il collasso esteso può seguire in pochi giorni.
La trasmissione da un frutto all’altro può avvenire per contatto diretto, liquidi di marciume e crescita miceliale; gli insetti attratti dai tessuti decomposti possono favorire la contaminazione di nuove ferite.
Trattamento e difesa
Non esiste un trattamento curativo capace di ripristinare i tessuti già liquefatti. Isolare e scartare rapidamente il prodotto colpito, preferibilmente in contenitori chiusi o coperti, evitando di scuoterlo e diffondere le spore.
Nei lotti ancora commercializzabili, eseguire una cernita frequente e delicata, rimuovere i frutti a contatto con quelli marci e migliorare ventilazione, asciugatura e temperatura di conservazione. Non lavare o manipolare energicamente frutti già lesionati: l’acqua e le abrasioni possono favorire la diffusione.
Per le radici di patata dolce, la prevenzione delle ferite, la cicatrizzazione post-raccolta e il mantenimento della temperatura corretta sono più importanti del tentativo di curare radici già infette. In caso di dubbi diagnostici o perdite rilevanti, richiedere un’analisi fitopatologica.
Difesa delicata e biologica
Per produzioni biologiche e a basso input, la strategia più efficace è integrare igiene, riduzione delle ferite e gestione accurata della temperatura.
- Raccogliere e movimentare con delicatezza, evitando cadute, compressioni, sfregamenti e punture.
- Separare subito i frutti feriti, marci o sospetti; non compostare vicino alle aree di raccolta o conservazione e non lasciarli a contatto con lotti sani.
- Lavare e sanificare regolarmente cassette, tavoli, utensili, linee di lavaggio, celle e mezzi di trasporto con un programma idoneo alle superfici a contatto con alimenti.
- Asciugare la superficie dei prodotti, ridurre condensa e acqua libera e mantenere una buona ventilazione.
- Per la patata dolce, favorire una corretta cicatrizzazione post-raccolta in ambiente caldo e umido controllato, quindi conservare senza esposizione al freddo dannoso.
- Valutare solo microrganismi antagonisti o prodotti ammessi in agricoltura biologica e legalmente autorizzati in Italia per quella specifica coltura e uso.
Prevenzione
- Raccogliere al giusto grado di maturazione commerciale e ridurre al minimo urti, abrasioni, tagli e lesioni del peduncolo.
- Selezionare e allontanare immediatamente i prodotti marci o gravemente feriti; non lasciare materiale sporulante accanto ai lotti sani.
- Pulire e sanificare cassette, attrezzature, linee, celle, piani di selezione e contenitori di trasporto con procedure appropriate.
- Raffreddare rapidamente le colture compatibili con il freddo, evitando però temperature che provochino danni da freddo.
- Per la patata dolce, curare tempestivamente le ferite dopo la raccolta in condizioni controllate e conservarla successivamente intorno a 13–16 °C, evitando temperature inferiori a circa 12–13 °C.
- Limitare acqua libera e condensa, mantenere ricambio d’aria e usare contenitori puliti e asciutti.
- Controllare gli insetti attratti dai frutti marci e applicare una gestione integrata della raccolta, del confezionamento e della catena del freddo.
Curiosità
- Il fungo è spesso chiamato anche muffa nera o muffa del pane, ma nel post-raccolta agisce come patogeno necrotrofo su tessuti vegetali maturi e feriti.
- Il colore nero deriva dalla maturazione degli sporangi, non da una colorazione uniforme del tessuto del frutto.
- I frutti maturi sono generalmente più sensibili di quelli immaturi perché l’ammorbidimento dei tessuti e l’elevato contenuto di zuccheri favoriscono la colonizzazione.
- Una singola cassetta con prodotto sporulante può contaminare rapidamente i frutti vicini attraverso spore, liquidi e contatto.
- La patata dolce è particolarmente esposta quando la buccia viene abrasa o schiacciata durante la raccolta e la selezione.
In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la specifica coltura, destinazione d’uso e avversità; verificare sempre il registro e l’etichetta vigente del prodotto. Non applicare trattamenti post-raccolta o fungicidi su derrate alimentari se l’uso non è espressamente autorizzato. Rispettare dosi, tempi di carenza, dispositivi di protezione e indicazioni dell’etichetta. Per questa malattia la prevenzione igienico-colturale e la corretta gestione post-raccolta sono generalmente prioritarie.