Sclerotinia (marciume bianco)
Malattia

Sclerotinia (marciume bianco)

Sclerotinia sclerotiorum
In breve

Breve descrizione di Sclerotinia (marciume bianco)

La sclerotinia, detta anche marciume bianco o muffa bianca, è una malattia fungina provocata da Sclerotinia sclerotiorum. Il patogeno sopravvive nel terreno sotto forma di sclerozi e può colpire soia, fagiolo, colza, girasole, ortaggi e piante ornamentali. Umidità persistente, chiome dense e tessuti senescenti favoriscono marciumi acquosi, micelio bianco e nuovi sclerozi neri.

Identificazione rapida

Condizioni tipiche

Parti della pianta colpiteColletto, fusti, nodi, radici, foglie, fiori, baccelli, frutti, capolini e tessuti a contatto con il terreno.
Condizioni favorevoliTemperature fresche o miti, terreno umido, elevata umidità relativa, bagnatura prolungata della chioma, fioritura, chiome dense, allettamento, ferite, irrigazione soprachioma e residui infetti abbondanti.
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Panoramica

In Italia la malattia è generalmente indicata come sclerotinia, marciume bianco o muffa bianca. Il patogeno può infettare numerose dicotiledoni, ma la gravità varia con la coltura, la varietà, il microclima e la quantità di inoculo nel terreno.

Le infezioni interessano spesso la base del fusto, il colletto o i nodi, ma possono comparire anche su foglie, fiori, baccelli, frutti, radici e capolini. Il fungo colonizza frequentemente petali sfioriti, foglie senescenti o tessuti feriti e da questi passa ai tessuti ancora vivi.

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Sintomi e riconoscimento

Le prime lesioni sono spesso acquose, molli e bruno-tan, localizzate alla base del fusto, ai nodi, alle biforcazioni o nei punti di contatto con tessuti senescenti. Il tessuto sopra la lesione può ingiallire, appassire, collassare o disseccare.

Con elevata umidità compare un micelio bianco, abbondante e cotonoso su fusti, frutti, baccelli, foglie o residui vegetali. In seguito i tessuti diventano pallidi, grigiastri e fragili. Gli sclerozi sono corpi duri, neri e spesso irregolari, presenti sulla superficie o all’interno di fusti, frutti, baccelli e capolini.

Su lattuga e altre colture a rosetta può verificarsi un rapido appassimento delle foglie esterne e il collasso della pianta dal colletto. I sintomi possono confondersi con Botrytis, Phytophthora, altri marciumi del fusto o danni da ristagno; senza segni caratteristici la diagnosi resta prudenziale.

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Cause e diffusione

La principale fonte d’inoculo sono gli sclerozi presenti nel terreno e nei residui vegetali. Possono essere trasferiti con terreno aderente a attrezzi e macchinari, residui, piantine, terricci, sementi contaminate e acqua di ruscellamento o irrigazione.

Le ascospore prodotte dagli apoteci sono trasportate dal vento e possono raggiungere la parte aerea delle piante. Petali sfioriti, foglie vecchie, tessuti feriti, chiome fitte, allettamento, eccessi di azoto e bagnature prolungate aumentano la probabilità di infezione e la velocità di sviluppo del marciume.

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Ciclo vitale e persistenza

Il fungo sopravvive nel terreno e nei residui infetti soprattutto come sclerozio, che può persistere per diversi anni. Quando lo sclerozio si trova vicino alla superficie e il terreno rimane umido, può germinare producendo micelio oppure formare piccoli apoteci a forma di coppa.

Gli apoteci liberano ascospore trasportate dall’aria. Le ascospore infettano più facilmente petali sfioriti, foglie senescenti o tessuti lesionati; da questi punti il micelio invade gli organi vicini. Periodi prolungati di bagnatura, spesso nell’ordine di 16–48 ore, aumentano il rischio, soprattutto durante la fioritura e la chiusura della chioma.

Nuovi sclerozi si formano nei tessuti uccisi e ritornano al terreno con i residui. La malattia è generalmente considerata monociclica: la diffusione nella stessa stagione deriva soprattutto dall’inoculo iniziale e dall’espansione del micelio nei tessuti, non da numerosi cicli secondari.

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Trattamento e difesa

Non esiste un trattamento curativo affidabile per i tessuti già strozzati, marci o collassati. Eliminare quanto prima le piante fortemente colpite, i frutti marci e i fusti infetti, raccogliendo il materiale con cautela e allontanandolo dall’area coltivata.

Ridurre la durata della bagnatura fogliare e l’umidità della chioma senza provocare stress idrico, migliorare il drenaggio e impedire il contatto di tessuti sani con residui umidi infetti. Nei seminativi, pianificare la rotazione e la gestione dei residui per ridurre gradualmente l’inoculo.

Gli interventi fitosanitari, quando previsti per la specifica coltura, sono principalmente preventivi e devono essere scelti sulla base del rischio, dello stadio colturale e delle autorizzazioni vigenti in Italia. La loro applicazione non sostituisce le misure agronomiche e sanitarie.

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Difesa delicata e biologica

Basare il controllo su prevenzione e igiene colturale. Rimuovere rapidamente piante, frutti, baccelli e fusti colpiti, evitando di scuotere il materiale e disperdere gli sclerozi. Non conferire residui infetti al compost domestico, salvo impianti capaci di garantire temperature letali in tutta la massa.

Favorire il drenaggio, usare irrigazione a goccia o manichetta porosa e mantenere la chioma asciutta. Aumentare la ventilazione con sesti d’impianto adeguati, controllo delle infestanti e potature compatibili con la coltura. Nelle rotazioni inserire, quando praticabile, colture meno suscettibili come mais o piccoli cereali.

In terreni con storia della malattia possono essere valutati prodotti microbiologici autorizzati contenenti antagonisti come Coniothyrium minitans, se disponibili per l’uso previsto in Italia. Seguire rigorosamente l’etichetta e considerare questi strumenti come parte di una strategia integrata, non come soluzione unica.

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Prevenzione

  • Utilizzare sementi, piantine e substrati puliti e non trasferire terra o residui da appezzamenti infestati.
  • Scegliere varietà tolleranti o parzialmente resistenti quando disponibili; la resistenza è spesso incompleta e può variare con ambiente e coltura.
  • Adottare sesti d’impianto che favoriscano la circolazione dell’aria, controllare le infestanti e limitare l’eccesso di vigoria e di concimazione azotata.
  • Preferire irrigazione localizzata; irrigare al mattino quando possibile e lasciare asciugare la vegetazione prima della notte.
  • Rimuovere le parti malate e i residui subito dopo la raccolta o appena osservati, senza distribuirli nel terreno.
  • Effettuare rotazioni con colture meno suscettibili, come mais o cereali autunno-vernini, sapendo che gli sclerozi possono sopravvivere per più anni.
  • Controllare le infestanti ospiti, che possono mantenere il patogeno tra una coltura e l’altra.
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Curiosità

  • Sclerotinia sclerotiorum ha un ospite molto ampio e può colpire colture appartenenti a numerose famiglie botaniche, comprese leguminose, crucifere, solanacee, composite e ombrellifere.
  • Graminacee come mais e frumento sono generalmente considerate non ospiti del patogeno e possono essere utili nella rotazione, anche se una rotazione non elimina gli sclerozi già presenti.
  • Gli sclerozi neri sono una delle caratteristiche diagnostiche più utili e spiegano la persistenza della malattia nei terreni contaminati.
  • La presenza del micelio bianco non è sufficiente da sola a distinguere sempre Sclerotinia da altri marciumi: il contesto dell’ospite e, quando necessario, l’analisi di laboratorio restano importanti.
Importante nota sulla protezione delle piante

Utilizzare esclusivamente prodotti fitosanitari legalmente autorizzati in Italia per la specifica coltura e avversità; verificare sempre l’etichetta italiana vigente, le colture, le dosi, i tempi di carenza, le limitazioni d’impiego e i dispositivi di protezione previsti. I fungicidi hanno soprattutto funzione preventiva e non risanano i tessuti già marci; l’efficacia dipende da coltura, momento d’intervento e pressione della malattia.