Altica del cavolo
Parassita

Altica del cavolo

Phyllotreta nemorum (Linnaeus, 1758)
In breve

Breve descrizione di Altica del cavolo

L’altica del cavolo, Phyllotreta nemorum, è un piccolo coleottero saltatore delle Brassicacee. Gli adulti incidono numerosi forellini nelle foglie giovani di ravanello, rapa, senape e colture affini; le larve possono scavare mine nel lembo fogliare. In Italia l’identificazione visiva a livello di specie non è sempre sicura: il danno va distinto da quello di altre altiche mediante esemplari o immagini nitide.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteCotiledoni, foglie giovani e foglie mature; le larve possono scavare gallerie nel lembo fogliare.
Condizioni favorevoliPrimavere calde e asciutte, giornate soleggiate, presenza di giovani foglie di Brassicacee, emergenza lenta delle piantine e vicinanza di infestanti o ricacci della stessa famiglia.
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Panoramica

Phyllotreta nemorum appartiene alla famiglia Chrysomelidae. L’adulto è lungo in genere circa 2–3,5 mm, scuro con strie giallastre sulle elitre e possiede zampe posteriori sviluppate che gli permettono di saltare rapidamente quando viene disturbato.

È associato soprattutto a piante della famiglia Brassicaceae. In Italia può essere osservato in orti, colture, margini erbosi e vegetazione spontanea; tuttavia altre specie di Phyllotreta possono causare sintomi quasi identici. Per una determinazione affidabile sono preferibili un esemplare, una fotografia ravvicinata ben illuminata o l’analisi di un servizio fitopatologico.

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Sintomi e riconoscimento

Il segno più tipico è la presenza di numerosi piccoli fori rotondi o irregolari nelle foglie giovani e nei cotiledoni. Le lamine possono assumere un aspetto traforato, rallentare la crescita o, nelle piantine molto giovani, disseccare parzialmente.

Le larve di questa specie sono generalmente associate a mine interne nel tessuto fogliare: osservare gallerie strette, sinuose o chiazze traslucide nel lembo. La presenza di piccoli coleotteri saltatori sulle foglie rafforza l’ipotesi di altica, ma non dimostra da sola che si tratti di P. nemorum.

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Cause e diffusione

La diffusione avviene soprattutto tramite il volo e i salti degli adulti, il trasferimento di piante infestate e la sopravvivenza in piante spontanee, volontarie o residui vicini. Gli adulti sono attratti dal fogliame giovane e tenero, specialmente in condizioni calde, luminose e asciutte.

Le infestazioni risultano più gravi quando l’emergenza è lenta, il terreno è asciutto o le piantine sono rade e poco vigorose. Senape selvatica, ravanello inselvatichito e altre Brassicaceae spontanee possono mantenere il ciclo tra una coltura e l’altra.

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Ciclo vitale e persistenza

Gli adulti svernano in residui vegetali, margini, siepi, lettiera e altri rifugi protetti. In primavera diventano attivi e raggiungono le giovani Brassicacee, sulle quali si alimentano e si accoppiano.

Le femmine depongono le uova vicino a piante ospiti idonee. Le larve possono svilupparsi all’interno delle foglie, soprattutto su alcune Crucifere spontanee e coltivate; completato lo sviluppo, lasciano la mina e impupano nel terreno o in un substrato riparato. I nuovi adulti si alimentano durante la stagione e cercano poi siti di svernamento. Il numero di generazioni e le date di comparsa variano con clima, altitudine e disponibilità di ospiti: in Italia non è prudente applicare un calendario fisso.

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Trattamento e difesa

Quando il danno è limitato, proteggere il germoglio centrale e lasciare che la pianta compensi la perdita fogliare. Nelle piccole coltivazioni si possono raccogliere o aspirare gli adulti ripetendo l’operazione con frequenza.

Se le piantine perdono rapidamente gran parte della superficie fogliare, combinare copertura, gestione delle infestanti, irrigazione antistress e diagnosi dell’insetto. L’irrigazione dall’alto non è un metodo affidabile di controllo e può favorire altri problemi. Prima di un eventuale trattamento fitosanitario, confermare per quanto possibile l’avversità e verificare l’impiego autorizzato in Italia per la coltura interessata.

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Difesa delicata e biologica

Per orti e piccoli appezzamenti, la misura più efficace è la prevenzione fisica: coprire semine e trapianti con tessuto non tessuto o rete antinsetto subito dopo l’impianto, fissando bene i bordi. Rimuovere la copertura solo quando sia necessario l’accesso alla coltura.

  • Eliminare con regolarità infestanti, ricacci e volontarie di Brassicaceae nelle immediate vicinanze, senza distruggere indiscriminatamente la vegetazione utile.
  • Controllare le piantine più volte alla settimana e rimuovere manualmente gli adulti o aspirarli con cautela nelle piccole coltivazioni.
  • Favorire un insediamento rapido con irrigazione regolare e nutrizione equilibrata, evitando eccessi di azoto.
  • Alternare le parcelle e non collocare nuove semine accanto a letti fortemente infestati o a residui non gestiti.

Oli, estratti vegetali e altri preparati “naturali” non devono essere considerati automaticamente efficaci o sicuri: impiegarli solo se ammessi per quella coltura e secondo l’etichetta italiana vigente.

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Prevenzione

Installare una copertura antinsetto subito dopo la semina o il trapianto, sigillando i bordi contro il terreno. La protezione è particolarmente importante durante la fase di cotiledoni e delle prime foglie vere.

  • Seminare o trapiantare in un letto ben preparato, mantenendo umidità uniforme e crescita continua.
  • Controllare frequentemente la pagina superiore e inferiore delle foglie durante i periodi caldi e soleggiati.
  • Gestire le Brassicaceae spontanee e le piante volontarie attorno alle aiuole, evitando però interventi generalizzati durante la fioritura di piante utili agli insetti.
  • Rimuovere o interrare correttamente i residui dopo la raccolta e ruotare le colture, evitando successioni ravvicinate di Brassicacee.
  • Registrare percentuale di foglia danneggiata, numero di adulti e velocità di crescita prima di decidere qualsiasi trattamento.
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Curiosità

Il nome comune inglese richiama la rapa, ma l’insetto può utilizzare più Brassicacee. La preferenza dell’ospite non è uniforme: popolazioni diverse possono mostrare differenze nella capacità di svilupparsi su alcune piante, compresa Barbarea vulgaris.

Le piante giovani sono le più vulnerabili: pochi adulti possono eliminare una parte rilevante della superficie fotosintetica prima che la coltura si insedi. Le varietà trapiantate e le piante già robuste tollerano in genere meglio una defogliazione leggera rispetto alle plantule appena emerse.

Importante nota sulla protezione delle piante

In Italia utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati per la specifica coltura e avversità, verificando la Banca dati del Ministero della Salute o del MASAF e seguendo integralmente l’etichetta aggiornata. Non applicare prodotti destinati ad altre colture, avversità o modalità d’impiego; rispettare intervalli di sicurezza, dosi, dispositivi di protezione e prescrizioni per gli organismi non bersaglio.