Marciume nero della vite
Malattia

Marciume nero della vite

Phyllosticta ampelicida (sin. Guignardia bidwellii)
In breve

Breve descrizione di Marciume nero della vite

Il marciume nero della vite è una malattia fungina causata da Phyllosticta ampelicida, nome oggi usato per il patogeno precedentemente indicato come Guignardia bidwellii. Colpisce soprattutto foglie giovani, tralci, piccioli e grappoli: gli acini infetti diventano bruni, neri, duri e mummificati. Piogge frequenti, chiome dense e residui infetti favoriscono fortemente la malattia.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFoglie giovani, piccioli, germogli, tralci erbacei, viticci, rachidi, fiori e acini; il danno più grave interessa grappoli e frutti.
Condizioni favorevoliPiogge ripetute, bagnatura fogliare prolungata, temperature miti o calde, elevata umidità, chiome fitte, scarsa circolazione d’aria e presenza di acini mummificati o residui infetti. Il rischio è in genere minore negli ambienti mediterranei molto asciutti, ma può aumentare localmente durante primavere ed estati piovose.
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Panoramica

La malattia può comparire su foglie giovani, piccioli, germogli e tralci erbacei, viticci, rachidi, fiori e acini. I sintomi fogliari possono confondersi con altre maculature della vite; la diagnosi è più attendibile quando si osservano insieme lesioni circolari, piccoli picnidi neri, acini mummificati e una storia di piogge prolungate.

Il rischio economico è maggiore dall’inizio della crescita dei germogli fino alle prime settimane dopo la fioritura, quando foglie, infiorescenze e bacche verdi sono più suscettibili. La malattia è generalmente più problematica in vigneti umidi, con scarsa ventilazione e residui infetti non rimossi.

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Sintomi e riconoscimento

Sulle foglie giovani compaiono piccole macchie pallide, beige o giallastre che diventano circolari, bruno-rossastre o brune, spesso con margine più scuro violaceo-bruno. Nelle lesioni mature possono essere visibili minuscoli punti neri, i picnidi, talvolta disposti in modo irregolare vicino al margine.

Su piccioli, germogli, viticci e rachidi si osservano lesioni scure, allungate o infossate, che in alcuni casi possono indebolire o circondare il tessuto. Gli acini iniziano spesso con una piccola area chiara o brunastra; in seguito l’intero acino diventa bruno-nero, collassa, si raggrinzisce e si trasforma in una mummia dura, spesso punteggiata da picnidi neri.

Le mummie possono rimanere attaccate al grappolo oppure cadere a terra. La presenza di acini neri e duri insieme a lesioni fogliari tipiche è più indicativa del marciume nero rispetto a una semplice marcescenza post-raccolta.

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Cause e diffusione

La diffusione prende avvio dai residui infetti svernanti. La pioggia e l’acqua di irrigazione bagnano le mummie e le lesioni, liberando spore che vengono trasferite a foglie, germogli, fiori e grappoli dagli schizzi e dalla pioggia battente.

Più cicli di bagnatura ravvicinati permettono alle nuove lesioni di produrre ulteriore inoculo. La chioma fitta prolunga l’umidità sulle superfici vegetali e ostacola la penetrazione della luce e dell’aria; cultivar suscettibili, vigoria eccessiva e mummie trattenute aumentano la pressione della malattia.

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Ciclo vitale e persistenza

Il fungo sverna soprattutto in acini mummificati rimasti sulla vite o caduti al suolo, ma anche in rachidi, viticci, foglie infette e lesioni dei tralci. In primavera, la pioggia libera ascospore e conidi dalle strutture fruttifere presenti nei residui.

Le spore raggiungono per schizzi d’acqua e pioggia battente i tessuti verdi giovani. Dopo l’incubazione, le lesioni possono produrre nuovi picnidi e conidi, alimentando infezioni secondarie durante periodi umidi. Gli acini sono più vulnerabili nelle fasi iniziali dello sviluppo e diventano progressivamente meno suscettibili con l’avanzare della maturazione, secondo varietà e stadio fenologico.

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Trattamento e difesa

In presenza di sintomi, asportare e distruggere gli acini mummificati e le parti gravemente infette, senza lasciarle tra i filari o sulla struttura della vite. La rimozione è più efficace se effettuata prima di nuove piogge e prima della stagione successiva.

Nei vigneti con precedenti di malattia, la protezione preventiva dei tessuti giovani deve essere valutata in funzione di fenologia, piogge, suscettibilità varietale e indicazioni dei bollettini regionali. I trattamenti curativi tardivi sugli acini già mummificati hanno efficacia limitata; la prevenzione precoce è generalmente più importante.

Per la scelta di un fungicida, verificare sempre il registro italiano dei prodotti autorizzati e l’etichetta aggiornata. Rispettare intervalli, dosi, tempi di carenza, numero massimo di applicazioni e strategie antiresistenza; alternare i meccanismi d’azione solo secondo indicazioni tecniche ufficiali.

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Difesa delicata e biologica

La gestione biologica e a basso impatto deve partire dalla riduzione dell’inoculo. Prima della ripresa vegetativa raccogliere e allontanare, quando praticabile, gli acini mummificati presenti sulla pianta e sul terreno; eliminare i grappoli vecchi e i residui di potatura visibilmente infetti.

Durante la stagione rimuovere tempestivamente le parti fortemente colpite, evitando di lasciare i residui tra i filari. Favorire una chioma arieggiata con potatura, legatura, sfogliatura moderata e controllo della vigoria. Evitare l’irrigazione soprachioma e lavorare sulle pratiche che consentono un’asciugatura rapida dopo la pioggia.

Eventuali prodotti ammessi in agricoltura biologica, inclusi formulati a base di rame quando autorizzati e appropriati, devono essere utilizzati solo secondo l’etichetta italiana vigente e nel rispetto dei limiti d’impiego. Non offrono una soluzione sostitutiva alla sanificazione e alla gestione della chioma.

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Prevenzione

  • Prima del germogliamento rimuovere mummie, vecchi grappoli infetti e residui di potatura dalla pianta e, per quanto possibile, dal terreno.
  • Potare e allevare la vite in modo da mantenere una chioma aperta e una buona ventilazione dei grappoli.
  • Evitare eccessi di azoto e vigoria; gestire irrigazione e vegetazione per ridurre la durata della bagnatura.
  • Non usare irrigazione soprachioma e limitare le operazioni che diffondono acqua da tessuti malati a tessuti sani.
  • Controllare foglie giovani e grappoli dopo periodi piovosi, soprattutto dalla crescita dei germogli alle prime settimane dopo la fioritura.
  • Quando si impianta o si rinnova un vigneto, valutare cultivar e cloni con minore suscettibilità documentata per l’areale, senza considerare la resistenza come assoluta.
  • Integrare il monitoraggio del marciume nero con quello di peronospora e oidio, poiché le finestre di rischio possono sovrapporsi.
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Curiosità

  • Il nome Phyllosticta ampelicida è oggi comunemente utilizzato per il patogeno precedentemente noto come Guignardia bidwellii.
  • Una singola mummia rimasta sulla pianta può diventare una fonte importante di inoculo per la stagione successiva.
  • Le foglie mature e gli acini più avanzati nello sviluppo sono generalmente meno suscettibili rispetto ai tessuti giovani.
  • In Italia la malattia è stata segnalata storicamente soprattutto in aree viticole umide, ma episodi rilevanti possono comparire ovunque piogge frequenti coincidano con tessuti sensibili.
Importante nota sulla protezione delle piante

Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la vite e per questa avversità, verificando sempre l’etichetta aggiornata, le colture autorizzate, i dosaggi, i tempi di carenza, il numero massimo di applicazioni e le prescrizioni ambientali. Non impostare trattamenti su una diagnosi incerta né sostituire le indicazioni dei bollettini regionali di difesa integrata.