Cancro corticale del castagno
Malattia

Cancro corticale del castagno

Cryphonectria parasitica (Murrill) M.E. Barr
In breve

Breve descrizione di Cancro corticale del castagno

Il cancro corticale del castagno è una malattia fungina causata da Cryphonectria parasitica. Colpisce corteccia interna e cambio di tronchi e branche, causando cancri infossati bruno-rossastri, fessurazioni, disseccamento dei rami e talvolta ricacci epicormici. In Italia interessa soprattutto Castanea sativa; la gravità varia secondo la sensibilità della pianta e la presenza di ceppi ipovirulenti del fungo.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteCorteccia interna, cambio, floema, tronchi, branche, rami, colletti delle branche, ferite di potatura e punti d’innesto.
Condizioni favorevoliPeriodi miti, piovosi o umidi; bagnatura prolungata della corteccia; ferite recenti; materiale vivaistico o legname infetto; impianti fitti; piante stressate o indebolite.
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Panoramica

Il cancro corticale del castagno colpisce la corteccia, il floema e il cambio di tronchi, branche, rami e punti di innesto. Il fungo penetra soprattutto attraverso ferite, cicatrici di potatura, lesioni da grandine o gelo e microtraumi.

Il cancro in espansione può interrompere il trasporto di acqua e assimilati, provocando il disseccamento della parte di ramo posta oltre la lesione. Castanea sativa è suscettibile, ma la risposta varia in funzione del genotipo, dello stato della pianta e del ceppo fungino. I cancri ipovirulenti possono essere poco profondi, circondati da callo e rallentare o arrestare la propria espansione.

Lesioni simili possono derivare da altri funghi del legno, danni meccanici, gelo o fisiopatie. Per alberi monumentali, impianti da frutto di pregio, vivai o interventi di risanamento è opportuno richiedere conferma a un laboratorio o a un tecnico fitopatologo.

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Sintomi e riconoscimento

I primi segnali sono aree leggermente depresse, rossastre o bruno-aranciate su rami e fusti. La lesione si allunga longitudinalmente, con margini infossati, rigonfiamenti irregolari, fessurazioni e spaccature della corteccia.

In condizioni umide possono comparire picnidi e cirri di colore arancio-rosso o giallo-arancio sulla superficie del cancro. Quando la lesione circonda una branca, le foglie a valle appassiscono, imbruniscono e possono restare attaccate; segue il disseccamento del ramo.

Sotto il cancro sono frequenti ricacci epicormici, soprattutto sulle piante molto sensibili. Nei casi ipovirulenti il cancro può apparire superficiale, rigonfio, calloso e lentamente espansivo, senza evidente sofferenza della chioma a monte.

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Cause e diffusione

Il fungo entra principalmente attraverso ferite della corteccia: tagli di potatura, rotture di branche, cicatrici, danni da grandine o gelo, abrasioni e punti d’innesto. Pioggia e umidità favoriscono la produzione e il rilascio delle spore, che raggiungono nuove ferite con gli spruzzi.

La diffusione può essere facilitata da attrezzi, macchinari, animali, piante da vivaio, rami, corteccia, tronchi e legna infetti. Il trasferimento di legname o materiale di potatura sospetto è una delle vie più facilmente evitabili. Stress idrico, danni da altri organismi e presenza di numerose ferite aumentano il rischio di cancri attivi.

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Ciclo vitale e persistenza

Cryphonectria parasitica sopravvive nei cancri attivi e nel legno infetto o recentemente morto. Con elevata umidità forma picnidi e periteci, che producono rispettivamente conidi e ascospore. Le spore vengono diffuse soprattutto dagli spruzzi di pioggia e raggiungono la corteccia suscettibile.

Dopo la germinazione il fungo colonizza corteccia interna e cambio, formando un cancro che si espande lungo il fusto o la branca. Se la lesione è anulare, i tessuti sopra il cancro disseccano. Il legno morto può continuare a produrre inoculo.

Alcuni ceppi del fungo vengono infettati da ipovirus del genere Hypovirus: la crescita, la sporulazione e l’espansione del cancro possono ridursi. La trasmissione non è però uniforme, perché l’incompatibilità vegetativa limita il passaggio dell’ipovirus tra molti ceppi fungini.

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Trattamento e difesa

Non esiste una cura certa capace di ripristinare un fusto già completamente cinto dal cancro. Sui rami o sulle branche con lesioni iniziali e localizzate, un arboricoltore esperto può valutare la potatura di risanamento fino al legno sano, evitando di ampliare inutilmente la ferita o di trasmettere l’inoculo.

Su alberi di particolare valore può essere considerata, solo da personale specializzato, l’asportazione terapeutica della corteccia infetta con un margine di tessuto sano. L’intervento è tecnicamente delicato, può indebolire il fusto e dà risultati variabili; non deve mai provocare una completa anulazione del tronco.

Eliminare i rami morti o fortemente compromessi quando la sicurezza e la vitalità della pianta lo consentono. Se il cancro interessa il tronco principale, se compaiono numerosi ricacci o se la chioma dissecca rapidamente, è necessaria una valutazione professionale della stabilità e della convenienza del recupero.

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Difesa delicata e biologica

Non esiste un trattamento biologico domestico affidabile per guarire un fusto già cinto. La gestione più prudente integra misure preventive e sanitarie:

  • rimuovere, quando tecnicamente possibile, rami morti o con cancri attivi, tagliando fino al legno sano e operando con tempo asciutto;
  • allontanare o smaltire correttamente il materiale infetto secondo le disposizioni locali, senza usarlo come legna da ardere o cippato in altre zone;
  • disinfettare gli attrezzi tra una pianta e l’altra, soprattutto in castagneti o impianti con sintomi diffusi;
  • evitare ferite non necessarie e mantenere le piante in buone condizioni idriche e strutturali;
  • non introdurre preparati o ceppi ipovirulenti senza una valutazione specialistica: l’efficacia dipende dalla compatibilità tra ceppi e dal contesto locale.
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Prevenzione

  • acquistare piante sane da vivai affidabili e controllare tronco, branche, colletti e punti d’innesto prima della messa a dimora;
  • preferire specie, cultivar e portinnesti con la maggiore tolleranza disponibile per l’area, ricordando che la resistenza non equivale a immunità;
  • potare solo quando la corteccia è asciutta, con tagli corretti e senza creare monconi o ferite eccessive;
  • pulire e disinfettare gli strumenti tra piante diverse, in particolare nei lavori di rimonda e nei castagneti da frutto;
  • rimuovere tempestivamente rami gravemente colpiti e non trasportare legna, corteccia o materiale di potatura sospetto;
  • ridurre lo stress con drenaggio adeguato, irrigazione di soccorso durante l’insediamento e gestione equilibrata della pacciamatura;
  • per piante monumentali, impianti di conservazione o focolai estesi, coinvolgere il Servizio fitosanitario regionale o un tecnico qualificato.
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Curiosità

  • Il nome precedente del fungo era Endothia parasitica.
  • In Italia la diffusione naturale di ceppi ipovirulenti ha ridotto in molte aree la gravità della forma tipica della malattia, senza eliminarla.
  • Il castagno europeo è generalmente più tollerante del castagno americano, ma non è immune.
  • La presenza di un cancro superficiale e cicatrizzante non esclude l’infezione: può indicare una forma ipovirulenta o una risposta locale efficace.
Importante nota sulla protezione delle piante

Non esiste un programma fungicida curativo generalizzabile per risanare un fusto già cinto dal cancro. Utilizzare eventuali prodotti fitosanitari soltanto se legalmente autorizzati in Italia per la coltura, l’avversità e l’impiego specifico; seguire esclusivamente l’etichetta vigente e le indicazioni dei servizi fitosanitari. Privilegiare diagnosi, igiene, potatura sanitaria e gestione integrata.