
Marciume lenticellare del melo e del pero
Neofabraea alba (E.J. Guthrie) Verkley; spesso trattato nella letteratura attuale come Neofabraea vagabunda o Phlyctema vagabundaBreve descrizione di Marciume lenticellare del melo e del pero
Il marciume lenticellare, noto anche come marciume a occhio di bue, è una malattia fungina soprattutto post-raccolta di mele e pere associata a Phlyctema vagabunda, sinonimo moderno di Neofabraea alba. Le infezioni possono originarsi nel frutteto attraverso lenticelle, ferite o estremità del peduncolo e del calice, restando invisibili fino a settimane o mesi di conservazione.
Condizioni tipiche
Panoramica
Il marciume lenticellare è una delle principali malattie fungine post-raccolta dei frutti di pomacee. In Italia, studi condotti nel Nord Italia hanno identificato Phlyctema vagabunda come specie dominante associata al marciume a occhio di bue del melo, con presenza anche di Neofabraea kienholzii in alcuni campioni.
Il fungo può penetrare attraverso lenticelle, piccole ferite, la cavità peduncolare o quella calicina. Il frutto può apparire sano al momento della raccolta e sviluppare i sintomi soltanto dopo settimane o mesi di conservazione. L’identificazione a livello di specie non è affidabile basandosi soltanto sull’aspetto della lesione: possono essere necessari isolamento, osservazione dei caratteri morfologici e analisi molecolari.
Sintomi e riconoscimento
I primi sintomi sono generalmente visibili durante la conservazione. Compaiono macchie circolari brune, piatte o leggermente depresse, spesso associate a una lenticella, con centro più chiaro color beige o marrone chiaro e margine più scuro. Le infezioni della cavità peduncolare o calicina possono rimanere relativamente piatte.
La polpa colpita è bruna, compatta o leggermente farinosa e nettamente delimitata dal tessuto sano. Con l’avanzare del marciume possono comparire piccoli corpi fruttiferi o masse di spore color crema, talvolta disposte ad anelli. L’aspetto può sovrapporsi a quello provocato da altre specie di Neofabraea e Phlyctema.
Cause e diffusione
L’inoculo proviene da frutti infetti, residui di potatura, legno morto, cancri e altri tessuti colonizzati. Durante piogge, rugiada o nebbie, i conidi vengono dispersi dall’acqua e raggiungono i frutti.
Il rischio aumenta quando la buccia presenta lenticelle vulnerabili, microferite, punture o abrasioni. La raccolta, il trasporto e la calibratura possono trasformare piccole lesioni in punti d’ingresso. Frutti infetti ma apparentemente sani possono introdurre il patogeno nei lotti di conservazione e sulle superfici di lavorazione.
Ciclo vitale e persistenza
Il fungo sopravvive su legno morto o infetto, cancri, residui vegetali, frutti mummificati e altri tessuti colonizzati. In condizioni umide produce strutture sporifere; i conidi sono trasportati soprattutto dagli schizzi di pioggia e dall’acqua sulla chioma.
Le infezioni possono instaurarsi nel frutteto, spesso senza sintomi evidenti, attraverso lenticelle o piccole lesioni. Dopo la raccolta il fungo rimane latente o cresce lentamente nel frutto; durante la conservazione sviluppa le lesioni tipiche e può produrre nuovo inoculo. In Italia il rischio aumenta soprattutto nel periodo autunnale umido, indicativamente nei mesi precedenti la raccolta.
Trattamento e difesa
Non esiste una cura pratica capace di risanare un frutto quando il marciume interno è già insediato. Durante la raccolta e la cernita, rimuovere i frutti con lesioni o rammollimenti e non reintrodurli nel meleto.
Su piante con legno infetto, asportare i rami colpiti quando possibile, tagliando in tessuto sano e disinfettando gli strumenti tra piante o tagli sospetti. Nei magazzini, isolare i lotti contaminati, eliminare i frutti marci e pulire le superfici che possono trasferire inoculo. Eventuali trattamenti fungicidi in campo o post-raccolta devono essere valutati solo nell’ambito di un programma registrato e conforme alle autorizzazioni italiane vigenti.
Difesa delicata e biologica
La gestione biologica e a basso impatto deve puntare soprattutto alla riduzione dell’inoculo e delle ferite, perché non esiste un trattamento curativo affidabile per un frutto con marciume interno già stabilito.
- Rimuovere dal frutteto frutti mummificati, potature, legno morto e rami con cancri evidenti; non lasciarli sotto le piante.
- Durante la potatura eliminare il legno infetto fino a tessuto sano, operando con tempo asciutto e disinfettando gli attrezzi tra tagli sospetti.
- Raccogliere e selezionare con cura, scartando frutti ammaccati, perforati o con lesioni; evitare il contatto con cassette sporche.
- Lavare e sanificare, secondo procedure compatibili con l’uso alimentare, cassette, linee di selezione, utensili e superfici di conservazione.
- Separare i lotti sospetti, raffreddare rapidamente i frutti e controllarli periodicamente durante lo stoccaggio.
- Destinare i frutti marci a un processo di compostaggio realmente igienizzante oppure eliminarli in modo da non restituire inoculo al meleto.
Prevenzione
La prevenzione deve iniziare nel frutteto e proseguire durante raccolta e conservazione.
- Eliminare frutti mummificati, rami secchi, potature e cancri; allontanare il materiale infetto dall’area produttiva.
- Potare il legno malato fino alla parte sana, preferibilmente in condizioni asciutte, evitando ferite non necessarie e chiome eccessivamente dense.
- Gestire l’irrigazione per limitare la bagnatura della chioma e programmare la raccolta evitando, quando possibile, periodi persistentemente piovosi.
- Raccogliere soltanto frutti asciutti e maneggiarli con delicatezza, riducendo cadute, compressioni, strappi del peduncolo e abrasioni.
- Pulire e sanificare bins, cassette, attrezzature, linee di lavorazione e celle secondo protocolli idonei al settore alimentare.
- Raffreddare rapidamente il prodotto e mantenere temperatura, umidità relativa, ventilazione e movimentazione coerenti con la conservazione della cultivar.
- Ispezionare i lotti durante lo stoccaggio, soprattutto dopo conservazioni lunghe, separando tempestivamente i frutti sospetti.
Curiosità
- Il nome comune italiano più usato è marciume lenticellare; in inglese la stessa sindrome è spesso chiamata bull’s-eye rot.
- Neofabraea alba è stato riclassificato nella letteratura moderna come Phlyctema vagabunda; i sinonimi storici restano frequenti nelle banche dati e nelle schede tecniche.
- Nel Nord Italia sono state documentate differenze genetiche e fenotipiche tra isolati di P. vagabunda, oltre alla presenza sporadica di N. kienholzii.
- La malattia può essere già stata acquisita in campo, ma diventare evidente soltanto dopo una lunga permanenza in frigorifero.
Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari e trattamenti post-raccolta legalmente autorizzati in Italia per la coltura, l’avversità e lo specifico impiego previsto. Verificare sempre l’etichetta italiana aggiornata, le dosi, i tempi di carenza, i limiti sui residui e le condizioni d’uso. Non applicare automaticamente sostanze autorizzate in altri Paesi: la disponibilità e l’autorizzazione possono cambiare. La gestione preventiva, igienica e post-raccolta resta essenziale.