
Antracnosi del platano
Apiognomonia venetaBreve descrizione di Antracnosi del platano
L’antracnosi del platano è una malattia fungina causata da Apiognomonia veneta, favorita da primavere fresche, piovose e da una prolungata bagnatura della chioma. Colpisce gemme, germogli, foglie e rami, causando disseccamenti primaverili spesso confusi con danni da gelo, lesioni lungo le nervature, caduta precoce delle foglie e deperimento dei rametti. Gli alberi adulti generalmente ricacciano dopo il ritorno di caldo e asciutto.
Condizioni tipiche
Panoramica
Apiognomonia veneta, in passato associata anche al nome Discula platani per lo stadio asessuato, causa l’antracnosi del platano. In Italia interessa soprattutto piante del genere Platanus, comprese specie e ibridi ornamentali. I primi sintomi possono ricordare una gelata tardiva: le gemme non si aprono, i germogli appena formati appassiscono e le foglie giovani anneriscono. Sulle foglie più sviluppate le necrosi seguono spesso la nervatura principale e quelle secondarie. Con il sopraggiungere di temperature più alte e condizioni asciutte, l’attività della malattia tende a rallentare e l’albero può produrre una nuova vegetazione.
Sintomi e riconoscimento
I sintomi compaiono dalla ripresa vegetativa:
- gemme che non si aprono o disseccano;
- giovani germogli flosci, bruni o nerastri, con arresto della crescita;
- foglie giovani deformate, accartocciate o completamente necrotiche;
- macchie brune o nere disposte lungo la nervatura principale e le nervature maggiori, talvolta estese agli spazi internervali e ai margini;
- caduta anticipata delle foglie e defogliazione primaverile;
- cancri infossati alla base dei germogli o sui rametti colpiti;
- disseccamento progressivo di rametti e branche dopo infezioni ripetute;
- ricacci irregolari o ramificazione simile a una scopa in seguito alla morte ripetuta delle gemme.
Il danno può essere confuso con una gelata tardiva; la presenza di cancri e di imbrunimenti nei tessuti legnosi sotto le gemme aiuta a orientare verso l’antracnosi.
Cause e diffusione
Apiognomonia veneta sopravvive nei tessuti infetti e nei residui vegetali svernanti. Durante la pioggia produce spore che si muovono soprattutto con gli schizzi e la pioggia portata dal vento. Il rischio è massimo quando gemme, germogli e foglie giovani restano bagnati a lungo in primavera. La diffusione aumenta in chiome dense, tra alberi ravvicinati e quando si spostano residui contaminati o si pota con strumenti non puliti. Non tutti i casi di antracnosi su alberi diversi dal platano sono attribuibili a questa specie: il nome del patogeno non deve essere generalizzato ad altri ospiti senza conferma.
Ciclo vitale e persistenza
Il fungo sverna soprattutto in foglie cadute, piccioli, gemme, rametti e cancri. Tra fine inverno e primavera, durante i periodi umidi, forma strutture fertili e produce spore che raggiungono i tessuti giovani mediante pioggia battente e schizzi. Le infezioni precoci possono uccidere gemme e apici; quelle successive provocano bruciature fogliari associate alle nervature. La diffusione nella chioma aumenta con bagnature ripetute. In estate, quando i germogli maturano e la chioma asciuga più rapidamente, l’attività della malattia rallenta e spesso il platano emette foglie sostitutive.
Trattamento e difesa
Non esiste una cura che ripristini i tessuti già uccisi. In un platano adulto sano, una defogliazione lieve o moderata può essere tollerata; l’obiettivo è limitare l’inoculo e ridurre lo stress.
- potare durante il riposo vegetativo i rametti morti e quelli con cancri evidenti, effettuando tagli corretti nel legno sano;
- eliminare i residui di potatura e le foglie infette, senza lasciarli sotto la chioma;
- favorire l’asciugatura della chioma con interventi strutturali moderati, mai con capitozzature;
- irrigare al suolo durante la siccità, evitando eccessi e ristagni;
- monitorare la ricrescita estiva: spesso il platano produce foglie sostitutive quando il clima diventa caldo e asciutto.
Richiedere una valutazione arboricolturale se si osservano defogliazioni severe e ripetute, cancri su branche principali, disseccamenti estesi, alberi inclinati o dubbi sulla stabilità. Gli eventuali trattamenti fungicidi hanno senso solo in programmi preventivi mirati per alberi di particolare valore e devono essere valutati secondo l’etichetta italiana vigente.
Difesa delicata e biologica
La gestione biologica e a basso impatto si basa soprattutto sulla riduzione dell’inoculo e sulla protezione della vitalità dell’albero:
- raccogliere, ove possibile, le foglie cadute e rimuovere i residui infetti dal terreno; conferirli secondo le regole locali, senza usarli per il compost domestico;
- durante il riposo vegetativo asportare i rametti chiaramente disseccati o cancerosi, tagliando alcuni centimetri sotto il tessuto visibilmente alterato;
- pulire gli strumenti di potatura tra alberi diversi, soprattutto in presenza di tessuti malati;
- evitare irrigazione soprachioma e operazioni sulla chioma quando foglie e rami sono bagnati;
- mantenere una pacciamatura organica separata dal tronco e irrigare al suolo nei periodi siccitosi;
- non eseguire capitozzature o potature drastiche: aumentano lo stress e possono peggiorare la struttura della pianta;
- favorire, con potature strutturali prudenti eseguite da personale competente, una chioma meno affollata e più rapidamente asciutta.
Prevenzione
Per ridurre il rischio in Italia:
- scegliere, nei nuovi impianti, specie o cultivar di platano con documentata maggiore tolleranza e adatte al sito;
- evitare posizioni costantemente umide, poco ventilate o soggette a irrigazione soprachioma;
- mantenere una distanza adeguata tra le piante e non creare chiome eccessivamente chiuse con potature improprie;
- rimuovere in inverno i rametti morti o fortemente colpiti e smaltire le foglie infette;
- disinfettare gli attrezzi e non trasferire materiale di potatura da alberi malati a alberi sani;
- prevenire ferite al tronco e alle radici, evitare ristagni e mantenere un’irrigazione regolare durante siccità prolungate;
- controllare la pianta all’apertura delle gemme dopo una primavera piovosa, quando la prevenzione tempestiva è più utile.
Curiosità
- I sintomi primaverili possono sembrare danni da gelo, ma l’antracnosi può lasciare cancri e imbrunimenti nei rametti sottostanti.
- La gravità cambia molto da un anno all’altro in funzione delle piogge e della durata della bagnatura fogliare.
- Molti platani adulti ricacciano entro l’inizio o la metà dell’estate anche dopo una forte defogliazione primaverile.
- Platanus occidentalis è generalmente molto suscettibile; il platano orientale e alcuni cloni di Platanus × acerifolia possono mostrare una maggiore tolleranza, senza essere necessariamente immuni.
- L’antracnosi del platano non deve essere confusa con il cancro colorato del platano, malattia distinta e molto più grave, causata da Ceratocystis platani.
Non applicare fungicidi in modo automatico: per il platano ornamentale l’utilità dei trattamenti può essere limitata e dipende dalla tempestività preventiva. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità specifiche, rispettando sempre l’etichetta vigente, le dosi, i tempi e le prescrizioni di sicurezza. Per alberi monumentali, di grandi dimensioni o in aree pubbliche rivolgersi a un tecnico abilitato.