
Marciume aspergillare della spiga e contaminazione da aflatossine
Aspergillus flavusBreve descrizione di Marciume aspergillare della spiga e contaminazione da aflatossine
Aspergillus flavus è un fungo del suolo e dei residui colturali che può provocare il marciume aspergillare della spiga nel mais e svilupparsi su arachidi, semi di cotone e frutta secca. Il rischio aumenta con caldo, siccità, danni da insetti e conservazione inadeguata. Alcuni ceppi producono aflatossine: la muffa visibile non permette però di stimarne la concentrazione, che richiede un’analisi rappresentativa.
Condizioni tipiche
Panoramica
Aspergillus flavus è comune nei terreni, nei residui vegetali e nelle derrate. In Italia il problema è particolarmente rilevante nel mais, soprattutto nelle aree calde e siccitose della Pianura Padana e in altre zone dove lo stress idrico e le alte temperature coincidono con la maturazione della granella.
Nel mais può causare il marciume aspergillare della spiga; dopo la raccolta può continuare a svilupparsi in granella o semi danneggiati, caldi o insufficientemente essiccati. Alcuni ceppi producono aflatossine, tra cui l’aflatossina B1, mentre altri ne producono poca o nulla. Muffa visibile, odore e concentrazione di tossina non sono quindi equivalenti.
Sintomi e riconoscimento
Nel mais si osservano spesso chiazze localizzate di muffa pulverulenta giallo-verdastra o verde oliva sui chicchi, frequentemente verso la punta della spiga o tra cariossidi lesionate. I chicchi possono apparire raggrinziti, scoloriti o parzialmente ricoperti dal micelio.
Su arachide, semi di cotone e frutta secca i sintomi variano: muffa superficiale, imbrunimenti, raggrinzimento, marciume o crescita fungina interna. Le aflatossine sono invisibili e l’assenza di muffa evidente non garantisce l’assenza di contaminazione; solo un’analisi rappresentativa può stimarne il livello.
Cause e diffusione
Le spore presenti in suolo e residui vengono trasportate da vento, polvere, insetti, macchine agricole e materiale vegetale contaminato. La siccità, il caldo e lo sviluppo irregolare della coltura aumentano la vulnerabilità, soprattutto nel mais e nell’arachide. Insetti, uccelli, roditori e operazioni meccaniche creano vie d’ingresso. Raccolta tardiva, chicchi immaturi o spezzati e stoccaggio caldo con umidità disponibile favoriscono la colonizzazione e, in alcuni ceppi, la produzione di aflatossine.
Ciclo vitale e persistenza
Il fungo sopravvive nel suolo, nei residui colturali, nei semi e nelle derrate precedentemente colonizzate. I conidi vengono dispersi da vento, polvere, insetti, attrezzature e materiale vegetale contaminato.
Durante la fioritura e lo sviluppo della spiga le spore possono raggiungere sete e cariossidi; la colonizzazione è favorita da stress termico e idrico o da lesioni del pericarpo. Dopo la raccolta, il fungo può proseguire la crescita in granella o frutta secca non sufficientemente asciutta. La produzione di aflatossine dipende dal ceppo e dall’interazione tra temperatura, disponibilità d’acqua, substrato e durata della colonizzazione.
Trattamento e difesa
Non esiste un rimedio domestico o curativo affidabile che rimuova le aflatossine dai chicchi, semi o frutti secchi contaminati. Non assaggiare, non destinare agli animali e non miscelare una partita sospetta con prodotto sano. Raccogliere separatamente il materiale visibilmente ammuffito, ridurre la diffusione di polvere e chiedere indicazioni a un laboratorio qualificato, a un tecnico agronomo o al servizio fitosanitario competente.
Per le partite agricole, occorre procedere con campionamento rappresentativo, analisi e corretta segregazione o destinazione secondo la normativa europea e nazionale. Essiccazione, pulizia e selezione possono ridurre il rischio in determinate filiere, ma non certificano da sole la conformità e non neutralizzano necessariamente le tossine già formate.
Difesa delicata e biologica
La gestione biologica e a basso impatto deve essere preventiva e inserita in una strategia integrata:
- scegliere ibridi o varietà adattati all’ambiente, con buona tolleranza agli stress, alle lesioni della granella e al marciume della spiga, quando disponibili;
- ridurre lo stress idrico con una corretta gestione del terreno, irrigazione mirata dove possibile e controllo tempestivo delle infestanti;
- monitorare gli insetti che danneggiano spighe e cariossidi e intervenire solo secondo soglie e indicazioni di difesa integrata;
- valutare, per il mais e secondo la disponibilità e l’autorizzazione italiana, prodotti di biocontrollo a base di ceppi atossigeni di A. flavus; non usare colture autoprodotte;
- raccogliere tempestivamente, ridurre rotture e chicchi lesionati, essiccare rapidamente e mantenere la massa asciutta, pulita e ventilata;
- separare le partite sospette e sottoporle a campionamento rappresentativo e analisi prima dell’impiego alimentare o mangimistico.
Prevenzione
- Adottare ibridi o cultivar adatti alle condizioni italiane e con tolleranza agli stress e ai danni della spiga, quando disponibili.
- Limitare la siccità con una buona struttura del terreno, gestione dell’acqua e controllo delle infestanti; le colture in stress durante le fasi sensibili hanno priorità irrigua.
- Effettuare monitoraggi degli insetti carpofagi e degli altri fitofagi che lesionano spighe e semi, applicando la difesa integrata regionale.
- Usare rotazioni e gestione dei residui coerenti con l’azienda, ricordando che non eliminano le spore trasportate dall’aria.
- Raccogliere alla maturità senza ritardi inutili, limitando urti, rotture e presenza di materiale estraneo.
- Essiccare rapidamente fino a condizioni sicure per la conservazione, pulire silos, carri e macchine, aerare la massa e controllare regolarmente temperatura e umidità.
- Isolare le partite sospette e far eseguire analisi di aflatossine prima della destinazione a consumo umano o animale. I limiti di legge dell’Unione europea dipendono dalla matrice e dalla destinazione d’uso.
Curiosità
- La sola presenza di A. flavus non dimostra che la partita superi un determinato limite di aflatossine.
- Le aflatossine possono rimanere un problema anche dopo la perdita della muffa visibile; selezionare o pulire superficialmente la granella non costituisce una garanzia di sicurezza.
- In Italia sono stati sviluppati approcci di biocontrollo basati su ceppi atossigeni di A. flavus, applicabili solo secondo autorizzazione, coltura, etichetta e programmi tecnici vigenti.
- La gestione della granella dopo la raccolta è decisiva: essiccazione rapida, ventilazione e controllo di temperatura e umidità riducono la progressione del problema.
Non esiste un trattamento fungicida post-raccolta affidabile che elimini le aflatossine dalla granella o dalla frutta secca contaminata. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari, microrganismi o corroboranti legalmente autorizzati in Italia per la specifica coltura e avversità, seguendo l’etichetta vigente e le indicazioni regionali. Per alimenti e mangimi, destinazione e conformità devono essere verificate secondo la normativa applicabile e mediante analisi ufficiali o di laboratorio qualificato.