Scarabeo giapponese
Parassita

Scarabeo giapponese

Popillia japonica
In breve

Breve descrizione di Scarabeo giapponese

Lo scarabeo giapponese (Popillia japonica) è un coleottero scarabeide invasivo e molto polifago. In estate gli adulti si concentrano su foglie, fiori e frutti di vite, rosa, melo, nocciolo, piccoli frutti e numerose altre piante, lasciando foglie scheletrizzate. Le larve vivono nel terreno e si nutrono soprattutto delle radici delle graminacee, danneggiando prati e tappeti erbosi.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFoglie, fiori, frutti, sete del mais, radici delle graminacee e zolla erbosa.
Condizioni favorevoliEstate calda, piante ospiti abbondanti ed esposte al sole, terreno erboso umido o irrigato favorevole alla deposizione e alla sopravvivenza delle larve.
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Panoramica

Popillia japonica, noto in italiano come scarabeo giapponese, è un organismo nocivo da quarantena prioritario per l’Unione europea e presente in alcune aree italiane, soprattutto nell’Italia settentrionale. Gli adulti misurano circa 8–12 mm, hanno corpo verde metallico, elitre ramate e caratteristici ciuffi di peli bianchi ai lati dell’addome.

È una specie altamente polifaga. Gli adulti si alimentano spesso in gruppi su piante esposte al sole, scheletrizzando le foglie e danneggiando anche fiori, frutti e sete del mais. Le larve si sviluppano nel terreno, principalmente in prati e superfici erbose, dove erodono le radici delle graminacee. L’identificazione delle larve deve essere confermata, perché altre specie di scarabeidi hanno aspetto simile.

In caso di ritrovamento sospetto in un’area non nota per la presenza dell’insetto, fotografare l’esemplare senza spostarlo e contattare il Servizio fitosanitario regionale competente.

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Sintomi e riconoscimento

Gli adulti praticano fori irregolari nel tessuto tra le nervature, lasciando una caratteristica foglia “scheletrizzata”; nei casi gravi restano quasi soltanto le nervature principali e le foglie possono imbrunire e cadere. Sono frequenti aggregazioni numerose sulla parte alta e soleggiata della chioma.

Su rosa e altre ornamentali vengono consumati petali e tessuti fiorali; su vite, melo, pesco, ciliegio, nocciolo, piccoli frutti e altre colture possono essere danneggiati foglie e frutti. Nel mais l’alimentazione sulle sete può ostacolare l’impollinazione e causare cariossidi malformate.

Le larve nel tappeto erboso causano diradamento, ingiallimento, appassimento e chiazze brune, spesso più evidenti tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. La zolla può sollevarsi facilmente per la perdita di radici; scavi di uccelli o mammiferi sono un indizio possibile ma non diagnostico.

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Cause e diffusione

La diffusione locale avviene principalmente tramite il volo degli adulti, che possono spostarsi da prati, aree incolte e piante ospiti vicine verso colture e giardini. Gli adulti aggregati richiamano ulteriori individui attraverso segnali odorosi e feromoni.

La diffusione a distanza è favorita dallo spostamento di piante in vaso, zolle erbose, terreno o substrati contenenti uova o larve, oltre che da materiali e mezzi contaminati. I terreni erbosi umidi o irrigati favoriscono ovideposizione e sviluppo larvale; l’abbondanza di ospiti sensibili aumenta invece l’alimentazione degli adulti.

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Ciclo vitale e persistenza

In Italia il ciclo è generalmente annuale. Gli adulti emergono dal terreno in estate, di norma tra giugno e settembre, con picco spesso a luglio; la fenologia varia secondo temperatura, area e andamento stagionale. Gli adulti vivono circa 30–45 giorni, si alimentano e si accoppiano frequentemente sulle piante ospiti.

Le femmine depongono complessivamente circa 40–60 uova, singolarmente o in piccoli gruppi, nei primi centimetri del terreno umido, soprattutto in prati e superfici con graminacee. Le uova schiudono in genere dopo 10–14 giorni.

Le larve attraversano tre età, si nutrono delle radici durante l’estate e svernano nel terreno, generalmente a 10–20 cm di profondità. In primavera risalgono verso gli strati superficiali, impupano e gli adulti emergono dopo circa due settimane. In condizioni climatiche più fredde il ciclo può talvolta protrarsi per due anni.

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Trattamento e difesa

Iniziare con monitoraggio ravvicinato e raccolta manuale degli adulti, preferibilmente al mattino. Su piante di piccole dimensioni o di alto valore, le reti antinsetto possono impedire l’alimentazione se installate prima dell’arrivo degli adulti e gestite in modo compatibile con l’impollinazione.

Nei frutteti e nei vigneti valutare l’intervento soltanto quando la presenza e il danno superano la soglia economicamente o agronomicamente rilevante, usando il monitoraggio della coltura e le indicazioni tecniche locali. Gli adulti sono mobili e possono ricolonizzare rapidamente le piante dopo un trattamento; per questo l’intervento chimico isolato raramente costituisce una strategia sufficiente.

Per il prato, non trattare contro le larve senza confermare la loro presenza e la reale entità del danno. Sollevare più zolle in punti rappresentativi e far identificare le larve, perché altri scarabeidi possono produrre sintomi analoghi. Nelle aree soggette a misure ufficiali possono essere impiegate cattura massale, autodisseminazione di funghi entomopatogeni o altri mezzi coordinati dai Servizi fitosanitari.

Un ritrovamento sospetto fuori dalle aree note deve essere segnalato al Servizio fitosanitario regionale, evitando di trasportare l’insetto, la pianta o il terreno.

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Difesa delicata e biologica

Integrare più misure, scegliendo quelle compatibili con la coltura e con le indicazioni del Servizio fitosanitario regionale:

  • raccogliere manualmente gli adulti nelle ore fresche del mattino, quando sono meno attivi, facendoli cadere in un contenitore con acqua e detergente;
  • ripetere la raccolta ogni uno o due giorni durante il volo degli adulti, prima che si formino aggregazioni numerose;
  • proteggere piccoli frutti e piante ornamentali di pregio con reti antinsetto o tessuti di esclusione, rimuovendoli quando sia necessaria l’impollinazione;
  • per il tappeto erboso, valutare nematodi entomopatogeni o funghi entomopatogeni solo se disponibili e autorizzati per l’impiego previsto, applicandoli secondo etichetta e con adeguata umidità del suolo;
  • evitare l’uso domestico non mirato di trappole attrattive vicino alle piante da proteggere.
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Prevenzione

Durante il periodo di volo controllare almeno due volte alla settimana le piante più attrattive, in particolare vite, rosa, melo, nocciolo, ciliegio, piccoli frutti, tiglio e mais. Rimuovere precocemente gli adulti limita la defogliazione e la formazione di aggregazioni.

  • scegliere, dove possibile, specie o cultivar meno sensibili, ricordando che la suscettibilità varia anche tra varietà;
  • ispezionare piante, zolle, vasi e substrati prima dell’acquisto o dello spostamento;
  • non movimentare terra, zolle erbose o piante da aree infestate senza verificare le prescrizioni fitosanitarie vigenti;
  • mantenere il prato con altezza di taglio adeguata alla specie, buon drenaggio e irrigazioni non eccessive, favorendo radici profonde e vigorose;
  • raccogliere tempestivamente i frutti maturi e rimuovere residui vegetali fortemente infestati quando praticabile;
  • non collocare trappole a feromoni o attrattivi vicino a piante di valore: servono al monitoraggio o alla cattura organizzata, non alla protezione puntuale.

Le disposizioni di quarantena e le aree delimitate possono cambiare: fare riferimento al Servizio fitosanitario regionale e alle misure ufficiali applicabili in Italia.

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Curiosità

  • Gli adulti sono fortemente gregari: una singola pianta può ospitare decine o centinaia di individui mentre piante vicine della stessa specie risultano meno colpite.
  • La specie è stata segnalata su oltre 300 piante ospiti tra coltivate, ornamentali e spontanee, ma l’importanza agronomica varia secondo area e coltura.
  • In Italia gli adulti sono attivi soprattutto da giugno a settembre, con un’attività spesso massima a metà luglio.
  • Le trappole attrattive sono utili per il monitoraggio ufficiale, ma se collocate accanto a piante sensibili possono attirare adulti verso l’area e non devono essere considerate una protezione della singola pianta.
  • La presenza di larve nel prato non dimostra da sola la presenza di P. japonica: le larve di numerosi scarabeidi sono molto simili.
Importante nota sulla protezione delle piante

In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la coltura, l’organismo nocivo e l’impiego previsto, verificando sempre l’etichetta vigente nel momento del trattamento. Rispettare dosi, intervalli di sicurezza, limitazioni regionali, tutela degli impollinatori e prescrizioni del Servizio fitosanitario regionale. Non applicare trattamenti generalizzati né usare prodotti destinati ad altre colture o avversità.