
Acaro del ricciolo del frumento
Aceria tosichella KeiferBreve descrizione di Acaro del ricciolo del frumento
L’acaro del ricciolo del frumento, Aceria tosichella Keifer, è un eriofide quasi invisibile a occhio nudo che vive nelle guaine e nelle pieghe delle foglie di frumento e altre graminacee. Il danno diretto può deformare le foglie, ma il rischio maggiore deriva dalla trasmissione di virosi come il mosaico striato del frumento. I sintomi, tuttavia, non consentono da soli una diagnosi certa.
Condizioni tipiche
Panoramica
L’acaro del ricciolo del frumento è un eriofide obbligato, vermiforme e lungo in genere circa 150–250 µm, quindi non riconoscibile a occhio nudo. Gli adulti e gli stadi giovanili si concentrano nelle guaine, nelle pieghe e nel verticillo delle foglie in accrescimento, dove sono difficili da raggiungere e campionare.
Su frumento l’alimentazione può impedire il normale srotolamento delle foglie, provocando torsioni, bande arrotolate e riduzione dell’area fotosintetica. Il danno più grave è però indiretto: popolazioni virulifere possono trasmettere il virus del mosaico striato del frumento (WSMV), il virus del mosaico del frumento delle High Plains, il virus del mosaico del frumento causato da Triticum mosaic virus e il virus del mosaico striato del bromo. Un quadro di mosaico, clorosi o nanismo non dimostra da solo la presenza dell’acaro.
In Italia il WSMV è stato segnalato anche in aree della Pianura Padana. La presenza dell’acaro e il rischio virologico possono variare secondo popolazione, ospite, stagione e condizioni locali.
Sintomi e riconoscimento
Il danno diretto è spesso lieve e può essere confuso con stress idrico, caldo, diserbanti o virosi. I segnali più suggestivi sono:
- foglie giovani che non si distendono e restano strettamente arrotolate o contorte;
- bande pallide, verde-giallastre o striature longitudinali sulla lamina;
- emissione irregolare delle foglie e riduzione del vigore;
- presenza dell’acaro nelle pieghe protette, nel verticillo o lungo le guaine, non sulla superficie fogliare esposta;
- nei casi associati a virus: mosaico giallo-verde, clorosi, arrossamenti, necrosi, forte nanismo, ridotta allegagione e scarso riempimento delle cariossidi.
I sintomi virali non sono specifici di A. tosichella. Per confermare il vettore occorre esaminare il tessuto protetto con adeguato ingrandimento; per confermare la virosi sono necessari test come ELISA o RT-PCR presso un laboratorio qualificato.
Cause e diffusione
La fonte più importante è il cosiddetto ponte verde: frumento volontario o altre graminacee rimangono verdi tra la raccolta e l’emergenza della coltura successiva. Se queste piante ospitano acari o virus, possono alimentare l’inoculo iniziale.
Quando il cereale maturo dissecca, gli adulti si spostano verso apici, margini fogliari e reste e vengono trasportati dalle correnti d’aria. La diffusione può essere favorita anche da piante infestate, residui verdi, attrezzature e movimentazione di materiale vegetale. Il rischio è maggiore quando una nuova semina di frumento è vicina a una coltura matura infestata o a bordure ricche di Poacee.
Il virus viene acquisito durante l’alimentazione su una pianta infetta e successivamente inoculato su piante sane. La presenza di sintomi virali richiede comunque conferma analitica, perché molte cause producono striature, clorosi e nanismo simili.
Ciclo vitale e persistenza
Le uova vengono deposte nelle pieghe fogliari e gli stadi giovanili completano successive mute fino all’adulto. Il ciclo è fortemente dipendente dalla temperatura e, in condizioni favorevoli, può essere molto rapido: in alcune condizioni italiane sono stati riportati circa 8–10 giorni dall’uscita dall’uovo alla deposizione di nuove uova.
La riproduzione può comprendere partenogenesi arrenotoca, consentendo l’aumento della popolazione anche quando gli incontri tra i sessi sono limitati. Le popolazioni si moltiplicano su frumento e altre graminacee verdi, poi gli adulti raggiungono margini fogliari, reste e apici quando l’ospite matura e si secca. Il vento li trasporta verso nuove piante. L’acaro può sopravvivere alla stagione sfavorevole alla base delle foglie o su ospiti erbacei verdi, mantenendo il collegamento tra una coltura e la successiva.
Le popolazioni non sono biologicamente uniformi: linee criptiche diverse possono mostrare differenti preferenze per l’ospite, tolleranza termica, virulenza e capacità di trasmettere virus.
Trattamento e difesa
Non esiste una cura della pianta per le virosi già stabilite. In presenza di foglie arrotolate o di mosaico:
- prelevare foglie giovani e porzioni di pianta con sintomi, evitando di schiacciare il verticillo;
- inviare il campione a un laboratorio fitopatologico o a un servizio di diagnosi competente per l’esame dell’acaro e i test virali;
- rimuovere, dove praticabile, il frumento volontario e le graminacee fortemente sospette prima che diventino fonte di dispersione;
- valutare la convenienza agronomica della coltura: piante gravemente nanizzate o infette precocemente possono avere rese fortemente compromesse;
- per le campagne successive, correggere la gestione del ponte verde, la rotazione, la data di semina e la scelta varietale.
Gli acaricidi sono difficili da rendere efficaci perché l’eriofide vive in sedi protette. Un eventuale intervento deve essere deciso solo dopo diagnosi, monitoraggio e verifica dell’autorizzazione del prodotto in Italia per quella specifica coltura e avversità.
Difesa delicata e biologica
Non esiste un controllo biologico pratico e affidabile, su scala di campo, paragonabile alle misure agronomiche. Le azioni a basso impatto più utili sono:
- eliminare il frumento nato da granella caduta e le graminacee spontanee infestate prima della semina o dell’emergenza della nuova coltura;
- sfalciare o controllare gli ospiti erbacei nei bordi, nelle capezzagne e nelle aree incolte, evitando di lasciarli verdi a ridosso del nuovo frumento;
- usare sementi certificate e materiale di propagazione sano;
- favorire varietà con resistenza documentata all’acaro e alle virosi, quando disponibili per l’ambiente italiano;
- evitare trattamenti indiscriminati che possano danneggiare gli acari predatori e altri organismi utili.
Su piccole superfici, rimuovere tempestivamente le piante spontanee sospette e smaltirle senza trasferirle in compostaggio non controllato.
Prevenzione
La prevenzione deve interrompere la continuità degli ospiti verdi prima della semina autunnale:
- controllare il frumento volontario dopo la raccolta e terminare le piante ospiti con sufficiente anticipo rispetto alla semina o all’emergenza del nuovo frumento, seguendo le indicazioni tecniche locali;
- gestire le graminacee spontanee nei bordi dei campi, nelle scoline e nelle aree a riposo;
- adottare rotazioni che interrompano la successione continua di cereali, ove agronomicamente possibile;
- evitare semine troppo ravvicinate a frumento maturo, volontario o a colture cerealicole sospette;
- scegliere varietà adattate alla zona con resistenza disponibile contro l’acaro o contro le virosi associate;
- ispezionare le giovani colture e raccogliere campioni di foglie arrotolate prima di decidere qualsiasi trattamento;
- sanificare le attrezzature quando si passa da appezzamenti sospetti a colture giovani, pur considerando il vento il principale mezzo di dispersione a distanza.
In Italia la pianificazione deve tenere conto del calendario locale delle semine, della permanenza estiva delle graminacee verdi e della gestione del frumento spontaneo dopo la mietitura.
Curiosità
- Aceria tosichella appartiene agli Eriophyidae e possiede soltanto due paia di zampe funzionali, caratteristica tipica del gruppo.
- La specie è stata storicamente confusa con altri eriofidi dei cereali e dei bulbi; l’identificazione scientifica deve quindi basarsi su caratteri morfologici e, nei casi complessi, molecolari.
- Il principale danno economico spesso non è l’alimentazione dell’acaro, ma la trasmissione di virus a frumento e altre Poacee.
- La pioggia e le temperature più fresche tendono a ridurre l’attività di dispersione, mentre vento e ospiti verdi continui favoriscono il passaggio verso le giovani colture.
- La semplice osservazione di foglie arrotolate non permette di distinguere con certezza l’acaro da virosi, stress ambientali o fitotossicità.
Non esiste un programma acaricida generalizzabile da applicare senza diagnosi. Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la coltura e l’avversità specifica, rispettando sempre l’etichetta vigente, le dosi, i tempi di carenza e le restrizioni d’impiego. Gli acaricidi possono avere efficacia limitata perché l’eriofide è protetto nelle pieghe fogliari; privilegiare quindi la gestione integrata e agronomica.