Marciume radicale e del colletto della soia da Phytophthora
Malattia

Marciume radicale e del colletto della soia da Phytophthora

Phytophthora sojae
In breve

Breve descrizione di Marciume radicale e del colletto della soia da Phytophthora

Il marciume radicale e del colletto della soia causato da Phytophthora sojae è una malattia del suolo favorita da ristagni, piogge intense, terreni argillosi e compattazione. Può provocare fallanze, marciume dei semi e delle radici, imbrunimenti del fusto, clorosi e appassimento. In Italia la gestione si basa soprattutto su drenaggio, scelta varietale, rotazione, sementi sane e difesa integrata.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteSemi, plantule, radici, fittone, radici laterali, colletto e parte basale del fusto; foglie colpite secondariamente per il danno radicale e vascolare.
Condizioni favorevoliTerreni temporaneamente o persistentemente saturi, piogge intense o irrigazione dopo la semina, suoli argillosi e poco aerati, ristagni, compattazione, avvallamenti e periodi umidi con temperature favorevoli all’infezione.
Fitopatologo

Panoramica

Il marciume radicale e del colletto della soia da Phytophthora sojae è causato da un oomicete, cioè un organismo simile ai funghi ma distinto dai veri funghi. Il patogeno colpisce soprattutto semi, plantule, radici, fittone e parte inferiore del fusto di Glycine max.

In Italia è stato segnalato in particolare in aree maidicole e soicole della Pianura Padana, compresi terreni della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. Il rischio aumenta dove l’acqua ristagna, il drenaggio è insufficiente o il suolo è compattato. Le chiazze di piante colpite seguono spesso avvallamenti, testate, carreggiate e zone argillose.

La diagnosi non dovrebbe basarsi su un solo sintomo: Pythium, Fusarium, Rhizoctonia, cancri del fusto, asfissia radicale e fitotossicità da erbicidi possono produrre quadri simili. Nei casi economicamente importanti sono utili l’analisi di laboratorio, la conoscenza della cultivar e la verifica della storia del campo.

Fitopatologo

Sintomi e riconoscimento

Prima dell’emergenza i semi possono marcire e le plantule morire nel terreno, causando fallanze e distribuzione irregolare. Dopo l’emergenza si osservano tessuti acquosi o molli alla base del fusto e sulle radici, ingiallimento rapido, appassimento, allettamento e morte.

Nelle piante più sviluppate il fittone e le radici laterali diventano bruno-scuro e si degradano. Sul fusto compare una lesione color bruno cioccolato che inizia al livello del terreno o appena sotto e può risalire nella porzione basale. Le foglie diventano clorotiche, appassiscono e spesso restano attaccate anche dopo la morte della pianta.

Le piante di cultivar parzialmente resistenti possono rimanere vive ma presentare apparato radicale ridotto, nanismo e perdita di resa con sintomi fogliari poco evidenti. Il danno tende a comparire a chiazze, nei bassi di campo, nelle carreggiate e nelle aree rimaste sature dopo piogge o irrigazioni.

Fitopatologo

Cause e diffusione

L’infezione richiede soprattutto suolo saturo o molto umido. Piogge intense, irrigazione, allagamenti, terreni argillosi, drenaggio insufficiente, compattazione, testate e bassi di campo favoriscono la formazione dei film d’acqua nei quali si muovono le zoospore.

La diffusione avviene tramite acqua di ruscellamento o ristagno, terreno aderente a trattori e attrezzature, residui colturali e lavorazioni. La semina precoce in suolo freddo e bagnato può aumentare le fallanze. La successione frequente della soia mantiene elevato l’inoculo, ma la sola rotazione non è una garanzia di eliminazione delle oospore.

Fitopatologo

Ciclo vitale e persistenza

Phytophthora sojae sopravvive per anni nel terreno e nei residui infetti sotto forma di oospore a parete spessa. Quando il suolo si satura d’acqua, le oospore possono germinare direttamente o formare sporangi.

In condizioni di saturazione gli sporangi liberano zoospore mobili, che si spostano nei film d’acqua del terreno verso le radici della soia, si incistano, germinano e penetrano nei tessuti radicali. Il patogeno colonizza le radici e può avanzare verso il fusto basale, ostacolando l’assorbimento e il trasporto dell’acqua.

Nei tessuti infetti in decomposizione si formano nuovi propaguli e nuove oospore, che ritornano nel terreno. L’inoculo può essere redistribuito dall’acqua, dal suolo aderente alle macchine, dai residui colturali e dalle lavorazioni. La soia è l’unico ospite colturale documentato in modo affidabile per questa specie; non si devono attribuire automaticamente a P. sojae i marciumi causati da altre specie di Phytophthora.

Fitopatologo

Trattamento e difesa

Le piante con radici quasi completamente degradate, lesioni estese alla base del fusto e appassimento avanzato raramente possono essere recuperate. L’intervento più efficace riguarda quindi la gestione dell’appezzamento e la prevenzione della stagione successiva.

  • Verificare alcune piante al margine e al centro delle chiazze, lavando delicatamente le radici per distinguere marciume radicale, lesione del fusto e danni da asfissia.
  • Raccogliere campioni rappresentativi per una diagnosi di laboratorio quando la scelta della cultivar, della rotazione o del trattamento al seme dipende dall’identificazione.
  • Per la campagna successiva, sostituire la cultivar con una combinazione più adatta di resistenza Rps e resistenza parziale, considerando la storia del campo.
  • Eliminare le cause di ristagno e ridurre la compattazione prima della semina; non lavorare il terreno quando è plastico o saturo.
  • Nei campi a rischio elevato, valutare un trattamento della semente solo con prodotti autorizzati in Italia e secondo la vigente etichetta.
  • Non confondere il marciume da P. sojae con Pythium, Fusarium, Rhizoctonia, cancro del fusto o asfissia: la scelta del trattamento dipende dalla diagnosi.
Fitopatologo

Difesa delicata e biologica

Non esiste una cura biologica o agronomica capace di risanare rapidamente una pianta già colpita con radici gravemente marce. Le misure a minore impatto devono quindi puntare a ridurre il rischio e la diffusione.

  • Favorire il deflusso superficiale e mantenere efficienti, dove presenti, scoline e drenaggi aziendali.
  • Ridurre la compattazione evitando lavorazioni, semine e passaggi con terreno troppo umido.
  • Applicare una rotazione sufficientemente ampia; in appezzamenti fortemente colpiti, la Regione Emilia-Romagna indica di evitare la risemina della soia o di colture recettive per 4–5 anni, adattando la scelta al contesto aziendale e alle colture realmente ospiti.
  • Usare semente certificata e pulire il terreno umido da pneumatici, attrezzi e macchine prima di passare da zone infette ad aree sane.
  • Rimuovere o incorporare correttamente i residui secondo le pratiche agronomiche locali, evitando di spostare terreno infetto con le lavorazioni.
  • Valutare eventuali prodotti microbiologici solo se autorizzati per la coltura e per l’impiego previsto; non considerarli sostitutivi di drenaggio e resistenza varietale.
Fitopatologo

Prevenzione

Scegliere cultivar di soia con un gene Rps compatibile con la popolazione locale del patogeno, quando queste informazioni sono disponibili, e preferire inoltre una buona resistenza parziale o di campo. La resistenza non è assoluta: popolazioni diverse possono superare geni Rps differenti.

  • Correggere o migliorare il drenaggio superficiale e, dove tecnicamente ed economicamente possibile, quello sotterraneo.
  • Ridurre le carreggiate e la compattazione, evitando la preparazione del letto di semina su terreno eccessivamente bagnato.
  • Usare semente di elevata qualità, con trattamento al seme soltanto quando il rischio e l’etichetta del prodotto lo giustificano.
  • Integrare la soia in una rotazione, ricordando che le oospore persistenti rendono la rotazione una componente e non una cura autonoma.
  • Ispezionare il campo dopo piogge importanti, registrando cultivar, posizione delle chiazze, tessitura, ristagno e risposta varietale.
  • Limitare il trasferimento di terreno infetto pulendo le macchine prima di uscire dalle zone basse o entrare in un altro appezzamento.
Fitopatologo

Curiosità

  • Il nome storico del patogeno comprende sinonimi come Phytophthora megasperma f. sp. glycinea e Phytophthora megasperma var. sojae.
  • La resistenza basata sui geni Rps è specifica rispetto alle popolazioni e alle razze del patogeno: una cultivar definita resistente non è necessariamente protetta in ogni campo.
  • La resistenza parziale può limitare la gravità senza impedire completamente l’infezione; le piante possono quindi apparire relativamente sane ma produrre meno.
  • La rotazione riduce il rischio ma non elimina rapidamente l’inoculo, perché le oospore possono persistere a lungo nel terreno.
  • La presenza di ristagno è spesso più indicativa della distribuzione della malattia rispetto alla sola temperatura del campo.
Importante nota sulla protezione delle piante

Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la soia e per questa specifica avversità, verificando l’etichetta vigente nella banca dati ufficiale del Ministero della Salute. Rispettare sempre dosi, epoche, numero massimo di applicazioni, intervalli di sicurezza e dispositivi di protezione indicati in etichetta. I trattamenti al seme possono essere valutati solo quando espressamente autorizzati e coerenti con il rischio aziendale; non applicare prodotti non registrati o programmi generici contro Phytophthora.

Piante ospiti

Piante colpite

Scheda collegata a 9

Le piante seguenti sono collegate a questo problema sulla base dei dati strutturati relativi alle piante ospiti. L’elenco si aggiorna automaticamente quando viene creata una nuova scheda della pianta.