Maculatura corallina
Malattia

Maculatura corallina

Nectria cinnabarina
In breve

Breve descrizione di Maculatura corallina

La maculatura corallina è una malattia fungina opportunista di numerosi alberi caducifogli e arbusti legnosi. Nectria cinnabarina colonizza soprattutto legno morto o debilitato, penetrando attraverso ferite di potatura, rotture, gelate e stress idrici. I segni più caratteristici sono cancri infossati, disseccamento dei rametti e cuscinetti fungini color crema, salmone o rosso-corallo sulla corteccia.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteRami, rametti, branche, tronchi giovani, corteccia, cambio e parte esterna dell’alburno; nel melo possono essere colpiti anche dardi, basi dei germogli e cicatrici dei piccioli.
Condizioni favorevoliFerite di potatura o rottura, legno morto persistente nella chioma, siccità, trapianto, danni alle radici, compattamento del suolo, gelate, scottature solari, eventi atmosferici, potature scorrette e periodi umidi prolungati.
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Panoramica

La maculatura corallina interessa numerosi alberi caducifogli e arbusti legnosi ornamentali, forestali e da frutto. Il fungo vive frequentemente su rami già morti, ma può avanzare nei tessuti vivi attraverso ferite, gemme danneggiate, monconi di rami, screpolature da gelo o corteccia debilitata.

I cancri sono in genere localizzati e progrediscono lentamente. Se circondano un rametto o una branca, interrompono la continuità dei tessuti conduttori e provocano il disseccamento della parte distale. La presenza dei caratteristici sporodochi colorati è utile per l’orientamento diagnostico, ma non sempre è sufficiente per una conferma certa.

Su piante di pregio, tronchi, branche principali o alberi con problemi di stabilità è opportuno richiedere una valutazione di un arboricoltore qualificato o di un laboratorio fitopatologico.

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Sintomi e riconoscimento

I primi segnali possono comparire in primavera, quando alcune gemme non si aprono e i germogli oltre una lesione appassiscono o muoiono.

  • rametti e branche disseccati, spesso osservati dopo l’inverno;
  • aree depresse, bruno-scure o grigio-brune sulla corteccia, talvolta fessurate;
  • cancri vicino a gemme morte, monconi, ferite di potatura, rotture o danni da gelo;
  • sporodochi rilevati, simili a piccoli cuscinetti, inizialmente crema, giallastri, salmone, arancio-rossi o corallo;
  • strutture più vecchie tendenti al beige, bruno o quasi nero;
  • appassimento, riduzione della vegetazione, colorazione autunnale precoce e caduta anticipata delle foglie quando il cancro circonda la branca.

Nel melo il disseccamento dei rametti può ricordare il colpo di fuoco batterico, ma in genere manca il caratteristico ripiegamento a pastorale.

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Cause e diffusione

L’infezione inizia soprattutto quando conidi o ascospore raggiungono tessuti esposti o indeboliti. Le principali porte d’ingresso sono tagli di potatura, rami spezzati, cicatrici fogliari, gemme morte, lesioni da gelo, scottature, danni meccanici e porzioni di legno già necrotiche.

Pioggia battente, ruscellamento, vento, strumenti di potatura e contatto tra rami possono trasferire l’inoculo. Siccità, stress da trapianto, danni radicali, ristagni alternati a forte disseccamento e scarsa igiene della chioma aumentano la vulnerabilità.

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Ciclo vitale e persistenza

Nectria cinnabarina sverna nel legno infetto, nei cancri, nei rami morti e nelle strutture fruttifere. In condizioni umide può formare periteci che liberano ascospore; durante la stagione vegetativa sviluppa anche sporodochi che producono conidi.

Le spore vengono trasportate da pioggia, acqua superficiale, vento, attività di potatura e contatto con tessuti lesionati. L’infezione è più probabile quando raggiungono ferite fresche o corteccia già compromessa. Il fungo può avanzare nel cambio e nell’alburno, interrompendo i tessuti conduttori e causando la morte dei tessuti oltre il cancro.

Il materiale legnoso morto lasciato sulla pianta può mantenere l’inoculo per più stagioni e favorire nuove infezioni durante periodi piovosi.

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Trattamento e difesa

Un cancro già insediato all’interno di una branca non può essere curato in modo affidabile con un trattamento superficiale. Asportare il ramo colpito con tempo asciutto, arretrando fino a legno sano oppure eseguendo il taglio al collare quando la struttura e la posizione lo consentono.

Non scavare estesamente nei tronchi, nelle branche principali o nel leader centrale: tali interventi possono aumentare le ferite e compromettere la stabilità. Per cancri su strutture portanti, chiome di grandi dimensioni o alberi di valore, richiedere una diagnosi professionale.

Correggere le condizioni predisponenti, fornire acqua durante la siccità e verificare negli anni successivi la comparsa di nuovo disseccamento. Se il cancro circonda il tronco o compromette gravemente la stabilità, può essere necessario valutare la rimozione della pianta.

Prima di considerare qualsiasi prodotto fitosanitario, confermare la diagnosi: cancri batterici e altri cancri fungini possono richiedere strategie differenti.

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Difesa delicata e biologica

La gestione biologica e non chimica è generalmente la più utile.

  • Rimuovere i rami morti, spezzati o fortemente colpiti durante periodi asciutti, tagliando fino al legno sano o al collare del ramo quando tecnicamente appropriato.
  • Eliminare il materiale potato dalla chioma e non lasciarlo accatastato vicino alla pianta; smaltirlo secondo le regole locali.
  • Disinfettare gli strumenti tra piante o tra tagli eseguiti su tessuti sospetti, soprattutto in frutteti e collezioni di piante di pregio.
  • Evitare ferite inutili, sfalci contro il tronco e legature che comprimono la corteccia.
  • Mantenere un’irrigazione regolare durante la siccità, senza bagnare continuamente tronco e colletto.
  • Favorire apparati radicali sani con suolo drenante, non compattato e adeguato spazio di crescita.

Non sono generalmente raccomandati trattamenti biologici applicati alla cieca sui cancri già formati: la rimozione dell’inoculo e la protezione della vitalità della pianta restano le misure più affidabili.

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Prevenzione

  • Scegliere specie e cultivar adatte al clima e al sito, lasciando spazio sufficiente alle radici e alla chioma.
  • Annaffiare in profondità le piante giovani e quelle sottoposte a siccità, evitando alternanze estreme tra forte disseccamento e saturazione.
  • Potare con tagli corretti, rispettando il collare del ramo; evitare tagli rasi al tronco, monconi lunghi e interventi non necessari.
  • Non potare, quando possibile, durante pioggia o bagnatura persistente della chioma.
  • Rimuovere tempestivamente rami rotti, morti o fortemente cancrenosi.
  • Limitare danni invernali, scottature solari, urti, ferite da attrezzi e stress da trapianto.
  • Controllare in primavera e dopo temporali le latifoglie e i meli che hanno già mostrato cancri o legno morto.
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Curiosità

  • Il fungo è spesso un colonizzatore secondario del legno morto e non sempre indica la causa primaria del deperimento.
  • I cuscinetti fungini possono cambiare colore con l’età, passando da crema o rosso-corallo a tonalità beige, brune o scure.
  • La malattia è stata segnalata su molte latifoglie, ma la gravità varia molto in funzione dell’ospite, dello stress e dell’estensione del cancro.
  • Su una branca già morta la presenza del fungo può essere soprattutto un segno di decomposizione; il rischio aumenta quando il cancro interessa tessuti vivi o strutture portanti.
  • La diagnosi visiva deve considerare altri cancri, perché l’aspetto dei corpi fruttiferi non è sempre esclusivo.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste un programma fungicida universale e affidabile per curare i cancri già insediati. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la specifica coltura e avversità, rispettando sempre l’etichetta aggiornata, le dosi, i tempi di carenza e le prescrizioni d’impiego. La gestione deve privilegiare potatura, risanamento e riduzione dello stress.

Piante ospiti

Piante colpite

Scheda collegata a 38

Le piante seguenti sono collegate a questo problema sulla base dei dati strutturati relativi alle piante ospiti. L’elenco si aggiorna automaticamente quando viene creata una nuova scheda della pianta.