
Marciume carbonioso
Macrophomina phaseolina (Tassi) GoidanichBreve descrizione di Marciume carbonioso
Il marciume carbonioso è una malattia fungina trasmessa dal terreno, causata da Macrophomina phaseolina. Infetta radici, colletto e fusti basali di numerose colture e diventa spesso evidente durante periodi caldi e siccitosi. Avvizzimento, disseccamento, marciume secco e microsclerozi neri simili a polvere di carbone sono indizi importanti, ma la conferma di laboratorio è consigliabile perché i sintomi possono confondersi con altre malattie radicali o con la siccità.
Condizioni tipiche
Panoramica
Il marciume carbonioso, detto anche marciume secco del colletto o, in alcuni contesti colturali, disseccamento carbonioso, è provocato dal fungo terricolo Macrophomina phaseolina. In Italia il rischio è maggiore nelle annate calde e asciutte, soprattutto in terreni già infestati e in colture sottoposte a stress idrico.
Il patogeno colonizza principalmente radici, colletto, ipocotile e parte basale del fusto; in mais e sorgo può interessare gli internodi inferiori, mentre nella fragola colpisce soprattutto corona e radici. La presenza di avvizzimento da sola non consente una diagnosi sicura: occorre esaminare i tessuti basali e, quando la decisione gestionale è importante, inviare un campione rappresentativo a un laboratorio fitopatologico.
Sintomi e riconoscimento
- Chiazze irregolari di piante avvizzite, ingiallite, stentate o morte precocemente, spesso più evidenti durante caldo e siccità.
- Lesioni brune, grigio-scure o nere, depresse e secche su radici, corona, ipocotile e fusto vicino al terreno.
- Sezionando radici o fusti, tessuti interni grigiastri, argentati, sfrangiati o con striature bruno-nere.
- Numerosi microsclerozi neri, piccoli e rotondeggianti, sotto l’epidermide o nella polpa e nei tessuti vascolari, con aspetto simile a polvere di carbone.
- Nelle piantine: mancata emergenza, marciume del colletto, damping-off, rottura del fusto alla linea del terreno e morte rapida.
- A seconda dell’ospite possono comparire indebolimento e allettamento degli stocchi, collasso della corona, lesioni su frutti a contatto con il terreno o alterazioni dei tuberi.
Siccità, Verticillium, Fusarium, Rhizoctonia, Pythium, marciumi batterici, nematodi e lesioni meccaniche possono produrre quadri simili. La diagnosi non dovrebbe basarsi sull’avvizzimento soltanto.
Cause e diffusione
L’inoculo principale è costituito da microsclerozi e micelio presenti nel terreno e nei residui colturali. Il patogeno si sposta con terra aderente a zappe, trattrici, macchine da raccolta, calzature e contenitori, oltre che con acqua d’irrigazione, trapianti e materiale di propagazione contaminato. Seme e residui infetti possono introdurlo o redistribuirlo.
Il rischio aumenta con coltivazioni ripetute di ospiti suscettibili, alte temperature, siccità, ferite radicali, nematodi, compattamento e nutrizione non equilibrata. Le infezioni possono iniziare presto, ma i sintomi spesso rimangono latenti fino a quando la pianta affronta uno stress intenso.
Ciclo vitale e persistenza
Tra una coltura e l’altra il fungo sopravvive soprattutto come microsclerozi durevoli nel terreno e nei residui infetti; la sopravvivenza può protrarsi per più anni. In condizioni favorevoli di temperatura e umidità, i microsclerozi germinano e producono ife che penetrano nelle radici o nella base del fusto.
Dopo l’infezione, la colonizzazione e l’espressione dei sintomi sono spesso accelerate da carenza idrica, alte temperature, danni radicali o elevato carico produttivo. In molte colture l’avvizzimento diventa evidente dalla fioritura e durante l’ingrossamento dei frutti, dei semi o dei granelli. Nei tessuti morti si formano nuovi microsclerozi, che ritornano al terreno con la decomposizione dei residui.
La diffusione tra appezzamenti avviene soprattutto tramite terreno infestato, residui, attrezzi, macchine, acqua d’irrigazione, piantine e, in alcuni ospiti, seme infetto; non è principalmente una malattia a diffusione aerea su lunga distanza.
Trattamento e difesa
Le piante con marciume avanzato, corona distrutta o avvizzimento irreversibile difficilmente recuperano: conviene rimuoverle con il maggior volume possibile di apparato radicale e smaltirle secondo le norme locali, evitando di spargere il terreno aderente.
Per le piante ancora vitali, ridurre lo stress con irrigazione regolare e gestione prudente del suolo; queste misure possono limitare l’aggravamento ma non eliminano il fungo già insediato. Nei sistemi professionali, la scelta di concia del seme, trattamenti al terreno o altri prodotti deve basarsi su diagnosi, coltura, autorizzazione italiana aggiornata e consulenza tecnica. I fungicidi fogliari, in generale, non raggiungono efficacemente le infezioni profonde di radici e colletto.
Conservare campioni freschi comprendenti il passaggio tra tessuto sano e malato, insieme a informazioni su coltura, irrigazione, precedenti colturali e andamento climatico, per facilitare la diagnosi differenziale.
Difesa delicata e biologica
Non esiste un intervento biologico o “naturale” universalmente risolutivo dopo l’infezione. L’approccio più utile è preventivo e integrato:
- impiegare seme affidabile e piantine sane, evitando di trasferire zolle di terreno da appezzamenti sospetti;
- mantenere un’umidità del terreno il più possibile regolare con irrigazione efficiente, senza alternare lunghi periodi di siccità a bagnature abbondanti;
- ridurre compattamento, ristagno localizzato e lavorazioni che lesionano le radici;
- rimuovere le piante fortemente colpite e gestire i residui per favorirne la decomposizione, evitando di distribuirli con terreno infestato in altri appezzamenti;
- valutare ammendanti organici maturi, sovesci e microrganismi antagonisti solo come componenti di un programma locale verificato: l’efficacia dipende da formulato, suolo, coltura e condizioni ambientali;
- non affidarsi alla solarizzazione come soluzione generale, poiché il patogeno è favorito dal calore e la riduzione dell’inoculo può essere incompleta.
Prevenzione
- Usare sementi certificate o di provenienza affidabile e piantine controllate, con apparato radicale sano e senza zolle sospette.
- Registrare le parcelle colpite e allungare, quando possibile, l’intervallo tra colture suscettibili come soia, fagiolo, girasole, mais, sorgo, arachide, patata, cucurbitacee e fragola.
- Preferire nella rotazione colture meno suscettibili secondo le indicazioni tecniche locali; né mais né una singola coltura di rotazione devono essere considerati una bonifica garantita.
- Distribuire l’acqua in modo uniforme, soprattutto durante fioritura, allegagione e riempimento di semi o frutti. Evitare che le piante arrivino a un grave deficit idrico.
- Limitare compattamento, traffico ripetuto e lavorazioni che danneggiano le radici; migliorare struttura e capacità di ritenzione idrica del terreno con pratiche agronomiche appropriate.
- Sanificare attrezzi e macchine prima di entrare in appezzamenti sani e non trasportare terra aderente da parcelle infestate.
- Controllare i nematodi e le altre cause di lesione radicale nell’ambito di un programma integrato.
- Ispezionare radici, colletto e fusti basali nelle zone con precedenti focolai e confermare i casi dubbi con un laboratorio.
Curiosità
- M. phaseolina ha una gamma di ospiti molto ampia; tuttavia la suscettibilità e l’importanza economica variano tra colture, varietà, isolati e condizioni ambientali.
- I microsclerozi neri sono la caratteristica più suggestiva del cosiddetto aspetto carbonioso, ma la loro osservazione va interpretata insieme ai sintomi e, se necessario, alla diagnosi di laboratorio.
- La malattia è favorita dal caldo e dallo stress idrico: la presenza del patogeno può quindi rimanere poco evidente fino alle fasi più calde e produttive della stagione.
- Una rotazione con una sola coltura non ospite non garantisce l’eliminazione del fungo, perché il patogeno può persistere nel terreno e molti ospiti coltivati e spontanei possono contribuire al mantenimento dell’inoculo.
Non esiste una cura fogliare affidabile per piante già gravemente colpite. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la specifica coltura e avversità, rispettando sempre l’etichetta vigente, le dosi, gli intervalli di sicurezza e le prescrizioni d’impiego. Eventuali trattamenti del terreno o concianti devono essere valutati solo secondo autorizzazione, coltura, disciplinari regionali e indicazioni tecniche aggiornate.