
Marciume radicale e del colletto delle conifere
Heterobasidion annosumBreve descrizione di Marciume radicale e del colletto delle conifere
Il marciume radicale da Heterobasidion annosum è una grave malattia fungina delle conifere forestali. Può restare nascosto per anni mentre il fungo degrada radici, colletto e base del fusto; in seguito provoca chiome rade, ingiallimento, perdita di vigore, schianti e morte. In Italia il complesso Heterobasidion comprende più specie, quindi la conferma richiede esame del legno e, nei casi dubbi, diagnosi specialistica.
Condizioni tipiche
Panoramica
Heterobasidion annosum sensu lato invade soprattutto radici, colletto e parte basale del fusto delle conifere. La degradazione può procedere a lungo senza sintomi evidenti nella chioma; quando una quota significativa dell’apparato radicale è compromessa, gli alberi mostrano ridotto accrescimento, chiome rade e maggiore vulnerabilità a siccità, vento e altri organismi.
In Italia la malattia è importante in diversi soprassuoli alpini e appenninici. È stata osservata, tra l’altro, su abete rosso, abete bianco, larice, pino silvestre, pino cembro e pino domestico, ma la specie di Heterobasidion coinvolta e la gravità variano secondo ospite, area e storia gestionale. I sintomi della chioma non bastano da soli per una diagnosi affidabile.
Sintomi e riconoscimento
I primi sintomi possono essere assenti o poco specifici. Con l’avanzare della malattia si possono osservare:
- chioma rada, aghi ingialliti o bruniti e ridotto allungamento dei germogli;
- deperimento progressivo, disseccamento di branche e, talvolta, produzione anomala di coni da stress;
- alberi sradicati o spezzati dal vento per la perdita di ancoraggio radicale;
- imbrunimenti, colature resinose o alterazioni della corteccia vicino alla base;
- carie chiara, fibrosa, laminata o biancastra nelle radici e nel legno del culminale;
- piccoli corpi fruttiferi bruno-giallastri o biancastri presso il colletto, su radici esposte, ceppaie e legno morto.
Il quadro può confondersi con marciumi da Armillaria, altre carie radicali, danni da insetti, siccità e lesioni meccaniche. Il ritrovamento del fungo, l’esame della carie e l’analisi di laboratorio hanno maggiore valore diagnostico rispetto al solo deperimento della chioma.
Cause e diffusione
La diffusione primaria avviene tramite basidiospore disperse dal vento che infettano ceppaie fresche e ferite consistenti su conifere. Il rischio aumenta dopo tagli, diradamenti, schianti, lavori edili, passaggi di macchinari e altre attività che lasciano superfici legnose esposte.
La diffusione locale avviene soprattutto per contatto tra radici infette e sane o tramite anastomosi radicali. Non è una malattia fogliare trasmessa dal semplice contatto tra chiome. Siccità, stress del soprassuolo, specie ospite, età del popolamento e ripetute aperture del bosco possono aumentare la gravità.
Ciclo vitale e persistenza
I corpi fruttiferi producono basidiospore trasportate dall’aria. Le spore colonizzano soprattutto superfici fresche di ceppaie di conifere e ferite grandi; il micelio passa quindi nel legno della ceppaia e nelle radici. Quando le radici infette entrano in contatto o si saldano con quelle sane, il patogeno può avanzare da un albero all’altro.
La suscettibilità delle superfici appena tagliate è maggiore nelle prime settimane, ma dipende da stagione, umidità, dimensioni della ceppaia e ospite. I focolai possono quindi espandersi lentamente per contatto radicale, mentre ceppaie colonizzate possono rimanere fonti d’inoculo per molti anni. I corpi fruttiferi sono spesso difficili da trovare e la diagnosi deve integrare struttura del soprassuolo, esame delle radici e caratteristiche della carie.
Trattamento e difesa
Non esiste un trattamento curativo affidabile per un albero in cui la carie abbia già compromesso una parte importante delle radici e del fusto basale. L’intervento deve concentrarsi sulla sicurezza e sulla gestione del focolaio.
- Isolare e far valutare gli alberi con chioma fortemente deperita, inclinazione, cavità basali, corpi fruttiferi o schianti recenti.
- Rimuovere gli esemplari instabili secondo le procedure forestali e di sicurezza, evitando nuove ferite agli alberi sani.
- Esaminare ceppaia e radici degli alberi abbattuti per delimitare il focolaio; nei casi importanti, inviare campioni a un laboratorio di patologia forestale.
- Gestire le ceppaie infette secondo il piano selvicolturale e le prescrizioni regionali, considerando trattamento protettivo immediato delle superfici appena tagliate quando previsto da indicazioni tecniche autorizzate.
- Non diagnosticare Heterobasidion dalla sola chioma: distinguere il problema da Armillaria, altri funghi lignivori, insetti e stress abiotici.
Difesa delicata e biologica
Non esiste una cura biologica domestica capace di risanare radici già ampiamente degradate. In contesti forestali professionali può essere valutata la protezione biologica delle ceppaie con antagonisti come Phlebiopsis gigantea, soltanto quando il preparato è legalmente disponibile e autorizzato per l’uso previsto in Italia e secondo le indicazioni dell’etichetta.
Le misure non chimiche più utili sono rimuovere o gestire correttamente gli alberi gravemente compromessi, ridurre la permanenza di grandi ceppaie infette dove tecnicamente possibile, evitare il trasferimento di terra e residui legnosi tra focolai e limitare le ferite durante le operazioni. Gli alberi instabili devono essere valutati da personale forestale qualificato.
Prevenzione
La prevenzione è più efficace del tentativo di recuperare un albero con carie radicale avanzata.
- Programmare tagli e diradamenti riducendo il numero e le dimensioni delle ceppaie fresche e limitando le ferite agli alberi residui.
- Evitare di lavorare in condizioni che favoriscano compattamento, scortecciamento e lesioni al colletto.
- Nei popolamenti a rischio, far valutare tempestivamente la protezione delle ceppaie appena tagliate con un prodotto o antagonista autorizzato e idoneo al contesto italiano; non trasferire automaticamente protocolli stranieri.
- Pulire terra, segatura e residui legnosi dai macchinari prima di passare da un focolaio a un’area sana.
- Controllare gli alberi vicini a vecchie ceppaie, piste di esbosco, cantieri e aree con schianti.
- Favorire specie, provenienze e struttura del soprassuolo adatte alla stazione, aumentando la diversità quando gli obiettivi forestali lo consentono.
- Far eseguire una valutazione di stabilità prima di lasciare in piedi alberi con radici o base del fusto sospette.
Curiosità
- Il nome storico della malattia comprende “marciume radicale da Heterobasidion”, “marciume radicale e del colletto” e “carie delle radici e della base del fusto”.
- Il nome Heterobasidion annosum è ancora frequente nella letteratura più vecchia, ma il complesso europeo è stato suddiviso in più specie biologiche associate in parte a ospiti diversi.
- In Italia settentrionale sono documentati danni rilevanti su abete rosso; in alcune pinete tirreniche dell’Italia centrale è stata studiata anche la diffusione di Heterobasidion irregulare.
- La malattia può produrre anelli o gruppi di alberi deperienti, perché il patogeno passa localmente attraverso radici a contatto.
- Il fungo antagonista Phlebiopsis gigantea è stato studiato e impiegato in programmi di protezione biologica delle ceppaie in alcuni contesti forestali, ma disponibilità, autorizzazione ed efficacia devono essere verificate localmente.
Non applicare fungicidi o trattamenti ai ceppi come se fossero universalmente autorizzati: in Italia usare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la specifica coltura, avversità e modalità d’impiego, verificando il registro vigente e seguendo integralmente l’etichetta. Nei boschi, gli interventi devono inoltre rispettare le prescrizioni regionali e forestali. La prevenzione selvicolturale, l’igiene dei cantieri e il controllo biologico sono generalmente più importanti del trattamento curativo.