Carenza di zolfo
Ambientale

Carenza di zolfo

In breve

Breve descrizione di Carenza di zolfo

La carenza di zolfo è un disordine nutrizionale che limita la formazione di clorofilla, proteine ed enzimi. Si manifesta soprattutto sulle foglie giovani, che diventano verde pallido o giallo-verdi, con crescita lenta, steli sottili e sviluppo ridotto. È più probabile nei terreni sabbiosi e poveri di sostanza organica, dopo dilavamento o con concimazioni prive di zolfo. Poiché può imitare carenze di azoto e ferro, servono analisi mirate.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteFoglie giovani e apici vegetativi; nei casi gravi anche steli, radici, fiori, semi, frutti e qualità del raccolto.
Condizioni favorevoliTerreni sabbiosi o molto drenanti, bassa sostanza organica, piogge o irrigazioni abbondanti, elevate asportazioni colturali, concimi poveri di zolfo, primavera fresca e umida, ristagno e scarsa aerazione radicale.
Fitopatologo

Panoramica

Le piante assorbono prevalentemente lo zolfo come solfato attraverso le radici. L’elemento partecipa alla sintesi di cisteina, metionina, proteine, vitamine ed enzimi; nelle leguminose contribuisce anche al buon funzionamento della simbiosi azotofissatrice.

La carenza può causare foglie giovani verde pallido o giallo-verdi, crescita stentata, maturazione ritardata e minore qualità del raccolto. In Italia il rischio aumenta soprattutto su terreni grossolani o molto drenanti, poveri di sostanza organica, sottoposti a piogge o irrigazioni abbondanti e con concimazioni che apportano poco zolfo. La diagnosi visiva non è sufficiente: azoto, ferro, manganese, problemi radicali e ristagni possono produrre sintomi simili.

Fitopatologo

Sintomi e riconoscimento

I sintomi compaiono spesso sulle foglie più giovani o nella parte alta della pianta, che assume una colorazione uniforme verde chiaro, giallo-verde o gialla. Nei cereali può comparire un ingiallimento a strisce o tra le nervature. Le foglie inferiori possono rimanere relativamente più verdi rispetto alla nuova vegetazione.

  • crescita lenta, piante basse o esili;
  • steli sottili, rigidi o deboli;
  • ridotto sviluppo di radici e germogli;
  • maturazione ritardata e possibile calo di resa;
  • nelle leguminose, crescita pallida e possibile riduzione dell’efficienza della fissazione dell’azoto;
  • nelle brassicacee e nelle alliacee, riduzione dello sviluppo e della qualità.

La differenza più utile rispetto alla carenza di azoto è la posizione: l’azoto, mobile nella pianta, tende a causare ingiallimento prima sulle foglie vecchie; lo zolfo, meno mobile, tende a colpire prima la vegetazione giovane. Il criterio non è tuttavia definitivo.

Fitopatologo

Cause e diffusione

La causa diretta è una quantità insufficiente di solfato disponibile nella zona radicale o una sua assimilazione ridotta. Il rischio cresce quando il solfato viene dilavato da piogge e irrigazioni, quando la sostanza organica è scarsa o quando le asportazioni del raccolto non vengono considerate nel piano di fertilizzazione.

Suoli freddi e saturi d’acqua rallentano la mineralizzazione della sostanza organica e limitano l’attività delle radici. Lo zolfo elementare agisce lentamente perché deve essere trasformato in solfato. Non vi è diffusione biologica da una pianta all’altra; la distribuzione a chiazze riflette piuttosto tessitura, drenaggio, fertilità e gestione del terreno.

Fitopatologo

Ciclo vitale e persistenza

Non esiste un ciclo biologico di patogeno o insetto. Nel terreno lo zolfo è presente in forme organiche, elementari e inorganiche; la pianta utilizza soprattutto il solfato.

I microrganismi mineralizzano gradualmente lo zolfo organico e ossidano lo zolfo elementare in solfato. La velocità dei processi dipende da temperatura, umidità, ossigenazione, pH, tessitura e attività microbica. Il solfato può essere dilavato sotto la zona esplorata dalle radici nei terreni grossolani, mentre lo zolfo elementare non è una fonte immediatamente disponibile.

Fitopatologo

Trattamento e difesa

Confermare la diagnosi prima di intervenire: il laboratorio dovrebbe valutare il solfato disponibile nel terreno e, quando possibile, il contenuto di zolfo nei tessuti. Interpretare i risultati secondo la coltura, lo stadio fenologico e le indicazioni del laboratorio o del servizio tecnico locale; non applicare soglie generiche a tutte le specie.

Se la carenza è confermata, utilizzare un fertilizzante autorizzato contenente zolfo, scegliendo tra fonti solfatiche prontamente disponibili e fonti elementari a rilascio più lento in funzione della stagione, del pH, della tessitura e dell’urgenza. Distribuire il prodotto in modo uniforme e rispettare la dose calcolata per la coltura. Le applicazioni fogliari possono avere utilità soltanto in programmi tecnici specifici e non sostituiscono la correzione della fertilità radicale.

Correggere contemporaneamente drenaggio, ristagno, compattamento o radici danneggiate. Dopo l’intervento, osservare la nuova crescita e ripetere l’analisi se la risposta è assente; un ingiallimento persistente può indicare azoto, ferro, manganese, malattia radicale o altro stress.

Fitopatologo

Difesa delicata e biologica

Le misure organiche devono puntare a migliorare la disponibilità e la ritenzione dello zolfo, non a trattare un agente infettivo.

  • incorporare compost maturo o ammendanti organici idonei, tenendo conto del loro reale contenuto di zolfo;
  • mantenere o aumentare gradualmente la sostanza organica del terreno;
  • utilizzare letame ben maturo solo quando analisi, coltura e bilancio dei nutrienti ne giustificano l’impiego;
  • evitare dosi eccessive che possano aumentare salinità, lisciviazione o squilibri nutritivi;
  • gestire irrigazione e drenaggio per ridurre il dilavamento del solfato e il ristagno;
  • verificare sempre il titolo dichiarato dell’ammendante e la compatibilità con la coltura.
Fitopatologo

Prevenzione

Prima della semina o del trapianto, eseguire un’analisi del terreno; per colture di pregio o quando i sintomi sono ambigui, affiancarla a un’analisi fogliare. Prelevare campioni rappresentativi sia dalle zone sintomatiche sia da aree sane, usando la stessa parte della pianta e lo stesso stadio di sviluppo.

  • considerare tessitura, sostanza organica, drenaggio, irrigazione, asportazioni, apporti di letame e composizione dell’acqua;
  • scegliere un piano di concimazione bilanciato, con zolfo solo quando fabbisogno e analisi lo giustificano;
  • preferire, quando serve una correzione rapida, una fonte di zolfo in forma solfatica compatibile con coltura e terreno;
  • usare lo zolfo elementare con anticipo, perché la conversione microbica è lenta e dipende dalle condizioni ambientali;
  • evitare ristagni, compattamento e irrigazioni eccessive;
  • controllare la nuova vegetazione e annotare le zone ricorrenti del campo.
Fitopatologo

Curiosità

Lo zolfo è richiesto in quantità superiori a molti microelementi, pur essendo generalmente necessario in quantità inferiori all’azoto.

  • Il solfato è la forma assorbita più rapidamente dalle radici.
  • Lo zolfo elementare deve essere ossidato dai microrganismi prima di diventare assimilabile.
  • Una concimazione azotata può dare una risposta scarsa se la pianta è contemporaneamente carente di zolfo.
  • La carenza può presentarsi a chiazze, seguendo zone sabbiose, dilavate o povere di sostanza organica.
  • Le brassicacee, le alliacee e alcune leguminose possono avere un fabbisogno relativamente elevato.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non usare prodotti fitosanitari contro questa alterazione nutrizionale. Impiegare esclusivamente fertilizzanti o correttivi legalmente autorizzati in Italia per la coltura e l’impiego previsto, rispettando sempre l’etichetta aggiornata, le dosi, le modalità d’uso e le eventuali prescrizioni locali. Evitare applicazioni empiriche di zolfo elementare o solfati senza una diagnosi e senza considerare pH, salinità e fabbisogno della coltura.