Carbone delle infiorescenze del mais
Malattia

Carbone delle infiorescenze del mais

Sporisorium reilianum (J.G. Kühn) Langdon & Full.; forma adattata al mais tradizionalmente citata come S. reilianum f. sp. zeae
In breve

Breve descrizione di Carbone delle infiorescenze del mais

Il carbone delle infiorescenze del mais è una malattia fungina sistemica provocata da Sporisorium reilianum, nella forma adattata al mais tradizionalmente indicata come f. sp. zeae. L’infezione avviene soprattutto nelle plantule, ma resta spesso invisibile fino alla fioritura, quando pannocchie e infiorescenze maschili possono essere sostituite da grandi masse scure di spore, con perdita pressoché completa della produzione della pianta colpita.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpitePlantule, mesocotile, tessuti vascolari, apice vegetativo, meristemi fiorali, pannocchie e infiorescenze maschili.
Condizioni favorevoliTerreni contaminati da teliospore, ibridi suscettibili, infezione durante l’emergenza, emergenza lenta o irregolare, stress delle plantule e condizioni calde favorevoli alla germinazione delle spore.
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Panoramica

Il carbone delle infiorescenze del mais è una malattia sistemica causata dalla forma di Sporisorium reilianum adattata al mais. A differenza del carbone comune del mais, che forma più spesso galle localizzate su foglie, culmi, pannocchie o infiorescenze, questo patogeno colonizza la pianta giovane e diventa evidente soprattutto quando si differenziano le strutture fiorali.

Le infiorescenze maschili e femminili possono essere parzialmente o completamente sostituite da sori voluminosi contenenti teliospore scure. La pianta colpita produce poco o nessun granello utilizzabile. La diagnosi in campo è generalmente riconoscibile alla fioritura, ma nei casi dubbi è opportuno distinguere la malattia dal carbone comune, da anomalie genetiche e da altre deformazioni dell’infiorescenza.

La specie comprende popolazioni adattate a ospiti differenti. La forma tradizionalmente indicata come f. sp. zeae è quella associata al mais; la presenza di forme patogene del sorgo non significa che ogni isolato sia intercambiabile o produca la stessa malattia su entrambe le colture.

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Sintomi e riconoscimento

I sintomi iniziali sono spesso assenti, perché il fungo cresce all’interno della pianta senza provocare lesioni evidenti. In seguito possono comparire nanismo, accestimento anomalo, debole dominanza apicale e sviluppo irregolare.

  • La pannocchia maschile o l’infiorescenza femminile è sostituita in parte o del tutto da un soro rigonfio.
  • Il soro è inizialmente ricoperto da una membrana chiara o grigiastra, che poi si lacera.
  • All’interno si osserva una massa polverulenta bruno-scura o nera di teliospore, spesso attraversata da filamenti persistenti di tessuto vascolare.
  • Possono comparire fillodia, crescita fogliacea dell’infiorescenza, ramificazioni anomale e piccole pannocchie deformate.
  • La pianta infetta produce poco granello oppure perde completamente la pannocchia produttiva.

Il carbone delle infiorescenze non deve essere confuso con il carbone comune del mais, che tende a produrre galle separate e localizzate su diversi organi aerei.

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Cause e diffusione

La principale fonte di inoculo è costituita dalle teliospore presenti nel terreno o nei residui delle infiorescenze infette. La dispersione avviene localmente con vento, pioggia, terreno aderente a ruote e attrezzi, lavorazioni, animali e manipolazione delle piante malate.

Le spore possono aderire esternamente alla semente, ma la malattia è considerata soprattutto terricola e non principalmente dovuta a un’infezione interna del seme. Il rischio aumenta quando le plantule emergono lentamente o in modo non uniforme e quando si coltivano ibridi suscettibili in appezzamenti già contaminati.

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Ciclo vitale e persistenza

Le teliospore sopravvivono nel terreno e nei residui di coltura per più stagioni, potenzialmente per diversi anni. In presenza di umidità e temperature favorevoli germinano e producono sporidi di tipi sessuali compatibili. La fusione degli sporidi origina ife infettive dicariotiche.

Le ife penetrano le plantule di mais durante l’emergenza e si sviluppano sistemicamente verso l’apice vegetativo e i meristemi fiorali, spesso senza sintomi visibili. Quando si formano il pennacchio e la pannocchia, i tessuti riproduttivi possono trasformarsi in un soro pieno di teliospore. La rottura del soro libera le spore, che ricadono nel terreno o contaminano residui, attrezzi e superfici.

La fase più vulnerabile è quella della plantula; la comparsa del sintomo alla fioritura riflette quindi un’infezione avvenuta molto prima.

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Trattamento e difesa

Non è disponibile un trattamento curativo pratico per una pianta di mais infettata sistemicamente: quando il soro è visibile, il fungo ha già raggiunto i tessuti fiorali. La misura più utile è rimuovere con cautela la pianta prima della maturazione e dispersione delle teliospore.

Tagliare o estirpare la pianta evitando di rompere il soro; riporla in un contenitore o sacco chiuso e non lasciarla sul terreno né distribuirla nel compost domestico. Dopo la rimozione, eliminare la terra aderente dagli attrezzi e lavare le superfici di lavoro.

Nei campi destinati alla produzione, registrare le zone colpite e usare queste informazioni per la scelta degli ibridi, la rotazione e la pulizia delle macchine nelle annate successive. Un programma fungicida applicato dopo la comparsa dei sintomi non è una soluzione affidabile.

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Difesa delicata e biologica

Non esiste un trattamento biologico o domestico capace di curare una pianta già infetta. In orti e piccoli appezzamenti è comunque possibile ridurre l’inoculo:

  • ispezionare il mais dall’emergenza alla fioritura, soprattutto nei terreni dove la malattia è già comparsa;
  • estirpare o recidere le piante infette prima che i sori si rompano, evitando di scuoterle;
  • imbustare e conferire i residui secondo le regole locali oppure smaltirli in modo da non disperdere le spore;
  • non compostare le infiorescenze ricche di spore, salvo impianti professionali capaci di garantire condizioni realmente igienizzanti;
  • pulire zappe, seminatrici, ruote e macchine prima di spostarle da un appezzamento contaminato;
  • scegliere, quando disponibili, varietà o ibridi con resistenza documentata al carbone delle infiorescenze.

La rotazione con colture non ospiti può ridurre l’esposizione, ma da sola non elimina rapidamente le teliospore persistenti.

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Prevenzione

La prevenzione deve iniziare prima della semina:

  • scegliere ibridi con resistenza documentata al carbone delle infiorescenze per l’area di coltivazione italiana interessata;
  • utilizzare semente certificata e conservarla in condizioni asciutte e pulite;
  • evitare di trasferire terra, residui e polvere da appezzamenti contaminati a superfici sane;
  • pulire le macchine agricole, le seminatrici e gli utensili prima del trasferimento;
  • favorire un’emergenza rapida e uniforme con preparazione corretta del letto di semina, profondità adeguata e buona gestione dell’umidità;
  • controllare le piante volontarie di mais e contenere la presenza di graminacee spontanee associate alla coltura secondo le indicazioni agronomiche locali;
  • rimuovere le piante sintomatiche prima della rottura dei sori;
  • considerare una rotazione colturale, sapendo che le teliospore possono persistere e che la rotazione non è una garanzia di eradicazione.

In Italia la scelta varietale e la sanità della semente sono generalmente le misure più pratiche e affidabili, mentre i trattamenti tardivi non possono risanare una pianta già infetta.

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Curiosità

  • Il patogeno può restare quasi completamente invisibile per gran parte del ciclo della pianta.
  • Il sintomo più spettacolare compare quando il fungo raggiunge i meristemi fiorali, non subito dopo l’emergenza.
  • La forma adattata al mais e quella adattata al sorgo sono trattate come forme specializzate diverse, con comportamento e specificità d’ospite differenti.
  • Una singola pianta infetta può perdere la produzione della pannocchia anche quando il resto della parcella appare sano.
  • La resistenza genetica degli ibridi è generalmente più utile di un intervento curativo tardivo.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste una cura post-infezione affidabile per le piante già colonizzate. Utilizzare eventuali prodotti fitosanitari soltanto se legalmente autorizzati in Italia per la coltura e per questo specifico problema, verificando l’etichetta vigente e rispettando dosi, intervalli di sicurezza, dispositivi di protezione e prescrizioni d’uso. Non applicare fungicidi non registrati né tentare trattamenti empirici sulle infiorescenze già sintomatiche.